De Gennaro e gli anni ‘90: «L’ultima rivoluzione della musica»

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De Gennaro e gli anni ‘90: «L’ultima rivoluzione della musica»

Questa sera a Tuglie il popolare dj e speaker radiofonico parlerà del suo libro “Generazione Alternativa”

Luca De Gennaro
Luca De Gennaro
di Valeria BLANCO
4 Minuti di Lettura
domenica 4 gennaio 2026, 05:00

Per la sua biografia non basterebbe un libro intero. Allora, per carenza di spazio, basti sapere che Luca De Gennaro è uno dei massimi esperti di musica in Italia. Dj, critico, speaker radiofonico – ha ideato programmi come Planet Rock e conduce “Capital Records” con Mixo su Radio Capital – è anche autore di tanti libri che conducono per mano il lettore nel backstage della storia della musica. L’ultimo, “Generazione Alternativa 1991 – 1994. Come la musica underground ha conquistato le classifiche e rivoluzionato il mercato”, è del 2024.

De Gennaro, che come scrive nella sua bio “vive a Milano, ma anche in Puglia”, ne parlerà questa sera alle 19.30 nell’atmosfera intima della Cantina Peparussu di Tuglie, nell’ambito del ricco cartellone predisposto da Gianpiero Pisanello. A seguire, musica live con Michele Cortese.

De Gennaro, nel suo libro parla di cinque anni magici per la storia della musica, quelli che vanno dal ‘91 al 95: come mai proprio quelli?

«È già la seconda volta che in un libro prendo in considerazione un quinquennio: in “Pop Life” parlavo dei primi anni ‘80, gli anni d’oro del pop che vanno dalla nascita di MTV all’arrivo del CD, di “Thriller” di Micheal Jackson e di Madonna. Il decennio successivo ha altri cinque anni magici che partono dal ‘91, quando esce “Nevermind” dei Nirvana, nasce il festival Lollapalooza, inizia la rivoluzione del rock alternativo americano da una parte, mentre dall’altra cominciano ad esserci nuove forme di aggregazione per ballare come i rave party. In maniera inaspettata la musica alternativa arriva in cima alle classifiche prendendo il posto del pop».

Perché analizza proprio un segmento di cinque anni?

«Parlare di decenni è troppo dispersivo: dieci anni sono troppo diversi dal primo all’ultimo, per cui non si può paragonare il ‘60 al ‘69. Bisogna focalizzare l’attenzione su periodi più brevi e 5 anni solito sono un ciclo in cui qualcosa succede nel campo delle arti, del costume, della storia. La cosa incredibile degli anni dal ‘91 al ‘95 è che non era previsto che quella musica avesse quel successo lì».

Cos’è cambiato rispetto al decennio precedente?

«Madonna e Michael Jackson, per fare un esempio, volevano spaccare tutto, volevano la fama che poi hanno ottenuto. I Nirvana, invece, non volevano diventare la band più forte del mondo: a loro bastava piacere ai propri simili. Solo che i loro simili diventano una nuova grande tribù e mentre prima c’erano varie piccole sottotribù come quella dei metallari, dei rapper, quelli che andavano in discoteca e quelli che andavano ai rave, ora nasce questo grande fenomeno».

Parla di “generazione alternativa”. Ma alternativa rispetto a cosa?

«Alternativo è sempre il contraltare di qualcosa di rassicurante: in questo caso, intendo alternativo rispetto al mainstream. Tutta questa musica molto diversa di cui parlo nel libro nasceva in opposizione a quello che c’era già. Credo sia stata l’ultima rivoluzione musicale giovanile. Un po’ come se i fratelli minori si alzassero un giorno per dire alla famiglia: “Ragazzi, ora mi prendo cura io del giradischi, basta con il vostro pop rassicurante, con le cose che mi avete fatto sentire da piccolo. Adesso c’è qualcosa di assolutamente nuovo che si chiama alternative rock, britpop, techno”. È stata una rivincita dei giovani trent’anni dopo la rivoluzione degli anni ‘60».

E oggi, trent’anni dopo, com’è cambiato il panorama musicale?

