Morì a 20 anni in scooter sul viale: dirigente comunale a processo

Morì a 20 anni in scooter sul viale: dirigente comunale a processo

L’incidente del 15 settembre 2024 in cui perse la vita Mirko Conserva

Mirko Conserva e il luogo dell'incidente (Foto Max Frgione)
Mirko Conserva e il luogo dell’incidente (Foto Max Frgione)
4 Minuti di Lettura
martedì 27 gennaio 2026, 15:43 – Ultimo aggiornamento:
29 gennaio, 09:52

Processo per l’architetto Fabio Lacinio, 60 anni, responsabile del settore Lavori pubblici e Mobilità Urbana, del Comune di Brindisi, per stabilire se sia responsabile o meno dell’incidente stradalemortale del 15 settembre 2024 lungo viale Caduti di via Fani,  in cui perse la vita in scooter il 20enne Mirko Conserva. Lo ha stabilito oggi il giudice per l’udienza preliminare Vittorio Testi: prima udienza l’11 settembre prossimo davanti alla giudice Paola D’Amico. Il Comune di Brindisi sarà parte del processo dopo la decisione di accogliere l’istanza dei legali dei familiari della vittima, gli avvocati Vito e Giacinto Epifani, di citarlo quale responsabile civile. Il che vuole dire che se il processo dovesse concludersi con la condanna dell’imputato, Palazzo di Città sarebbe chiamato a risarcire i familiari di Mirko Conserva. Da qui la nomina a difensore dell’avvocato Valerio Spigarelli del foro di Roma, ex presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane.

Dal rigetto dell’archiviazione alla richiesta di rinvio a giudizio

A chiedere il rinvio a giudizio dell’architetto Lacinio è stato anche il pubblico ministero Sofia Putignani. La fase dell’udienza preliminare non è stata più seguita dal pm titolare dell’inchiesta condotta con i carabinieri della compagnia di Brindisi, Francesco Carluccio, dopo la decisione del 21 giugno dell’anno scorso della giudice per le indagini preliminari Barbara Nestore di rigettare la sua richiesta di archiviazione e di disporre l’imputazione coatta, accogliendo l’istanza dei legali della famiglia della vittima. Per questo, difeso dall’avvocato Roberto Cavalera, l’architetto Lacinio risponde di non avere fatto segnalare la pericolosità di quel tratto di viale Caduti di via Fani lungo la rotatoria per il Brin Park, dove Mirko Conserva nelle prime ore del 15 settembre dell’anno scorso perse il controllo del suo scooter Yamaha Tmax 400. Lo schianto mise fine alla sua giovane vita mentre stava raggiungendo l’ospedale Antonio Perrino per prendere servizio.

Fra le cause ipotetiche, le radici degli alberi di pino che da diversi anni avevano sollevato e spaccato sia il manto stradale che il marciapiede. Ciò che aveva evidenziato la giudice del rigetto dell’archiviazione è la mancata segnalazione della pericolosità di quel tratto di strada, cosa che il Comune ha fatto successivamente circoscrivendo con la vernice bianca la presenza delle radici in tutte le strade della città . «In violazione dell’articolo 39 del codice della strada che impone l’obbligo all’ente proprietario e gestore di installare i segnali di preavviso di situazioni di pericolo rilevanti e di prescrivere agli utenti della strada comportamenti conseguenti improntati alla prudenza», precisa il capo di imputazione.

«Limite 50 km/h, viaggiava a 119 km/h»

D’altro canto il pubblico ministero Carluccio aveva ricordato che il dirigente comunale fosse a conoscenza delle condizioni disastrate di viale Caduti di via Fani e che avesse presentato diverse istanze agli amministratori comunali per eliminare il problema, senza tuttavia vedere recepita la richiesta di stanziare i fondi necessari per la manutenzione. La giudice dell’imputazione coatta aveva rilevato tuttavia la presunta violazione dell’obbligo di segnalare il pericolo. Inoltre il capo di imputazione di omicidio stradale parla della morte di Mirko Conserva per una presunta concausa: non solo la mancata segnalazione della pericolosità della strada. «Bensì e soprattutto come conseguenza del comportamento negligente del motociclista che transitava su quella strada ad una velocità di circa 119 km/h, di molto superiore a quella di 50 km/h imposta. E non indossava, oppure indossava senza averlo allacciato, il casco di protezione». Conclusioni figlie della consulenza sulla dinamica dell’incidente redatta dall’ingegnere Maurizio Sagace, anche attraverso una simulazione dell’incidente con lo stesso modello di scooter e sullo stesso tratto di strada.

