Nicola Ventola, da calciatore a commentatore: «Abbiamo cambiato il modo di raccontare il calcio, ora con Cassano a teatro. Bari? Tornerò»
L’ex giocatore oggi opinionista nel podcast con Adani e Cassano arriva nei teatri con un tour: «Lo show è bello, ci divertiamo ancora»

Quando ha debuttato in Serie A il 6 novembre del 1994, Nicola Ventola aveva appena 16 anni e cinque mesi. Era l’astro nascente del calcio italiano e veniva da Bari. Anzi, da Grumo Appula. Ha giocato nel Bari, poi nell’Inter, nel Toro, persino in Premier League. Bomber giramondo, a modo suo. I gol non sono mancati, gli infortuni neppure. E nemmeno qualche copertina patinata, per la relazione con Kartika Luyet, modella divenuta famosa con alcuni spot pubblicitari. Era un altro calcio? Sì, ma era anche un altro mondo. I ragazzini di oggi non avranno mai visto giocare Ventola, ma lo conoscono e lo riconoscono: è “quello di Viva El Futbol”. Un tempo, recente, Bobo Tv. Poi la separazione da Bobo Vieri, con Ventola, Antonio Cassano e Lele Adani che oggi continuano a commentare il calcio. E con lo stesso format girano i teatri: lunedì prossimo la tappa a Bari, al Teatro Team (inizio ore 21, pochi biglietti ancora disponibili su TicketOne).
Nicola Ventola, pronto a tornare a Bari con Antonio Cassano? Questa volta, però, non per un campo da calcio ma per un teatro.
«Io torno spesso a Bari, Antonio non ci va da 16 anni. I suoi figli non hanno mai visto il posto dove è cresciuto, penso che sarà davvero bello per loro. Il calcio e l’amicizia ci riportano a Bari, anche lui è felice. È orgoglioso di essere cresciuto a Bari Vecchia, dispiace per qualche voce che ogni tanto viene fuori».
Com’è la vita di Ventola oggi? Ex calciatore, ma con Viva El Futbol, tra podcast in diretta e teatri, avrà un gran da fare.
«C’è tanto lavoro. Con un seguito così importante, bisogna fare tanto. Guardiamo una quantità di partite incredibile, analizziamo gli incontri. Appena ho smesso di giocare sono entrato nel mondo della comunicazione, ed era quello che volevo. Guardo tanto calcio, discuto, commento. Sognavo di fare questo, mi sento male al solo pensiero che avrei potuto fare l’allenatore. Volevo commentare il calcio e per noi si è aperto un mondo».
Un mondo che avete creato voi. Avete cambiato il modo di raccontare il calcio, lo sa, vero?
«Sì, abbiamo cambiato involontariamente il modo di raccontare il calcio. È successo quando è scoppiata la pandemia, un po’ per caso. Eravamo tutti bloccati in casa e abbiamo iniziato con un prodotto nuovo, completamente diverso rispetto a quanto avviene in tv, dal satellite al digitale terrestre. Abbiamo iniziato a parlare direttamente alla gente, in modo libero. Non ci interessa avere consensi, diciamo quello che pensiamo, chiaramente senza mai offendere nessuno. Ci piace parlare di calcio, vogliamo entrare nell’aspetto tecnico, analizzare le partite. Poi Cassano ha avuto l’idea dello show nei teatri e vi assicuro che è uno spettacolo molto bello. Ci sono dei momenti nei quali il pubblico è protagonista. Ricordate l’uno contro tutti di Maurizio Costanzo? Noi facciamo l’uno contro uno. E avremo due ospiti speciali».
In ordine: il primo?
«Cassano ancora non lo sa, ma ci sarà Gianni Ciardo, che lo prenderà in giro».
Il secondo lo avete annunciato sui social: Igor Protti (sta lottando contro un tumore, ndr), in video-collegamento.
«Sì, dovrebbe esserci Igor Protti. Per me sarebbe un sogno: nello stesso teatro il calciatore pugliese più forte di sempre, Antonio, e Igor, il calciatore che più di tutti probabilmente ha scritto la storia del Bari. È anche un modo per stargli vicino in un momento difficile».
Un passo indietro: ha giocato nel Bari, nell’Inter, nell’Italia Under 21, nel Toro. Com’è stata la vita di Ventola da calciatore?
«È stata un sogno.
Certo, io e i miei genitori abbiamo dovuto fare tanti sacrifici, ma quelli devono farli tutti, anche i tanti che poi non arrivano in alto. Sono andato allo stadio Della Vittoria per la prima volta con mio papà quando avevo cinque anni: da lì è nata la passione».
La passione per il Bari.
«L’esordio con il Bari per me è stato il vero sogno. Poi è arrivata l’Inter, la Champions League e tutto il resto, ma volevo il Bari. La soddisfazione più grande della mia carriera è stata quella: essere protagonista con la squadra della mia città, portarla in Serie A, essere l’orgoglio di Bari. Il resto è venuto dopo».
