I Trump nuovi vicini di casa: l’ok al resort di lusso a poche miglia dal Salento. Il no degli ambientalisti
Un investimento da 1,4 miliardi di euro nell’isola di Saseno: l’accordo con Rama, le foto e il post di Ivanka. La lettera di protesta al premier Rama

Nelle limpide giornate di tramontana si può vedere a occhio nudo: Saseno, isola del golfo di Valona, il punto più vicino dell’Albania. Con un buon binocolo s’intuisce il profilo verdeggiante: aspra, vergine, selvaggia. Poco più di 24 miglia nautiche di distanza, appena 77 chilometri. Con un aliscafo da Otranto basterebbe un’ora e mezzo per raggiungerla. L’Oltreadriatico ad un passo, più vicino di Corfù e Dubrovnik.
Saseno – anzi Sazan come la chiamano gli albanesi – diventerà a stelle e strisce. Presto ci sbarcheranno i Trump anche se quando lo dici ancora non ti credono. Nascerà un mega resort di lusso a picco sul mare: la firma è di Ivanka Trump, la figlia del presidente Usa, e del marito Jared Kushner a capo della società Affinity Partners. Un anno fa il primo step dopo che l’Albania che aveva riconosciuto al progetto made in America lo status di “investimento strategico”. Ora la conferma con la nuova visita a Tirana di Ivanka (e marito immobiliarista) condita da stories su Instagram, cene ufficiali con il governo e incontri operativi “bilaterali” con i progettisti. L’accelerazione annunciata, il conto alla rovescia può cominciare: oltre 45 ettari di lussuose ville nel verde, Spa e piscine, confort da sogno. Stile Bahamas o Maldive. O forse meglio Miami (e capiremo perché).
La storia
Breve preambolo, giusto per riepilogare: la coppia se ne innamora nel 2023 nel corso di un viaggio-crociera nel Mediterraneo e punta gli occhi su questo gioiello del Parco nazionale marino Sazan-Karaburun. Dai contatti ai rendering il passo è breve con il premier Edi Rama che acconsente nel nome dello sviluppo: niente conferenze stampa, ma neanche smentite. La scorsa settimana la svolta: la figlia del presidente Usa e il marito imprenditore tornano nel Paese delle Aquile dopo che a inizio anno il governo aveva “liberato” Sazan dai vincoli ambientali del Parco intervenendo sulle normative. Ora si può costruire e c’è da mettere un po’ di cose nero su bianco. Nessuna conferenza stampa, ma le notizie rimbalzano dai media albanesi: la società statale Albanian State Development & Real Estate (Asdre) sembra destinata a diventare partner della società di Kushner (a sua volta partecipata dai fondi sauditi) e saranno definite le rispettive quote.
C’è molto da fare perché a Sazan, ormai disabitata da quando è stata smantellata la base militare albanese con le sue decine di bunker voluti da Enver Hoxha, bisogna riportare acqua e luce. Dell’insediamento italiano tra le due guerre dove era cresciuta la scrittrice salentina Rina Durante (figlia di un ufficiale della Regia Marina) non è rimasto quasi nulla: il comando diroccato, gli scheletri della scuola e del teatro, le case ormai divorate dal tempo e dalle erbacce.
Le foto sfocate ritraggono Ivanka ricevuta dal premier Rama: è il momento che precede quello in cui vengono gettate le basi per il negoziato a cui partecipano anche la Società albanese per gli investimenti (Aic) e l’Agenzia albanese per lo sviluppo (Aida). Ma è la questione non è solo finanziaria. I soldi, quelli, ci sono. Bisogna definire i dettagli e la parola passa a ingegneri e architetti: un’altra foto – diffusa dalla testata indipendente Citizens.al e da altri siti – ritrae Rama e mrs Trump con un nutrito pool di esperti al termine di un altro incontro. Una quarantina in tutto: albanesi, americani (fidati) e anche un guru dell’architettura come il giapponese Kengo Kuma che nel Paese delle Aquile ha firmato il Visitor Center di Butrinto. La squadra è varata: dai suggestivi rendering ai fatti, si potrebbe dire. I colleghi giornalisti albanesi assicurano che il dado è tratto: volumi, interventi edilizi, infrastrutture, collegamenti, forse anche uno schema di incentivi fiscali per rendere meno oneroso l’investimento. Una cifra monstre per questa sponda dell’Adriatico: 1,4 miliardi di euro, tanti ne servono per trasformare questa isola semi-sconosciuta in un paradiso per ricchi.
