Nel mondo dei paperi ora si parla in dialetto

Nel mondo dei paperi ora si parla in dialetto

Nel mondo dei paperi ora si parla in dialetto
di Luca BANDIRALI e Stefano CRISTANTE
4 Minuti di Lettura
lunedì 19 gennaio 2026, 07:00 – Ultimo aggiornamento: 18:54

Nella giornata nazionale del dialetto, appena celebrata lo scorso sabato 17 gennaio, “Topolino” è uscito in quattro edizioni regionali, da collezionare. Nel frattempo, Simone Angelini ci presenta una visione distopica del futuro (o forse del presente) in “Rifrazione fantasma”.

Vito Stabile (testi), Francesco D’Ippolito (disegni), “Paperino lucidatore a domicilio”, in Topolino n. 3660, Panini Comics

La storia di apertura del numero di Topolino che trovate attualmente in edicola è certamente insolita: Paperino, “lucidatore a domicilio”, riesce per una volta a competere e a battere zio Paperone sul piano dell’intraprendenza imprenditoriale. Si tratta inoltre di una storia che mette in evidenza la centralità dell’uso dei social nelle dinamiche commerciali, con i nipotini che spiegano pazientemente al boomer Paperino che per promuovere un’attività non ha più molto senso tentare di dimostrare in modo diretto la propria competenza attraverso l’antiquato porta a porta, ma serve piuttosto sviluppare una narrativa via social (a Paperopoli si chiama “instapap”).

Ma c’è un altro e più sostanziale motivo per ricordare questa vicenda di lucidature a domicilio: nelle edicole di quattro regioni (Emilia Romagna, Liguria, Calabria e Valle d’Aosta) la storia uscirà scritta in dialetto. Per semplificare l’operazione i dialetti saranno quelli dei capoluoghi regionali e non di tutte le province, ma anche così la sfida è notevole. Sarà possibile leggere la storica rivincita di Paperino su Paperone in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano.

La scelta editoriale nasce dal clamoroso successo dell’“Operazione dialetti” varata dal settimanale qualche anno fa, da cui erano rimasti esclusi alcuni idiomi territoriali, tra cui quelli appena nominati. Come ricorda il direttore Alex Bertani nel suo editoriale, i lettori corsero alle edicole così numerosi che si dovette ristampare il numero (non succedeva da decenni). Paperi e topi che parlano in dialetto non rappresentano solo uno sfizio comunicativo: dietro l’impresa c’è una notevole intelligenza della situazione, perché – mentre il focus linguistico di questa fase di complicata interconnessione globale sembrerebbe premiare l’inglese come neolingua universale (a scapito del pluralismo delle lingue nazionali) – si aprono in realtà spazi inediti per un linguaggio territoriale che consente la piena espressività e insieme una forte tenuta comunitaria.

Un linguaggio speciale, al cui interno albergano sottigliezze e sfumature di significato, aumentando così il potenziale umoristico (e affettivo) della comunicazione del medium fumettistico, che approfitta della Giornata nazionale del dialetto (17 gennaio) per consolidare la propria stupefacente duttilità.

Simone Angelini, “Rifrazione fantasma”, Coconino Press

Un cittadino chiamato Lomuncolo esce dal carcere dopo aver scontato una pena detentiva di dieci anni; fuori, il mondo è molto cambiato. Le persone sono ancora più iperconnesse e sorvegliate da dispositivi elettronici dall’esplicita forma oculare; il linguaggio verbale è molto controllato e a ogni parola offensiva si viene sanzionati con una sottrazione di crediti, che nel frattempo hanno sostituito il denaro.

La visione apocalittica di Simone Angelini, prolifico fumettista abruzzese quarantacinquenne, è debitrice di tanta fantascienza che ha probabilmente in Robert A. Heinlein il maggiore punto di riferimento. Se in “Straniero in terra straniera”, il capolavoro di Heinlein, il protagonista era cresciuto su Marte e doveva cercare di integrarsi sulla Terra, diventando infine un idolatrato messia, in “Rifrazione fantasma” Lomuncolo è uno straniero nella propria nazione che parte dal basso e diventa inaspettatamente “uomo dell’anno”. In tutti e due i casi, gli autori propongono una visione iperbolica, brutalmente intensificata del presente, intercettando le paure e le domande che tutti si pongono: cosa resterà di umano? Saremo sostituiti dalle macchine? Ci potremo esprimere liberamente o saremo irregimentati da un codice etico pervasivo?

Come Heinlein, Angelini non teme certamente di alzare il livello della critica, condividendo in tal senso il radicalismo e l’inventiva di “Rankxerox”, il capolavoro di Stefano Tamburini, anche se stilisticamente in “Rifrazione fantasma” c’è qualcosa di Altan: a livello visivo, infatti, dominano piatte campiture a colori iperreali, e corpi cartooneschi dalle chiome ondulate. Più di 250 tavole, un gran numero di personaggi, tanta carne al fuoco per dire, in fondo, che l’unica risposta alla visibilità perenne del panottico foucaultiano è l’invisibilità: d’altra parte il compito della fantascienza (e dell’arte in generale) non è certo dare risposte, ma costruire visioni problematiche e conflittuali in cui tentare, con un certo timore rivelatorio, di riconoscerci.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nel mondo dei paperi ora si parla in dialetto

Nel mondo dei paperi ora si parla in dialetto
di Luca BANDIRALI e Stefano CRISTANTE
4 Minuti di Lettura
lunedì 19 gennaio 2026, 07:00 – Ultimo aggiornamento: 18:54

Nella giornata nazionale del dialetto, appena celebrata lo scorso sabato 17 gennaio, “Topolino” è uscito in quattro edizioni regionali, da collezionare. Nel frattempo, Simone Angelini ci presenta una visione distopica del futuro (o forse del presente) in “Rifrazione fantasma”.