Ha qualche rimpianto per il calciatore che sarebbe potuto diventare senza gli infortuni?
«I rimpianti sono tanti, ma guardo il bicchiere mezzo pieno. Ho subito nove interventi alle ginocchia, ho chiuso la carriera in maniera prematura, ma va bene così. Ho giocato nelle Nazionali giovanili con tutti i campioni del mondo del 2006 e fino ai 21-22 anni il mio livello era quello, poi sono arrivati gli infortuni, le nove operazioni. Secondo tutti i calciatori di quella generazione – Totti, Nesta, Cannavaro, Buffon, Gattuso, per citarne alcuni – avrei potuto essere anche io con loro. Quando parlano di me sono orgoglioso di quello che dicono. La realtà, però, è che la carriera poi è stata quella che ho fatto. Ero un calciatore molto fisico, gli infortuni mi hanno condizionato tanto. Ma prendo quello che di buono ho avuto dalla vita e dal calcio».
Ha citato tanti campioni, ne aggiungo uno: Ronaldo il Fenomeno. Per tanti uno degli attaccanti più forti della sua generazione e non solo. Avevate un’intesa speciale dentro e fuori dal campo.
«Siamo stati molto amici anche fuori dal campo e si vedeva. Sono stato da lui in Brasile, da calciatori condividevamo la stanza. Quando sono arrivato all’Inter c’erano Baggio, Pirlo, Recoba, Ronaldo. Avevo l’età di Pio Esposito oggi, segnai cinque gol nelle prime cinque partite. Si stava alla grande, con Ronaldo avevo un’intesa incredibile».
Al “milanese” Ventola manca Bari?
«Ne parlavo con la mia compagna proprio oggi (ieri, ndr). Più passa il tempo e più capisci come le grandi città tendano a darti una qualità della vita più bassa. Si va sempre di corsa, sei qui per lavorare. Bari mi manca, sì. E ci tornerei volentieri a vivere».
Cosa le piace di più di Bari?
«Mi diverto anche quando torno al mio paese, Grumo: torno e trovo tutto com’era 25 anni fa. Apprezzo la genuinità, sempre. Bari è tutta meravigliosa, è bello andare in città vecchia, fare una passeggiata sul lungomare. Ma è la Puglia a essere tutta bella: in estate vado al mare tra Capitolo, Polignano e Monopoli».
Quindi torna a vivere a Bari?
«Sì, ci tornerò».
Nicola Ventola, da calciatore a commentatore: «Abbiamo cambiato il modo di raccontare il calcio, ora con Cassano a teatro. Bari? Tornerò»
L’ex giocatore oggi opinionista nel podcast con Adani e Cassano arriva nei teatri con un tour: «Lo show è bello, ci divertiamo ancora»

Quando ha debuttato in Serie A il 6 novembre del 1994, Nicola Ventola aveva appena 16 anni e cinque mesi. Era l’astro nascente del calcio italiano e veniva da Bari. Anzi, da Grumo Appula. Ha giocato nel Bari, poi nell’Inter, nel Toro, persino in Premier League. Bomber giramondo, a modo suo. I gol non sono mancati, gli infortuni neppure. E nemmeno qualche copertina patinata, per la relazione con Kartika Luyet, modella divenuta famosa con alcuni spot pubblicitari. Era un altro calcio? Sì, ma era anche un altro mondo. I ragazzini di oggi non avranno mai visto giocare Ventola, ma lo conoscono e lo riconoscono: è “quello di Viva El Futbol”. Un tempo, recente, Bobo Tv. Poi la separazione da Bobo Vieri, con Ventola, Antonio Cassano e Lele Adani che oggi continuano a commentare il calcio. E con lo stesso format girano i teatri: lunedì prossimo la tappa a Bari, al Teatro Team (inizio ore 21, pochi biglietti ancora disponibili su TicketOne).
Nicola Ventola, pronto a tornare a Bari con Antonio Cassano? Questa volta, però, non per un campo da calcio ma per un teatro.
«Io torno spesso a Bari, Antonio non ci va da 16 anni. I suoi figli non hanno mai visto il posto dove è cresciuto, penso che sarà davvero bello per loro. Il calcio e l’amicizia ci riportano a Bari, anche lui è felice. È orgoglioso di essere cresciuto a Bari Vecchia, dispiace per qualche voce che ogni tanto viene fuori».
Com’è la vita di Ventola oggi? Ex calciatore, ma con Viva El Futbol, tra podcast in diretta e teatri, avrà un gran da fare.
«C’è tanto lavoro. Con un seguito così importante, bisogna fare tanto. Guardiamo una quantità di partite incredibile, analizziamo gli incontri. Appena ho smesso di giocare sono entrato nel mondo della comunicazione, ed era quello che volevo. Guardo tanto calcio, discuto, commento. Sognavo di fare questo, mi sento male al solo pensiero che avrei potuto fare l’allenatore. Volevo commentare il calcio e per noi si è aperto un mondo».
