Brandici, spunta mappa inedita del 1538: la più antica pianta della città di Brindisi
La scoperta dell’ingegnere Vito Ruggiero

8 gennaio, 14:10
«Il mio obiettivo è raccontare Brindisi ai brindisini – e a chi può esserne interessato – tramite Brandici, la più antica mappa della città». Vito Ruggiero, ingegnere con la passione per le carte geografiche, è l’autore del libro che prende il nome proprio dalla piantina risalente al 1538. Dopo uno studio di oltre due anni, lo ha presentato a Palazzo Nervegna nella sala della Colonna gremita. Ruggiero non è uno storico – come ha più volte ribadito – ma un appassionato della storia della sua città. «Sono semplicemente un collezionista che vive lontano da Brindisi». Si è allontanato dalla sua terra all’età di 18 anni per studiare e, poi, per lavorare. «Ho studiato Ingegneria, vivo a Roma e lavoro nell’ambito di una grande multinazionale. Ho avuto la passione per le carte geografiche fin da bambino anche se mi occupo di tutt’altro. Di recente, l’ho unita a un’altra passione: il mare, la navigazione e tutto quello che ne è correlato. Sfocia nel mio amore per le carte nautiche e geografiche. La mia passione, più che la città in sé, è proprio il porto: ma Brindisi, in fondo, è il porto, o no?», ha aggiunto. «Ho la vena del collezionista, da cinque o sei anni ho cominciato a raccogliere le carte geografiche con cura, in modo meticoloso, per poi studiarle. Durante la fase di ricerca, ho acquisito parecchia conoscenza. Ho studiato tanto sulle pubblicazioni locali a Brindisi, con internet ci sono tantissimi articoli. A un certo punto, mi sono imbattuto in Brandici. Era in vendita su un catalogo online di due librerie antiquarie che cooperano tra loro, una a Roma e l’altra a San Diego. Quando l’ho vista, nel 2022, sono rimasto folgorato: pur non possedendole tutte, le conosco e so la storia delle pubblicazioni locali di Brindisi. Quando ho visto quella carta del ‘500 completamente inedita, sfuggita sicuramente in tutte le pubblicazioni degli ultimi decenni, sono rimasto scioccato. Mi sembrava troppo strano che la vedessi io e che nessuno si fosse messo a studiarla; forse, in questo periodo, non siamo in tanti a studiare la cartografia antica della città», ha affermato Ruggiero.
La storia della mappa: spuntata in un mercatino di Arezzo dopo 400 anni
Dopo averne verificato l’originalità, Ruggiero ha iniziato a studiare. «L’ho fatto per quasi un anno e mezzo, intensamente. Dietro di essa c’è una favola: è stata nell’oblio totale fino al 1987, per quattrocento anni nessuno l’aveva mai vista. È la dimostrazione dell’immensa rarità di un pezzo unico nel mondo. Un antiquario ungherese ha trovato in un mercatino ad Arezzo nel 1987 un atlantino antico, risalente al ‘600. Lì dentro erano inserite e attaccate un gruppetto di dodici mappe della cartografia italiana del secolo precedente, tra cui quella di Brindisi e altre undici, tutte di cartografia veneziana, rarissime e mai viste prima. Lui, però, era interessato solo a un’altra carta relativa all’Ungheria e ha disperso le altre all’asta. Brandici, allora, è finita nelle mani di un politico tedesco – piuttosto famoso tra i collezionisti – per oltre trent’anni. Con essa, c’era anche quella di Algeri. Le ha tenute per sé, magari buttate in un cassetto, ecco perché quella era completamente scomparsa dall’Italia. Quando è morto, a 105 anni, la carta è riapparsa ed è stata messa all’asta dagli eredi. Due antiquari l’hanno presa all’asta e, a quel punto, è finita su internet dove l’ho ritrovata io.
Mi sono divertito a fare l’investigatore», ha detto Ruggieri. Una volta avuta tra le mani, è stato amore a prima vista. «La cosa che più mi affascina – ha sottolineato – è che parliamo della carta di Brindisi più antica della storia»
I particolari: le colonne e la cinta muraria
Fornisce una visione urbanistica abbastanza completa della città, per essere del 1500. Ritroviamo le Colonne Romane, di cui una caduta da soli dieci anni, ma anche la cinta muraria in perfette condizioni perché Carlo V aveva appena messo i bastioni e fortificato le vecchie mura aragonesi. Ci sono elementi bellissimi come la Torre Cavallo o le due torri angioine all’ingresso del porto con la famosa catena, ma stranamente abbiamo una seconda torre sulla parte di Levante. «Su ogni punto ho fatto il mio studio, ma mi affido agli storici di Brindisi come Nazareno Valente o Gianfranco Perri per approfondire», spiega l’ingegnere brindisino. «Mi ha colpito che dà l’immagine di una Brindisi forte nella difesa, una città invulnerabile con la sua cinta muraria e il Castello Aragonese. L’altro elemento sorprendente e abbastanza unico è la presenza dell’armata di Andrea Doria: all’ingresso del porto si vedono nove galee. Si mette insieme la rarità dell’opera e la bellezza della visione della città: a mio avviso, è una roba eccezionale», ha concluso Ruggiero che ha donato al Comune una riproduzione della carta con la speranza di vedere affisso l’originale a Palazzo Nervegna.