Vito Stabile (testi), Francesco D’Ippolito (disegni), “Paperino lucidatore a domicilio”, in Topolino n. 3660, Panini Comics

La storia di apertura del numero di Topolino che trovate attualmente in edicola è certamente insolita: Paperino, “lucidatore a domicilio”, riesce per una volta a competere e a battere zio Paperone sul piano dell’intraprendenza imprenditoriale. Si tratta inoltre di una storia che mette in evidenza la centralità dell’uso dei social nelle dinamiche commerciali, con i nipotini che spiegano pazientemente al boomer Paperino che per promuovere un’attività non ha più molto senso tentare di dimostrare in modo diretto la propria competenza attraverso l’antiquato porta a porta, ma serve piuttosto sviluppare una narrativa via social (a Paperopoli si chiama “instapap”).

Ma c’è un altro e più sostanziale motivo per ricordare questa vicenda di lucidature a domicilio: nelle edicole di quattro regioni (Emilia Romagna, Liguria, Calabria e Valle d’Aosta) la storia uscirà scritta in dialetto. Per semplificare l’operazione i dialetti saranno quelli dei capoluoghi regionali e non di tutte le province, ma anche così la sfida è notevole. Sarà possibile leggere la storica rivincita di Paperino su Paperone in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano.

La scelta editoriale nasce dal clamoroso successo dell’“Operazione dialetti” varata dal settimanale qualche anno fa, da cui erano rimasti esclusi alcuni idiomi territoriali, tra cui quelli appena nominati. Come ricorda il direttore Alex Bertani nel suo editoriale, i lettori corsero alle edicole così numerosi che si dovette ristampare il numero (non succedeva da decenni). Paperi e topi che parlano in dialetto non rappresentano solo uno sfizio comunicativo: dietro l’impresa c’è una notevole intelligenza della situazione, perché – mentre il focus linguistico di questa fase di complicata interconnessione globale sembrerebbe premiare l’inglese come neolingua universale (a scapito del pluralismo delle lingue nazionali) – si aprono in realtà spazi inediti per un linguaggio territoriale che consente la piena espressività e insieme una forte tenuta comunitaria.

Un linguaggio speciale, al cui interno albergano sottigliezze e sfumature di significato, aumentando così il potenziale umoristico (e affettivo) della comunicazione del medium fumettistico, che approfitta della Giornata nazionale del dialetto (17 gennaio) per consolidare la propria stupefacente duttilità.

Simone Angelini, “Rifrazione fantasma”, Coconino Press

Un cittadino chiamato Lomuncolo esce dal carcere dopo aver scontato una pena detentiva di dieci anni; fuori, il mondo è molto cambiato. Le persone sono ancora più iperconnesse e sorvegliate da dispositivi elettronici dall’esplicita forma oculare; il linguaggio verbale è molto controllato e a ogni parola offensiva si viene sanzionati con una sottrazione di crediti, che nel frattempo hanno sostituito il denaro.

La visione apocalittica di Simone Angelini, prolifico fumettista abruzzese quarantacinquenne, è debitrice di tanta fantascienza che ha probabilmente in Robert A. Heinlein il maggiore punto di riferimento. Se in “Straniero in terra straniera”, il capolavoro di Heinlein, il protagonista era cresciuto su Marte e doveva cercare di integrarsi sulla Terra, diventando infine un idolatrato messia, in “Rifrazione fantasma” Lomuncolo è uno straniero nella propria nazione che parte dal basso e diventa inaspettatamente “uomo dell’anno”. In tutti e due i casi, gli autori propongono una visione iperbolica, brutalmente intensificata del presente, intercettando le paure e le domande che tutti si pongono: cosa resterà di umano? Saremo sostituiti dalle macchine? Ci potremo esprimere liberamente o saremo irregimentati da un codice etico pervasivo?

Come Heinlein, Angelini non teme certamente di alzare il livello della critica, condividendo in tal senso il radicalismo e l’inventiva di “Rankxerox”, il capolavoro di Stefano Tamburini, anche se stilisticamente in “Rifrazione fantasma” c’è qualcosa di Altan: a livello visivo, infatti, dominano piatte campiture a colori iperreali, e corpi cartooneschi dalle chiome ondulate. Più di 250 tavole, un gran numero di personaggi, tanta carne al fuoco per dire, in fondo, che l’unica risposta alla visibilità perenne del panottico foucaultiano è l’invisibilità: d’altra parte il compito della fantascienza (e dell’arte in generale) non è certo dare risposte, ma costruire visioni problematiche e conflittuali in cui tentare, con un certo timore rivelatorio, di riconoscerci.

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