Coltelli a scuola, l’assessore di Bologna: “I metal detector? Inutili. Il problema è la solitudine”

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Per Ara tra le cause del disagio: mancanza di relazioni connessa all’uso dei social

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Bologna, 1 febbraio 2026 – Giovani e giovanissimi che sempre più spesso cercano di far valere le proprie ragioni o impressione con l’uso di coltelli. A volte portati anche all’interno delle scuole: i casi sono stati due nel giro di una settimana.

Cosa sta succedendo?

“Viviamo anni dove la violenza è tornata. Abbiamo avuto altri momenti di conflitti pesanti, ma gli ultimi anni la situazione sociale li ha di nuovo aggravati: con una differenza che sono diminuiti gli anticorpi delle comunità e delle scuole – risponde Daniele Ara, assessore comunale alla Scuola –. Non siamo preparati ad affrontare questi fenomeni che sono legati alle relazioni tra le persone”.

C’entrano qualcosa i social, secondo lei?

“I ragazzi vivono sempre più in un mondo digitale, si incontrano poco, discutono poco, stanno poco insieme e quando ci sono dei conflitti trovano delle soluzioni immediate che fa pensare di affrontare il problema: dobbiamo lavorare sulle relazioni. è fondamentale”.

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I metal detector servono?

“Sono un effetto placebo, una risposta che può tranquillizzare qualcuno, ma se i ragazzi pensano che avere un’arma sia un mezzo per far valere se stessi non saranno i metal detector la soluzione. Gli strumenti sono altri”.

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Quali?

“Sono quelli della relazione e del benessere dei ragazzi. Il problema è che viviamo in una società che sta sempre di più sdoganando la violenza e che pensa sia normale risolvere i conflitti con le guerre. E non ci sono le anticorpi che una società dovrebbe avere, anche gli adulti sono in forte difficoltà”.

Cosa si può mettere in atto per questi ragazzi?

“Intensificare un lavoro importantissimo che nel Bolognese già si fa di relazione tra scuola, amministrazione pubblica, terzo settore e università. Ci sono gli sportelli psicologici, un rapporto importante tra scuola ed extra-scuola. E se non ci fosse questo lavoro avremmo fenomeni ancora più diffusi”.

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È abbastanza tutto questo?

“No. Ma questa è la strada: costruire una società dove si capisca che i conflitti si gestiscono in maniera diversa. Poi ci sono i casi limite: se vengono trovati coltelli ci vuole un’azione giudiziaria e che le forze dell’ordine ci dicano in quale contesto e famiglie li hanno trovati. E su quelle famiglie va fatto un lavoro di accompagnamento”.

Ci sono progetti particolari per gestire questo disagio?

“Si fanno già incontri con le forze dell’ordine, c’è l’idea di scuole aperte anche di pomeriggio. Non bisogna ghettizzare il disagio perché esplode”.

Quando incontrate i giovani che cosa vi raccontano?

“Che non stanno bene. Non stanno bene a scuola, nei rapporti con i loro genitori, con gli adulti. Si sentono soli, frequentano poco gli altri, giocano a distanza, parlano d’amore a distanza. Un adolescente deve avere occasioni sane di crescita insieme a tutti gli altri, adulti compresi. Questa cosa si è rotta. Il grande male è la solitudine”.

Source URL: https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/coltelli-scuola-metal-detector-daniele-ara-intervista-ulu7ubrs


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