Gabriella Genisi, esce il libro “La Specchia del diavolo”: trama e dettagli del nuovo giallo

Il Salento fatto di pietra morbida e di teste dure, di resistenza all’omologazione del tempo e di un’accoglienza antica che confidiamo viva e cresca: è un racconto tra il reale e l’immaginato (o meglio sperato), quello dell’ultimo libro di Gabriella Genisi che arriva oggi sugli scaffali delle librerie di tutta Italia. Si intitola “La Specchia del diavolo” (Rizzoli; 17,50 euro; 240 pagine) ed è un romanzo dai toni gialli, condito dall’ironia e dalla profondità della letteratura d’autore, ambientato tra gli scenari del barocco leccese e i sapori salentini.
Il nuovo caso per la carabiniera
Al centro c’è un nuovo caso da risolvere per Chicca Lopez, prorompente maresciallo dei Carabinieri di Lecce che, già con la sua personalità ostinata e fragile, racconta molto di questo Sud orgoglioso della Puglia. Apre la storia una flebile voce emersa da un arcaico cumulo di pietre alto sei metri, adagiato nella Grecìa Salentina, in campagna tra Martano e Martignano: è chiamato Specchia del diavolo per le leggende su un tesoro maledetto nascosto nel suo cuore. Da lì sotto arriva il lamento di un ragazzo indiano, Rami, scoperto da un avvocato intento a fare jogging. La storia di Rami aprirà scenari imprevedibili, tra una marchesa generosa che aiuta immigrati come lui e castelli abbandonati pieni di misteri, come quello di Felline.
Gabriella Genisi presenta “La Specchia del diavolo” oggi a Mola di Bari, al Culture Club Caffè alle 18.30; sabato 31 gennaio a Bari, alla Libreria Liberrima alle 11; e lunedì 2 febbraio a Santeramo in Colle, al Teatro Comunale alle 18.
Genisi, in queste nuove pagine, fa crescere la “sua” Chicca Lopez, che affronta la propria storia personale con maggiore lucidità, pur mantenendo quella tenacia che la porta sempre fino in fondo alle indagini.
«Vero, la serialità dà la possibilità di far maturare i personaggi. In questo libro troviamo una Lopez da un lato più malinconica per i suoi problemi sentimentali con Glenda e dall’altro più serena nell’affrontare la costruzione di un rapporto con il padre, sorpresa di se stessa per la tenerezza che prova per lui».
Il nuovo caso si apre vicino alla Specchia: ogni indagine di questa carabiniera parte da un luogo misterioso del Salento.
«È stata proprio la scoperta del vostro Salento magico, diverso da quello estivo e turistico, a suggestionarmi e a dare il via a questa serie partita da Tricase nel 2019, dalla chiesa dei diavoli. Leggende e malìe delle zone salentine sono state illuminanti: quando scrivo cerco sempre luoghi con questa cifra. La Specchia dei Mori, detta del diavolo, è molto affascinante pur non avendo visibilità, perché si trova in un terreno privato ed è difficile fruirne.
Pare che questa montagna di pietre su cui cresce un albero di fico risalga al Neolitico: sono andata a vederla con uno dei miei consulenti, diventato poi personaggio del libro, l’avvocato Mauro De Pascalis di Martano. Guardando da vicino le pietre è partita la storia; poi ho visitato Felline, paesino in estate affollato di turisti e pieno di ristoranti, ma in inverno completamente fermo nel tempo, come incantato. Lì è nata la seconda parte della storia».
Alcuni luoghi sono emblematici di un Salento che d’inverno sembra incartato, per essere poi scartato con l’arrivo dei turisti.
«Sì, la cronaca racconta che Felline d’inverno spesso diventa un nascondiglio: venne trovato pure un ricercato».
Dalla figlia “urrusa” alla “malesciana”: lo studio linguistico nei suoi libri non è puro lavoro di ricerca. Bisogna amare un luogo per entrarci così dentro?
«Sì, e per calarsi in un luogo non tuo devi rispettarlo prima di tutto. Ho letto almeno una cinquantina di libri legati al Salento, da De Martino a poeti salentini, passando per storia, geografia e cucina, per cercare di scrivere del vero territorio, cogliendo lo spirito del Salento autentico che solo voi vivete in autunno e in inverno».
Ci sono anche risvolti americani che non sveleremo: è stata pure nel Vermont?
«Non proprio (ride; ndr). Mi hanno aiutato letture come Spoon River e altre storie di cimiteri… quello che serviva».
Chicca resterà in Salento?
«Non lo so che farà, la serialità è una bella occasione, ma diventa limitante per chi scrive. Sento il bisogno di prendere una pausa sia da Chicca che da Lolita, vorrei scrivere altro, vedremo».
Genisi oggi è un nome noto della narrativa italiana: che cosa manca alla sua carriera?
«Il giallo è un contenitore a tutto tondo, bellissimo per metterci dentro davvero tutto, dalla storia al romanzo sociale. Però vorrei nuove storie, non sempre legate al giallo. Lolita è nata per prima, ma non era la mia unica idea».
Gabriella, che cosa legge oggi?
«Fatico a trovare qualcosa da amare tra i contemporanei, tranne pochissimi, come gli ultimi di Domenico Starnone e Michele Mari. Invece amo rileggere libri già letti: in questo momento sto rileggendo “Paura di volare” e a breve passerò a Simone de Beauvoir. Mi sconvolge capire l’involuzione dell’umanità: siamo cambiati male. Rileggendo dell’America aperta di Erica Jong, alla luce di quello che accade oggi con l’ICE, mi rendo conto che siamo finiti in un’involuzione terribile. Amo raccontare, infatti, il mondo che vorrei, come la filantropa del mio ultimo libro».
