Originals, le radici comuni del fuoco tra musica e comunità che danza

Originals, le radici comuni del fuoco tra musica e comunità che danza

Originals, le radici comuni del fuoco tra musica e comunità che danza
di Andrea CHIRONI
3 Minuti di Lettura
mercoledì 14 gennaio 2026, 19:50

Sul palco della grande Fòcara di Novoli va in scena un incontro che è insieme debutto e ritorno alle origini. Count Ferdi, dei The Bluebeaters, e Bunna, fondatore e anima degli Africa Unite, raccontano la nascita di The Originals, progetto che fonde due tra le più importanti esperienze della musica giamaicana in Italia. Dieci musicisti sul palco, oltre settant’anni di storia complessiva, un dialogo continuo tra reggae, dub, ska e rocksteady.
Un’alleanza che nasce da radici comuni, amicizie di lunga data e da una visione condivisa della musica come spazio collettivo, prima ancora che come industria. Venerdì 16, alla Fòcara, The Originals porteranno questo incontro davanti al grande fuoco di Novoli: un concerto che è celebrazione, rito e presente condiviso.
Count Ferdi, perché The Originals? Come avete scelto il nome?
«Il nome l’ha scelto Madasky (tastierista e fondatore degli Africa Unite, ndr), ce l’aveva già in mente. Avevamo voglia di fare qualcosa insieme, Africa Unite e Bluebeaters: si era pensato a un concerto. Madaski invece ha insistito per unire i due gruppi e fare qualcosa che non esisteva».
Bunna, con che energie vi siete ritrovati in questa nuova avventura?
«La nostra è una relazione amichevole musicale che ci lega da anni, molti musicisti, me incluso, siamo passati da una formazione all’altra. Questo è un po’ la chiusura di un cerchio. In concerto ci divertiamo parecchio e anche il pubblico. C’è una bella energia, i musicisti sono sempre tutti sul palco e interagiscono nei vari repertori in un continuo scambio. Non so quanti altri gruppi abbiano sperimentato questa formula. Mi piace».
Un progetto che si basa sull’amicizia. In un’industria musicale così cannibale e individualista, quanto è importante il valore delle relazioni umane?
Count Ferdi: «È fondamentale. Quando fai un gruppo, se non c’è un rapporto di amicizia, di stima, di vissuto insieme, è molto difficile. La musica e la cultura giamaicana sono sempre state il nostro terreno comune. I Bluebeaters all’inizio eravamo un po’ di Africa Unite, un po’ di Casino Royale e un po’ di Fratelli di Soledad, per cui era già un “supergruppo” e si basava sulla stima reciproca. L’amicizia è alla base, personalmente abbiamo vissuto tante situazioni insieme».
Bunna, con Africa Unite non vi siete mai fermati solo alla musica, c’era anche un’importante riflessione sociale. Nel singolo No! cantate “Il silenzio non ci assolverà”: quanto fa male il silenzio di questi tempi?
«No! è un pezzo che racconta un po’ la situazione che stiamo vivendo in questo periodo, che è sicuramente molto scuro. Pensiamo che non schierarsi e stare in silenzio significhi essere in qualche modo complici. È importante prendere posizione, avere un pensiero critico ed esprimere la propria opinione sulle problematiche che ci circondano: questo è fondamentale».
Count Ferdi, la Fòcara di Novoli è un evento che attraversa le generazioni restando fedele alle radici contadine. Nella vostra musica c’è un passaggio simile dalle radici giamaicane alla contemporaneità.
«Suonare questa musica significa ricercare continuamente le radici. Il nostro percorso è stato questo: abbiamo imparato lo ska dalla Two-Tone inglese dei The Specials e dei The Selecter alla fine degli anni Settanta, e da lì siamo tornati alle radici di quel suono nato in Giamaica negli anni Cinquanta. È un ritorno: ti avvicini alle radici, al suono e anche al fuoco che ti anima. È una questione di pelle e di cuore, lo fai in maniera assolutamente sentimentale».
Bunna, sei uno storico frequentatore del Salento estivo. Qui invece c’è un rito invernale, ma sempre collettivo.
«La Fòcara è un evento molto interessante, gli organizzatori hanno sempre portato su quel palco artisti di livello. In questo progetto il concetto degli Originals trova la sua giusta collocazione. Anche se è inverno e farà freddo, la gente si divertirà e noi con loro: il Salento risponde sempre con grande calore. Sono convinto che sarà una bellissima situazione artistica».
Un’immagine di fuoco per chiudere l’intervista?
Count Ferdi: «Siamo in tanti e il falò è l’immagine giusta: il momento serale in cui ci si raccoglie e ci si racconta storie. In fondo fare musica è anche questo: raccontare storie a persone che si riuniscono per ascoltarle».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Originals, le radici comuni del fuoco tra musica e comunità che danza