Brandici, spunta mappa inedita del 1538: la più antica pianta della città di Brindisi
La scoperta dell’ingegnere Vito Ruggiero

8 gennaio, 14:10
«Il mio obiettivo è raccontare Brindisi ai brindisini – e a chi può esserne interessato – tramite Brandici, la più antica mappa della città». Vito Ruggiero, ingegnere con la passione per le carte geografiche, è l’autore del libro che prende il nome proprio dalla piantina risalente al 1538. Dopo uno studio di oltre due anni, lo ha presentato a Palazzo Nervegna nella sala della Colonna gremita. Ruggiero non è uno storico – come ha più volte ribadito – ma un appassionato della storia della sua città. «Sono semplicemente un collezionista che vive lontano da Brindisi». Si è allontanato dalla sua terra all’età di 18 anni per studiare e, poi, per lavorare. «Ho studiato Ingegneria, vivo a Roma e lavoro nell’ambito di una grande multinazionale. Ho avuto la passione per le carte geografiche fin da bambino anche se mi occupo di tutt’altro. Di recente, l’ho unita a un’altra passione: il mare, la navigazione e tutto quello che ne è correlato. Sfocia nel mio amore per le carte nautiche e geografiche. La mia passione, più che la città in sé, è proprio il porto: ma Brindisi, in fondo, è il porto, o no?», ha aggiunto. «Ho la vena del collezionista, da cinque o sei anni ho cominciato a raccogliere le carte geografiche con cura, in modo meticoloso, per poi studiarle. Durante la fase di ricerca, ho acquisito parecchia conoscenza. Ho studiato tanto sulle pubblicazioni locali a Brindisi, con internet ci sono tantissimi articoli. A un certo punto, mi sono imbattuto in Brandici. Era in vendita su un catalogo online di due librerie antiquarie che cooperano tra loro, una a Roma e l’altra a San Diego. Quando l’ho vista, nel 2022, sono rimasto folgorato: pur non possedendole tutte, le conosco e so la storia delle pubblicazioni locali di Brindisi. Quando ho visto quella carta del ‘500 completamente inedita, sfuggita sicuramente in tutte le pubblicazioni degli ultimi decenni, sono rimasto scioccato. Mi sembrava troppo strano che la vedessi io e che nessuno si fosse messo a studiarla; forse, in questo periodo, non siamo in tanti a studiare la cartografia antica della città», ha affermato Ruggiero.
La storia della mappa: spuntata in un mercatino di Arezzo dopo 400 anni
Dopo averne verificato l’originalità, Ruggiero ha iniziato a studiare. «L’ho fatto per quasi un anno e mezzo, intensamente. Dietro di essa c’è una favola: è stata nell’oblio totale fino al 1987, per quattrocento anni nessuno l’aveva mai vista. È la dimostrazione dell’immensa rarità di un pezzo unico nel mondo. Un antiquario ungherese ha trovato in un mercatino ad Arezzo nel 1987 un atlantino antico, risalente al ‘600. Lì dentro erano inserite e attaccate un gruppetto di dodici mappe della cartografia italiana del secolo precedente, tra cui quella di Brindisi e altre undici, tutte di cartografia veneziana, rarissime e mai viste prima. Lui, però, era interessato solo a un’altra carta relativa all’Ungheria e ha disperso le altre all’asta. Brandici, allora, è finita nelle mani di un politico tedesco – piuttosto famoso tra i collezionisti – per oltre trent’anni. Con essa, c’era anche quella di Algeri. Le ha tenute per sé, magari buttate in un cassetto, ecco perché quella era completamente scomparsa dall’Italia. Quando è morto, a 105 anni, la carta è riapparsa ed è stata messa all’asta dagli eredi. Due antiquari l’hanno presa all’asta e, a quel punto, è finita su internet dove l’ho ritrovata io.
Mi sono divertito a fare l’investigatore», ha detto Ruggieri. Una volta avuta tra le mani, è stato amore a prima vista. «La cosa che più mi affascina – ha sottolineato – è che parliamo della carta di Brindisi più antica della storia»
I particolari: le colonne e la cinta muraria
Fornisce una visione urbanistica abbastanza completa della città, per essere del 1500. Ritroviamo le Colonne Romane, di cui una caduta da soli dieci anni, ma anche la cinta muraria in perfette condizioni perché Carlo V aveva appena messo i bastioni e fortificato le vecchie mura aragonesi. Ci sono elementi bellissimi come la Torre Cavallo o le due torri angioine all’ingresso del porto con la famosa catena, ma stranamente abbiamo una seconda torre sulla parte di Levante. «Su ogni punto ho fatto il mio studio, ma mi affido agli storici di Brindisi come Nazareno Valente o Gianfranco Perri per approfondire», spiega l’ingegnere brindisino. «Mi ha colpito che dà l’immagine di una Brindisi forte nella difesa, una città invulnerabile con la sua cinta muraria e il Castello Aragonese. L’altro elemento sorprendente e abbastanza unico è la presenza dell’armata di Andrea Doria: all’ingresso del porto si vedono nove galee. Si mette insieme la rarità dell’opera e la bellezza della visione della città: a mio avviso, è una roba eccezionale», ha concluso Ruggiero che ha donato al Comune una riproduzione della carta con la speranza di vedere affisso l’originale a Palazzo Nervegna.
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