Gabriella Genisi, esce il libro “La Specchia del diavolo”: trama e dettagli del nuovo giallo

Il Salento fatto di pietra morbida e di teste dure, di resistenza all’omologazione del tempo e di un’accoglienza antica che confidiamo viva e cresca: è un racconto tra il reale e l’immaginato (o meglio sperato), quello dell’ultimo libro di Gabriella Genisi che arriva oggi sugli scaffali delle librerie di tutta Italia. Si intitola “La Specchia del diavolo” (Rizzoli; 17,50 euro; 240 pagine) ed è un romanzo dai toni gialli, condito dall’ironia e dalla profondità della letteratura d’autore, ambientato tra gli scenari del barocco leccese e i sapori salentini.
Il nuovo caso per la carabiniera
Al centro c’è un nuovo caso da risolvere per Chicca Lopez, prorompente maresciallo dei Carabinieri di Lecce che, già con la sua personalità ostinata e fragile, racconta molto di questo Sud orgoglioso della Puglia. Apre la storia una flebile voce emersa da un arcaico cumulo di pietre alto sei metri, adagiato nella Grecìa Salentina, in campagna tra Martano e Martignano: è chiamato Specchia del diavolo per le leggende su un tesoro maledetto nascosto nel suo cuore. Da lì sotto arriva il lamento di un ragazzo indiano, Rami, scoperto da un avvocato intento a fare jogging. La storia di Rami aprirà scenari imprevedibili, tra una marchesa generosa che aiuta immigrati come lui e castelli abbandonati pieni di misteri, come quello di Felline.
Gabriella Genisi presenta “La Specchia del diavolo” oggi a Mola di Bari, al Culture Club Caffè alle 18.30; sabato 31 gennaio a Bari, alla Libreria Liberrima alle 11; e lunedì 2 febbraio a Santeramo in Colle, al Teatro Comunale alle 18.
Genisi, in queste nuove pagine, fa crescere la “sua” Chicca Lopez, che affronta la propria storia personale con maggiore lucidità, pur mantenendo quella tenacia che la porta sempre fino in fondo alle indagini.
«Vero, la serialità dà la possibilità di far maturare i personaggi. In questo libro troviamo una Lopez da un lato più malinconica per i suoi problemi sentimentali con Glenda e dall’altro più serena nell’affrontare la costruzione di un rapporto con il padre, sorpresa di se stessa per la tenerezza che prova per lui».
Il nuovo caso si apre vicino alla Specchia: ogni indagine di questa carabiniera parte da un luogo misterioso del Salento.
«È stata proprio la scoperta del vostro Salento magico, diverso da quello estivo e turistico, a suggestionarmi e a dare il via a questa serie partita da Tricase nel 2019, dalla chiesa dei diavoli. Leggende e malìe delle zone salentine sono state illuminanti: quando scrivo cerco sempre luoghi con questa cifra. La Specchia dei Mori, detta del diavolo, è molto affascinante pur non avendo visibilità, perché si trova in un terreno privato ed è difficile fruirne.
Pare che questa montagna di pietre su cui cresce un albero di fico risalga al Neolitico: sono andata a vederla con uno dei miei consulenti, diventato poi personaggio del libro, l’avvocato Mauro De Pascalis di Martano. Guardando da vicino le pietre è partita la storia; poi ho visitato Felline, paesino in estate affollato di turisti e pieno di ristoranti, ma in inverno completamente fermo nel tempo, come incantato. Lì è nata la seconda parte della storia».
Alcuni luoghi sono emblematici di un Salento che d’inverno sembra incartato, per essere poi scartato con l’arrivo dei turisti.
«Sì, la cronaca racconta che Felline d’inverno spesso diventa un nascondiglio: venne trovato pure un ricercato».
Dalla figlia “urrusa” alla “malesciana”: lo studio linguistico nei suoi libri non è puro lavoro di ricerca. Bisogna amare un luogo per entrarci così dentro?
«Sì, e per calarsi in un luogo non tuo devi rispettarlo prima di tutto. Ho letto almeno una cinquantina di libri legati al Salento, da De Martino a poeti salentini, passando per storia, geografia e cucina, per cercare di scrivere del vero territorio, cogliendo lo spirito del Salento autentico che solo voi vivete in autunno e in inverno».
Ci sono anche risvolti americani che non sveleremo: è stata pure nel Vermont?
«Non proprio (ride; ndr). Mi hanno aiutato letture come Spoon River e altre storie di cimiteri… quello che serviva».
Chicca resterà in Salento?
«Non lo so che farà, la serialità è una bella occasione, ma diventa limitante per chi scrive. Sento il bisogno di prendere una pausa sia da Chicca che da Lolita, vorrei scrivere altro, vedremo».
Genisi oggi è un nome noto della narrativa italiana: che cosa manca alla sua carriera?
«Il giallo è un contenitore a tutto tondo, bellissimo per metterci dentro davvero tutto, dalla storia al romanzo sociale. Però vorrei nuove storie, non sempre legate al giallo. Lolita è nata per prima, ma non era la mia unica idea».
Gabriella, che cosa legge oggi?
«Fatico a trovare qualcosa da amare tra i contemporanei, tranne pochissimi, come gli ultimi di Domenico Starnone e Michele Mari. Invece amo rileggere libri già letti: in questo momento sto rileggendo “Paura di volare” e a breve passerò a Simone de Beauvoir. Mi sconvolge capire l’involuzione dell’umanità: siamo cambiati male. Rileggendo dell’America aperta di Erica Jong, alla luce di quello che accade oggi con l’ICE, mi rendo conto che siamo finiti in un’involuzione terribile. Amo raccontare, infatti, il mondo che vorrei, come la filantropa del mio ultimo libro».
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