Festa Sant’Ippazio a Tiggiano: programma, riti e concerto de I Calanti e il food. Il programma

19 gennaio, 08:42
C’è un angolo di Salento dove il tempo sembra essersi fermato, non per pigrizia, ma per proteggere un’identità che non ha eguali in Italia. A Tiggiano, il 19 gennaio non è una data come le altre: è il giorno di Sant’Ippazio, il protettore della virilità, celebrato con un mix ancestrale di devozione religiosa, simbolismi agricoli e una carota giallo-violacea che è diventata il vessillo di un intero popolo.
Il “Capodanno Contadino” raggiunge domani il suo culmine. È una festa che parla di terra e di carne, di raccolti e di salute maschile. Tutto inizia all’alba, con la fiera dove la protagonista assoluta è la pestanaca: coltivata solo qui, questa carota è l’ortaggio simbolo del Santo. Un rito antico vuole che siano le donne a farsi intermediarie: sfiorano la statua con un fazzoletto per poi portarlo a casa, un gesto discreto per invocare la guarigione dei mali dei propri uomini.
Il programma
Ma il cuore pulsante dell’evento batte alle ore 15, quando il sagrato della chiesa diventa teatro di una sfida fisica e spirituale: l’innalzamento dello stendardo.
Sei metri di stoffa e legno che un solo portatore deve issare con un gesto netto dopo una corsa di 200 metri. Non è solo folklore: per i tiggianesi, da quel gesto dipende la prosperità dell’intero anno. Se lo stendardo svetta sicuro, il raccolto sarà generoso.
La serata si trasforma poi in un banchetto a cielo aperto. Tra i fumi della paparotta (l’antica minestra di rape e pane soffritto) e il ritmo travolgente de I Calanti, Tiggiano festeggia la vita che si rinnova. Un rito che quest’anno si arricchisce di un gesto simbolico: per la prima volta, il sindaco Giacomo Cazzato consegnerà ufficialmente le chiavi della città al Santo, sigillando quel patto indissolubile tra una comunità e il suo protettore.
Festa Sant’Ippazio a Tiggiano: programma, riti e concerto de I Calanti e il food. Il programma

19 gennaio, 08:42
C’è un angolo di Salento dove il tempo sembra essersi fermato, non per pigrizia, ma per proteggere un’identità che non ha eguali in Italia. A Tiggiano, il 19 gennaio non è una data come le altre: è il giorno di Sant’Ippazio, il protettore della virilità, celebrato con un mix ancestrale di devozione religiosa, simbolismi agricoli e una carota giallo-violacea che è diventata il vessillo di un intero popolo.
Il “Capodanno Contadino” raggiunge domani il suo culmine. È una festa che parla di terra e di carne, di raccolti e di salute maschile. Tutto inizia all’alba, con la fiera dove la protagonista assoluta è la pestanaca: coltivata solo qui, questa carota è l’ortaggio simbolo del Santo. Un rito antico vuole che siano le donne a farsi intermediarie: sfiorano la statua con un fazzoletto per poi portarlo a casa, un gesto discreto per invocare la guarigione dei mali dei propri uomini.
Il programma
Ma il cuore pulsante dell’evento batte alle ore 15, quando il sagrato della chiesa diventa teatro di una sfida fisica e spirituale: l’innalzamento dello stendardo.
Sei metri di stoffa e legno che un solo portatore deve issare con un gesto netto dopo una corsa di 200 metri. Non è solo folklore: per i tiggianesi, da quel gesto dipende la prosperità dell’intero anno. Se lo stendardo svetta sicuro, il raccolto sarà generoso.
La serata si trasforma poi in un banchetto a cielo aperto. Tra i fumi della paparotta (l’antica minestra di rape e pane soffritto) e il ritmo travolgente de I Calanti, Tiggiano festeggia la vita che si rinnova. Un rito che quest’anno si arricchisce di un gesto simbolico: per la prima volta, il sindaco Giacomo Cazzato consegnerà ufficialmente le chiavi della città al Santo, sigillando quel patto indissolubile tra una comunità e il suo protettore.
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