Omicidio 2002: arrestato il presunto killer del brindisino ucciso durante una rapina
Rossi: “Tutti devono avere giustizia. Lavoriamo su vecchi casi”

30 gennaio, 13:41
Ventiquattro anni di silenzio interrotti da un’impronta digitale e dalle confessioni di un pentito. Si chiude così il cerchio sull’omicidio di Tommaso Gigliola, uomo di 40 anni, originario di Brindisi, freddato nella notte del 4 maggio 2002 nei pressi dello stadio San Nicola di Bari. I Carabinieri del Comando Provinciale hanno arrestato un pregiudicato Francesco Pellegrino, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
«Stiamo lavorando sui vecchi casi di omicidio.
Tutti devono avere giustizia».ha aggiungo il Procuratore di Bari, Roberto Rossi, in merito all’arresto del 44enne.
La ricostruzione
La ricostruzione degli inquirenti delinea un piano spietato e collaudato. Quella notte, il commando — composto da tre persone — era uscito a “caccia” di clienti delle prostitute che frequentavano la zona dello stadio, con l’obiettivo di rapinarli.
Il modus operandi era sistematico: uno degli indagati fungeva da esca, inducendo la vittima ad appartarsi in una zona isolata e completamente al buio. È qui che scattava l’agguato. Ma qualcosa, quella notte, andò storto. Quando i due complici si avvicinarono all’auto per consumare la rapina a mano armata, il 40enne brindisino tentò una disperata fuga. Non ebbe scampo: contro di lui furono esplosi almeno quattro colpi di pistola calibro 9×21, legalmente detenuta da uno dei rapinatori.
L’auto spostata e il tentativo di cancellare le tracce
Dopo aver ucciso l’uomo, i malviventi non si fermarono. Perquisirono l’abitacolo alla ricerca di denaro e preziosi, poi spostarono l’auto di alcune centinaia di metri per nasconderla alla vista dei passanti. Ventitré giorni dopo, nel tentativo di cancellare ogni prova, diedero alle fiamme la vettura utilizzata per la spedizione punitiva.
Un eccesso di sicurezza che non è bastato a garantire l’impunità: sul veicolo della vittima, infatti, i militari del Nucleo Investigativo sono riusciti a isolare impronte digitali e palmari che, a distanza di decenni, si sono rivelate decisive per identificare il presunto killer.
Le dichiarazioni di un complice
A blindare l’impianto accusatorio sono arrivate le dichiarazioni di un complice, oggi collaboratore di giustizia, che ha raccontato i dettagli di quella notte di sangue. Degli altri due componenti del gruppo, uno è l’odierno arrestato, mentre il terzo è nel frattempo deceduto.
L’indagato deve ora rispondere di omicidio in concorso, aggravato da motivi abietti e minorata difesa, oltre che di rapina a mano armata. Come previsto dalla procedura, la sua colpevolezza dovrà essere confermata in sede processuale, ma per ora le porte del carcere si sono spalancate, restituendo un nome e un volto a un delitto rimasto impunito per oltre vent’anni.
Omicidio 2002: arrestato il presunto killer del brindisino ucciso durante una rapina
Rossi: “Tutti devono avere giustizia. Lavoriamo su vecchi casi”

30 gennaio, 13:41
Ventiquattro anni di silenzio interrotti da un’impronta digitale e dalle confessioni di un pentito. Si chiude così il cerchio sull’omicidio di Tommaso Gigliola, uomo di 40 anni, originario di Brindisi, freddato nella notte del 4 maggio 2002 nei pressi dello stadio San Nicola di Bari. I Carabinieri del Comando Provinciale hanno arrestato un pregiudicato Francesco Pellegrino, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
«Stiamo lavorando sui vecchi casi di omicidio.
Tutti devono avere giustizia».ha aggiungo il Procuratore di Bari, Roberto Rossi, in merito all’arresto del 44enne.
La ricostruzione
La ricostruzione degli inquirenti delinea un piano spietato e collaudato. Quella notte, il commando — composto da tre persone — era uscito a “caccia” di clienti delle prostitute che frequentavano la zona dello stadio, con l’obiettivo di rapinarli.
Il modus operandi era sistematico: uno degli indagati fungeva da esca, inducendo la vittima ad appartarsi in una zona isolata e completamente al buio. È qui che scattava l’agguato. Ma qualcosa, quella notte, andò storto. Quando i due complici si avvicinarono all’auto per consumare la rapina a mano armata, il 40enne brindisino tentò una disperata fuga. Non ebbe scampo: contro di lui furono esplosi almeno quattro colpi di pistola calibro 9×21, legalmente detenuta da uno dei rapinatori.
L’auto spostata e il tentativo di cancellare le tracce
Dopo aver ucciso l’uomo, i malviventi non si fermarono. Perquisirono l’abitacolo alla ricerca di denaro e preziosi, poi spostarono l’auto di alcune centinaia di metri per nasconderla alla vista dei passanti. Ventitré giorni dopo, nel tentativo di cancellare ogni prova, diedero alle fiamme la vettura utilizzata per la spedizione punitiva.
Un eccesso di sicurezza che non è bastato a garantire l’impunità: sul veicolo della vittima, infatti, i militari del Nucleo Investigativo sono riusciti a isolare impronte digitali e palmari che, a distanza di decenni, si sono rivelate decisive per identificare il presunto killer.
Le dichiarazioni di un complice
A blindare l’impianto accusatorio sono arrivate le dichiarazioni di un complice, oggi collaboratore di giustizia, che ha raccontato i dettagli di quella notte di sangue. Degli altri due componenti del gruppo, uno è l’odierno arrestato, mentre il terzo è nel frattempo deceduto.
L’indagato deve ora rispondere di omicidio in concorso, aggravato da motivi abietti e minorata difesa, oltre che di rapina a mano armata. Come previsto dalla procedura, la sua colpevolezza dovrà essere confermata in sede processuale, ma per ora le porte del carcere si sono spalancate, restituendo un nome e un volto a un delitto rimasto impunito per oltre vent’anni.
Source URL: http://quotidianodipuglia.it/bari/bari_omicidio_stadio_san_nicola_arresto_killer_cold_case_2002-9327166.html