Originals, le radici comuni del fuoco tra musica e comunità che danza
di Andrea CHIRONI
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mercoledì 14 gennaio 2026, 19:50

Sul palco della grande Fòcara di Novoli va in scena un incontro che è insieme debutto e ritorno alle origini. Count Ferdi, dei The Bluebeaters, e Bunna, fondatore e anima degli Africa Unite, raccontano la nascita di The Originals, progetto che fonde due tra le più importanti esperienze della musica giamaicana in Italia. Dieci musicisti sul palco, oltre settant’anni di storia complessiva, un dialogo continuo tra reggae, dub, ska e rocksteady.
Un’alleanza che nasce da radici comuni, amicizie di lunga data e da una visione condivisa della musica come spazio collettivo, prima ancora che come industria. Venerdì 16, alla Fòcara, The Originals porteranno questo incontro davanti al grande fuoco di Novoli: un concerto che è celebrazione, rito e presente condiviso.
Count Ferdi, perché The Originals? Come avete scelto il nome?
«Il nome l’ha scelto Madasky (tastierista e fondatore degli Africa Unite, ndr), ce l’aveva già in mente. Avevamo voglia di fare qualcosa insieme, Africa Unite e Bluebeaters: si era pensato a un concerto. Madaski invece ha insistito per unire i due gruppi e fare qualcosa che non esisteva».
Bunna, con che energie vi siete ritrovati in questa nuova avventura?
«La nostra è una relazione amichevole musicale che ci lega da anni, molti musicisti, me incluso, siamo passati da una formazione all’altra. Questo è un po’ la chiusura di un cerchio. In concerto ci divertiamo parecchio e anche il pubblico. C’è una bella energia, i musicisti sono sempre tutti sul palco e interagiscono nei vari repertori in un continuo scambio. Non so quanti altri gruppi abbiano sperimentato questa formula. Mi piace».
Un progetto che si basa sull’amicizia. In un’industria musicale così cannibale e individualista, quanto è importante il valore delle relazioni umane?
Count Ferdi: «È fondamentale. Quando fai un gruppo, se non c’è un rapporto di amicizia, di stima, di vissuto insieme, è molto difficile. La musica e la cultura giamaicana sono sempre state il nostro terreno comune. I Bluebeaters all’inizio eravamo un po’ di Africa Unite, un po’ di Casino Royale e un po’ di Fratelli di Soledad, per cui era già un “supergruppo” e si basava sulla stima reciproca. L’amicizia è alla base, personalmente abbiamo vissuto tante situazioni insieme».
Bunna, con Africa Unite non vi siete mai fermati solo alla musica, c’era anche un’importante riflessione sociale. Nel singolo No! cantate “Il silenzio non ci assolverà”: quanto fa male il silenzio di questi tempi?
«No! è un pezzo che racconta un po’ la situazione che stiamo vivendo in questo periodo, che è sicuramente molto scuro. Pensiamo che non schierarsi e stare in silenzio significhi essere in qualche modo complici. È importante prendere posizione, avere un pensiero critico ed esprimere la propria opinione sulle problematiche che ci circondano: questo è fondamentale».
Count Ferdi, la Fòcara di Novoli è un evento che attraversa le generazioni restando fedele alle radici contadine. Nella vostra musica c’è un passaggio simile dalle radici giamaicane alla contemporaneità.
«Suonare questa musica significa ricercare continuamente le radici. Il nostro percorso è stato questo: abbiamo imparato lo ska dalla Two-Tone inglese dei The Specials e dei The Selecter alla fine degli anni Settanta, e da lì siamo tornati alle radici di quel suono nato in Giamaica negli anni Cinquanta. È un ritorno: ti avvicini alle radici, al suono e anche al fuoco che ti anima. È una questione di pelle e di cuore, lo fai in maniera assolutamente sentimentale».
Bunna, sei uno storico frequentatore del Salento estivo. Qui invece c’è un rito invernale, ma sempre collettivo.
«La Fòcara è un evento molto interessante, gli organizzatori hanno sempre portato su quel palco artisti di livello. In questo progetto il concetto degli Originals trova la sua giusta collocazione. Anche se è inverno e farà freddo, la gente si divertirà e noi con loro: il Salento risponde sempre con grande calore. Sono convinto che sarà una bellissima situazione artistica».
Un’immagine di fuoco per chiudere l’intervista?
Count Ferdi: «Siamo in tanti e il falò è l’immagine giusta: il momento serale in cui ci si raccoglie e ci si racconta storie. In fondo fare musica è anche questo: raccontare storie a persone che si riuniscono per ascoltarle».
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Source URL: http://quotidianodipuglia.it/spettacoli/il_fuoco_degli_originals-9296497.html


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