Il Montenegro potrebbe trovarsi nei prossimi giorni ad affrontare una carenza di carburante a causa delle proteste degli autotrasportatori in corso nella regione balcanica, che hanno portato anche al blocco del porto adriatico di Bar, principale punto di ingresso per le importazioni di fuel nel Paese.
Il porto di Bar rappresenta infatti lo snodo chiave per l’approvvigionamento energetico montenegrino: il Paese non dispone di capacità di raffinazione proprie e nello scalo sono concentrati anche i maggiori depositi di carburante nazionali.
Le proteste, iniziate lunedì, hanno coinvolto diversi valichi di frontiera in Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Macedonia del Nord, paralizzando il traffico lungo un corridoio stradale strategico che collega l’Unione europea con Turchia e Medio Oriente.
In una nota diffusa nella tarda serata di martedì, il ministero dell’Energia del Montenegro ha riferito di aver richiesto alle compagnie petrolifere informazioni dettagliate sulle scorte disponibili e sui tempi di tenuta del sistema di approvvigionamento in condizioni di blocco.
Secondo il ministero, le forniture regolari risultano di fatto ridotte al solo carburante disponibile presso le stazioni di servizio, una quantità sufficiente a mantenere il mercato operativo solo per pochi giorni. Le autorità hanno inoltre invitato la popolazione a evitare acquisti eccessivi di carburante.
La polizia montenegrina ha comunicato che gli autotrasportatori hanno ottenuto l’autorizzazione a manifestare fino a mezzogiorno di giovedì.
Alla base delle proteste vi sono le regole di ingresso nell’area Schengen, che limitano il periodo di permanenza. Gli autotrasportatori chiedono un’estensione dei tempi consentiti, sostenendo che i volumi di merci trasportati li portano a superare rapidamente i limiti di soggiorno, esponendoli al rischio di sanzioni e deportazione.
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