In attesa del verdetto

Agli atti anche la perzia redatta dall’ingegnere Michele Zongoli per conto degli avvocati dei familiari della vittima. Insomma, tutto lasciare intuire – e non solo agli addetti ai lavori – come la ricerca della verità e delle eventuali responsabilità sulla morte di Mirko Conserva sarà un esercizio piuttosto complesso. Che spetterà al dibattimento in aula nel confronto fra accusa, difesa e parti civili. Intanto per l’imputato vige la presunzione di non colpevolezza fino al pronunciamento dell’ultimo grado di giudizio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Morì a 20 anni in scooter sul viale: dirigente comunale a processo

L’incidente del 15 settembre 2024 in cui perse la vita Mirko Conserva

Mirko Conserva e il luogo dell'incidente (Foto Max Frgione)
Mirko Conserva e il luogo dell’incidente (Foto Max Frgione)
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martedì 27 gennaio 2026, 15:43 – Ultimo aggiornamento:
29 gennaio, 09:52

Processo per l’architetto Fabio Lacinio, 60 anni, responsabile del settore Lavori pubblici e Mobilità Urbana, del Comune di Brindisi, per stabilire se sia responsabile o meno dell’incidente stradalemortale del 15 settembre 2024 lungo viale Caduti di via Fani,  in cui perse la vita in scooter il 20enne Mirko Conserva. Lo ha stabilito oggi il giudice per l’udienza preliminare Vittorio Testi: prima udienza l’11 settembre prossimo davanti alla giudice Paola D’Amico. Il Comune di Brindisi sarà parte del processo dopo la decisione di accogliere l’istanza dei legali dei familiari della vittima, gli avvocati Vito e Giacinto Epifani, di citarlo quale responsabile civile. Il che vuole dire che se il processo dovesse concludersi con la condanna dell’imputato, Palazzo di Città sarebbe chiamato a risarcire i familiari di Mirko Conserva. Da qui la nomina a difensore dell’avvocato Valerio Spigarelli del foro di Roma, ex presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane.

Dal rigetto dell’archiviazione alla richiesta di rinvio a giudizio

A chiedere il rinvio a giudizio dell’architetto Lacinio è stato anche il pubblico ministero Sofia Putignani. La fase dell’udienza preliminare non è stata più seguita dal pm titolare dell’inchiesta condotta con i carabinieri della compagnia di Brindisi, Francesco Carluccio, dopo la decisione del 21 giugno dell’anno scorso della giudice per le indagini preliminari Barbara Nestore di rigettare la sua richiesta di archiviazione e di disporre l’imputazione coatta, accogliendo l’istanza dei legali della famiglia della vittima. Per questo, difeso dall’avvocato Roberto Cavalera, l’architetto Lacinio risponde di non avere fatto segnalare la pericolosità di quel tratto di viale Caduti di via Fani lungo la rotatoria per il Brin Park, dove Mirko Conserva nelle prime ore del 15 settembre dell’anno scorso perse il controllo del suo scooter Yamaha Tmax 400. Lo schianto mise fine alla sua giovane vita mentre stava raggiungendo l’ospedale Antonio Perrino per prendere servizio.

Fra le cause ipotetiche, le radici degli alberi di pino che da diversi anni avevano sollevato e spaccato sia il manto stradale che il marciapiede. Ciò che aveva evidenziato la giudice del rigetto dell’archiviazione è la mancata segnalazione della pericolosità di quel tratto di strada, cosa che il Comune ha fatto successivamente circoscrivendo con la vernice bianca la presenza delle radici in tutte le strade della città . «In violazione dell’articolo 39 del codice della strada che impone l’obbligo all’ente proprietario e gestore di installare i segnali di preavviso di situazioni di pericolo rilevanti e di prescrivere agli utenti della strada comportamenti conseguenti improntati alla prudenza», precisa il capo di imputazione.

«Limite 50 km/h, viaggiava a 119 km/h»

D’altro canto il pubblico ministero Carluccio aveva ricordato che il dirigente comunale fosse a conoscenza delle condizioni disastrate di viale Caduti di via Fani e che avesse presentato diverse istanze agli amministratori comunali per eliminare il problema, senza tuttavia vedere recepita la richiesta di stanziare i fondi necessari per la manutenzione. La giudice dell’imputazione coatta aveva rilevato tuttavia la presunta violazione dell’obbligo di segnalare il pericolo. Inoltre il capo di imputazione di omicidio stradale parla della morte di Mirko Conserva per una presunta concausa: non solo la mancata segnalazione della pericolosità della strada. «Bensì e soprattutto come conseguenza del comportamento negligente del motociclista che transitava su quella strada ad una velocità di circa 119 km/h, di molto superiore a quella di 50 km/h imposta. E non indossava, oppure indossava senza averlo allacciato, il casco di protezione». Conclusioni figlie della consulenza sulla dinamica dell’incidente redatta dall’ingegnere Maurizio Sagace, anche attraverso una simulazione dell’incidente con lo stesso modello di scooter e sullo stesso tratto di strada.

In attesa del verdetto

Agli atti anche la perzia redatta dall’ingegnere Michele Zongoli per conto degli avvocati dei familiari della vittima. Insomma, tutto lasciare intuire – e non solo agli addetti ai lavori – come la ricerca della verità e delle eventuali responsabilità sulla morte di Mirko Conserva sarà un esercizio piuttosto complesso. Che spetterà al dibattimento in aula nel confronto fra accusa, difesa e parti civili. Intanto per l’imputato vige la presunzione di non colpevolezza fino al pronunciamento dell’ultimo grado di giudizio.

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Source URL: http://quotidianodipuglia.it/brindisi/dirigente_comunale_processo_morte_20enne_scooter_pericolo_non_segnalato-9323049.html


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