«È cambiato perché è cambiata la tecnologia come cambiò negli anni ‘80 con l’arrivo dei CD. Oggi c’è un modo nuovo per sentire la musica, che è lo streaming, che rappresenta la fine del disco come oggetto e il trionfo della musica ascoltata in altri modi, per certi versi più simile a quello che succedeva negli anni ‘60. Oggi si dà meno importanza all’album e più alle singole canzoni. La musica è una commodity, non più una conquista: una volta bisognava avere i soldi e il tempo di comprare un disco. Naturale che lo si ascoltasse fino allo sfinimento. Invece adesso la musica è gratuita e ti puoi permettere il lusso di ascoltare 40 secondi e poi lasciare perdere perché ti sei già stufato, oppure di laureare come campione un artista che tra sei mesi nessuno ricorderà più».

E dal punto di vista della produzione musicale, cosa c’è di interessante?

«Non sono tra quelli che credono che la musica oggi sia tutta una schifezza. In Italia c’è una fiorente scuola di cantautori, da Lucio Corsi a Brunori Sas. Ci sono molte donne davvero brave, come La Nina, che hanno un loro pubblico, che non è per forza il pubblico mainstream».

Ed ecco che torna il concetto di “Alternativa”.

«La musica migliore è quella che ci piace, che può piacere a poche persone, ma comunque è un’opera d’arte. La storia è fatta di cambiamenti storici avvenuti davanti a poca gente: quando dici qualcosa di nuovo, lo puoi dire anche per pochi, ma quei pochi sono quelli che contano, e quindi credo sia importante uscire dalla logica dei numeri e ritornare a una logica della qualità. Quando arrivi alle masse è un altro campionato».

Nella sua bio si legge che vive a Milano, ma anche in Puglia.

«Intanto mia moglie è una pugliese di Foggia. Io sono innamorato della Puglia, da qualche anno abbiamo casa a San Vito dei Normanni e ci passiamo almeno un quarto dell’anno, anche d’inverno. Ormai sono a casa: a Capodanno ho anche fatto un dj set a Ostuni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

De Gennaro e gli anni ‘90: «L’ultima rivoluzione della musica»

Questa sera a Tuglie il popolare dj e speaker radiofonico parlerà del suo libro “Generazione Alternativa”

Luca De Gennaro
Luca De Gennaro
di Valeria BLANCO
4 Minuti di Lettura
domenica 4 gennaio 2026, 05:00

Per la sua biografia non basterebbe un libro intero. Allora, per carenza di spazio, basti sapere che Luca De Gennaro è uno dei massimi esperti di musica in Italia. Dj, critico, speaker radiofonico – ha ideato programmi come Planet Rock e conduce “Capital Records” con Mixo su Radio Capital – è anche autore di tanti libri che conducono per mano il lettore nel backstage della storia della musica. L’ultimo, “Generazione Alternativa 1991 – 1994. Come la musica underground ha conquistato le classifiche e rivoluzionato il mercato”, è del 2024.

De Gennaro, che come scrive nella sua bio “vive a Milano, ma anche in Puglia”, ne parlerà questa sera alle 19.30 nell’atmosfera intima della Cantina Peparussu di Tuglie, nell’ambito del ricco cartellone predisposto da Gianpiero Pisanello. A seguire, musica live con Michele Cortese.

De Gennaro, nel suo libro parla di cinque anni magici per la storia della musica, quelli che vanno dal ‘91 al 95: come mai proprio quelli?

«È già la seconda volta che in un libro prendo in considerazione un quinquennio: in “Pop Life” parlavo dei primi anni ‘80, gli anni d’oro del pop che vanno dalla nascita di MTV all’arrivo del CD, di “Thriller” di Micheal Jackson e di Madonna. Il decennio successivo ha altri cinque anni magici che partono dal ‘91, quando esce “Nevermind” dei Nirvana, nasce il festival Lollapalooza, inizia la rivoluzione del rock alternativo americano da una parte, mentre dall’altra cominciano ad esserci nuove forme di aggregazione per ballare come i rave party. In maniera inaspettata la musica alternativa arriva in cima alle classifiche prendendo il posto del pop».