Un mondo che avete creato voi. Avete cambiato il modo di raccontare il calcio, lo sa, vero?
«Sì, abbiamo cambiato involontariamente il modo di raccontare il calcio. È successo quando è scoppiata la pandemia, un po’ per caso. Eravamo tutti bloccati in casa e abbiamo iniziato con un prodotto nuovo, completamente diverso rispetto a quanto avviene in tv, dal satellite al digitale terrestre. Abbiamo iniziato a parlare direttamente alla gente, in modo libero. Non ci interessa avere consensi, diciamo quello che pensiamo, chiaramente senza mai offendere nessuno. Ci piace parlare di calcio, vogliamo entrare nell’aspetto tecnico, analizzare le partite. Poi Cassano ha avuto l’idea dello show nei teatri e vi assicuro che è uno spettacolo molto bello. Ci sono dei momenti nei quali il pubblico è protagonista. Ricordate l’uno contro tutti di Maurizio Costanzo? Noi facciamo l’uno contro uno. E avremo due ospiti speciali».
In ordine: il primo?
«Cassano ancora non lo sa, ma ci sarà Gianni Ciardo, che lo prenderà in giro».
Il secondo lo avete annunciato sui social: Igor Protti (sta lottando contro un tumore, ndr), in video-collegamento.
«Sì, dovrebbe esserci Igor Protti. Per me sarebbe un sogno: nello stesso teatro il calciatore pugliese più forte di sempre, Antonio, e Igor, il calciatore che più di tutti probabilmente ha scritto la storia del Bari. È anche un modo per stargli vicino in un momento difficile».
Un passo indietro: ha giocato nel Bari, nell’Inter, nell’Italia Under 21, nel Toro. Com’è stata la vita di Ventola da calciatore?
«È stata un sogno.
Certo, io e i miei genitori abbiamo dovuto fare tanti sacrifici, ma quelli devono farli tutti, anche i tanti che poi non arrivano in alto. Sono andato allo stadio Della Vittoria per la prima volta con mio papà quando avevo cinque anni: da lì è nata la passione».
La passione per il Bari.
«L’esordio con il Bari per me è stato il vero sogno. Poi è arrivata l’Inter, la Champions League e tutto il resto, ma volevo il Bari. La soddisfazione più grande della mia carriera è stata quella: essere protagonista con la squadra della mia città, portarla in Serie A, essere l’orgoglio di Bari. Il resto è venuto dopo».
Ha qualche rimpianto per il calciatore che sarebbe potuto diventare senza gli infortuni?
«I rimpianti sono tanti, ma guardo il bicchiere mezzo pieno. Ho subito nove interventi alle ginocchia, ho chiuso la carriera in maniera prematura, ma va bene così. Ho giocato nelle Nazionali giovanili con tutti i campioni del mondo del 2006 e fino ai 21-22 anni il mio livello era quello, poi sono arrivati gli infortuni, le nove operazioni. Secondo tutti i calciatori di quella generazione – Totti, Nesta, Cannavaro, Buffon, Gattuso, per citarne alcuni – avrei potuto essere anche io con loro. Quando parlano di me sono orgoglioso di quello che dicono. La realtà, però, è che la carriera poi è stata quella che ho fatto. Ero un calciatore molto fisico, gli infortuni mi hanno condizionato tanto. Ma prendo quello che di buono ho avuto dalla vita e dal calcio».
Ha citato tanti campioni, ne aggiungo uno: Ronaldo il Fenomeno. Per tanti uno degli attaccanti più forti della sua generazione e non solo. Avevate un’intesa speciale dentro e fuori dal campo.
«Siamo stati molto amici anche fuori dal campo e si vedeva. Sono stato da lui in Brasile, da calciatori condividevamo la stanza. Quando sono arrivato all’Inter c’erano Baggio, Pirlo, Recoba, Ronaldo. Avevo l’età di Pio Esposito oggi, segnai cinque gol nelle prime cinque partite. Si stava alla grande, con Ronaldo avevo un’intesa incredibile».
Al “milanese” Ventola manca Bari?
«Ne parlavo con la mia compagna proprio oggi (ieri, ndr). Più passa il tempo e più capisci come le grandi città tendano a darti una qualità della vita più bassa. Si va sempre di corsa, sei qui per lavorare. Bari mi manca, sì. E ci tornerei volentieri a vivere».
Cosa le piace di più di Bari?
«Mi diverto anche quando torno al mio paese, Grumo: torno e trovo tutto com’era 25 anni fa. Apprezzo la genuinità, sempre. Bari è tutta meravigliosa, è bello andare in città vecchia, fare una passeggiata sul lungomare. Ma è la Puglia a essere tutta bella: in estate vado al mare tra Capitolo, Polignano e Monopoli».
Quindi torna a vivere a Bari?
«Sì, ci tornerò».
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