Perché analizza proprio un segmento di cinque anni?

«Parlare di decenni è troppo dispersivo: dieci anni sono troppo diversi dal primo all’ultimo, per cui non si può paragonare il ‘60 al ‘69. Bisogna focalizzare l’attenzione su periodi più brevi e 5 anni solito sono un ciclo in cui qualcosa succede nel campo delle arti, del costume, della storia. La cosa incredibile degli anni dal ‘91 al ‘95 è che non era previsto che quella musica avesse quel successo lì».

Cos’è cambiato rispetto al decennio precedente?

«Madonna e Michael Jackson, per fare un esempio, volevano spaccare tutto, volevano la fama che poi hanno ottenuto. I Nirvana, invece, non volevano diventare la band più forte del mondo: a loro bastava piacere ai propri simili. Solo che i loro simili diventano una nuova grande tribù e mentre prima c’erano varie piccole sottotribù come quella dei metallari, dei rapper, quelli che andavano in discoteca e quelli che andavano ai rave, ora nasce questo grande fenomeno».

Parla di “generazione alternativa”. Ma alternativa rispetto a cosa?

«Alternativo è sempre il contraltare di qualcosa di rassicurante: in questo caso, intendo alternativo rispetto al mainstream. Tutta questa musica molto diversa di cui parlo nel libro nasceva in opposizione a quello che c’era già. Credo sia stata l’ultima rivoluzione musicale giovanile. Un po’ come se i fratelli minori si alzassero un giorno per dire alla famiglia: “Ragazzi, ora mi prendo cura io del giradischi, basta con il vostro pop rassicurante, con le cose che mi avete fatto sentire da piccolo. Adesso c’è qualcosa di assolutamente nuovo che si chiama alternative rock, britpop, techno”. È stata una rivincita dei giovani trent’anni dopo la rivoluzione degli anni ‘60».

E oggi, trent’anni dopo, com’è cambiato il panorama musicale?

«È cambiato perché è cambiata la tecnologia come cambiò negli anni ‘80 con l’arrivo dei CD. Oggi c’è un modo nuovo per sentire la musica, che è lo streaming, che rappresenta la fine del disco come oggetto e il trionfo della musica ascoltata in altri modi, per certi versi più simile a quello che succedeva negli anni ‘60. Oggi si dà meno importanza all’album e più alle singole canzoni. La musica è una commodity, non più una conquista: una volta bisognava avere i soldi e il tempo di comprare un disco. Naturale che lo si ascoltasse fino allo sfinimento. Invece adesso la musica è gratuita e ti puoi permettere il lusso di ascoltare 40 secondi e poi lasciare perdere perché ti sei già stufato, oppure di laureare come campione un artista che tra sei mesi nessuno ricorderà più».

E dal punto di vista della produzione musicale, cosa c’è di interessante?

«Non sono tra quelli che credono che la musica oggi sia tutta una schifezza. In Italia c’è una fiorente scuola di cantautori, da Lucio Corsi a Brunori Sas. Ci sono molte donne davvero brave, come La Nina, che hanno un loro pubblico, che non è per forza il pubblico mainstream».

Ed ecco che torna il concetto di “Alternativa”.

«La musica migliore è quella che ci piace, che può piacere a poche persone, ma comunque è un’opera d’arte. La storia è fatta di cambiamenti storici avvenuti davanti a poca gente: quando dici qualcosa di nuovo, lo puoi dire anche per pochi, ma quei pochi sono quelli che contano, e quindi credo sia importante uscire dalla logica dei numeri e ritornare a una logica della qualità. Quando arrivi alle masse è un altro campionato».

Nella sua bio si legge che vive a Milano, ma anche in Puglia.

«Intanto mia moglie è una pugliese di Foggia. Io sono innamorato della Puglia, da qualche anno abbiamo casa a San Vito dei Normanni e ci passiamo almeno un quarto dell’anno, anche d’inverno. Ormai sono a casa: a Capodanno ho anche fatto un dj set a Ostuni».

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Source URL: http://quotidianodipuglia.it/spettacoli/intervista_luca_de_gennaro_generazione_alternativa-9277203.html


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