È l’investimento complessivo anche se qualcuno aveva parlato di una vera e propria acquisizione che invece non ci sarà: Sazan resta albanese, ma la gestiranno gli americani. L’asse è consolidato e circolano anche altri nomi: a dirigere l’operazione in loco potrebbe essere l’immobiliarista californiano Asher Abeshera, amico fidato di Ivanka e del marito; per i lavori si fa il nome dell’imprenditore miliardario albanese Shfqet Kastrati che condivide con Kushner la residenza dorata in un’isoletta lussuosa nel mare di Miami.
Le accuse degli ambientalisti
Il popolo albanese, almeno per ora, non si schiera. A muoversi sono gli ambientalisti che mettono sotto accusa il progetto: 41 associazioni di 28 Paesi diversi hanno scritto una lettera al premier Rama per chiedere la sospensione di ogni intervento edilizio sollevando, come si legge nel documento, “una serie di preoccupazioni per l’impatto sull’ambiente” facendo riferimento al fatto che Sazan è riconosciuta come parte di un’area chiave per la biodiversità, per gli uccelli e, più in generale, per la fauna. Su tutti la foca monaca del Mediterraneo, uno dei mammiferi marini più a rischio di estinzione: le acque intorno all’isola sono cruciali per il mantenimento dell’habitat e, per gli ambientalisti, un intervento così massiccio lungo i 14 chilometri di costa di Sazan avrebbe un impatto devastante.
Per l’Italia c’è la Lipu con il presidente Claudio Celada che sottoscrive l’allarme contenuto nella lettera: «Il resort rappresenta una grave minaccia a causa degli interventi infrastrutturali su larga scala come il traffico marittimo, le strade e le reti fognarie. Questi interventi comportano rumore, illuminazione artificiale, inquinamento e una maggiore presenza umana che possono allontanare la fauna selvatica e modificare i delicati habitat naturali». Celada respinge il sospetto di posizioni integraliste: «Non siamo contrari alla fruizione di Sazan, ma come per molti altri casi bisogna decidere quale fruizione è ecocompatibile con la salvaguardia dell’isola per non alternarne la biodiversità». La lettera al governo di Tirana chiama in causa la questione-Europa perché l’ingresso nell’Ue – a cui l’Albania aspira – prevede il rispetto di alcuni parametri ambientali come alcune Direttive comunitarie contrarie alla cementificazione che il progetto Trump sembra bypassare. «Aspettiamo una risposta da Tirana – aggiunge Celada – come pure capiremo se il pressing ambientalista avrà un supporto da Bruxelles nello scenario geopolitico di questo mega investimento che ha molti protagonisti. Nella lettera diciamo che l’approvazione del resort è in diretta contraddizione con gli impegni dell’Albania nel processo di adesione all’Ue. È una battaglia difficile, ma non molliamo».
Non giriamoci troppo attorno: Rama si gioca molto perché il turismo è la vera spinta della crescita economica albanese. Oltre 12 milioni di presenze nel 2024 (ultimi dati disponibili) che valgono un +15% annuo. Percentuali che in Italia e in Puglia ci sogniamo tanto che gli esperti parlano di vera concorrenza soprattutto per le regioni dirimpettaie.
Gli americani fanno sul serio e Ivanka nella settimana tra Valona e Tirana ha usato anche il suo Instagram da migliaia di follower. “Magical Albania”: così ha scritto postando le immagini di una spiaggia sull’Adriatico nonostante il cielo grigio. Ishulli i Trumpeve: gli albanesi la chiamano già così da mesi. L’isola dei Trump, la rotta è tracciata.
Con il mega resort tutto cambierà e non si potrà più tornare indietro. Lo sa bene chi frequenta il Canale d’Otranto, italiani compresi: chi veleggia verso Saranda, chi in yacht si dirige più a Sud verso la greca Othoni, chi prende il traghetto per motivi di lavoro, chi ci passa sui cargo di ritorno da Bari o verso nord ad Ancona o a Trieste. Scartate Spagna, Italia e Croazia (già sature) e scartate le coste turche e mediorientali “diplomaticamente” impegnative, quello in Albania è il primo, vero investimento nel Meditteraneo nell’ambito di un’espansione trumpiana che della politica si nutre ma poi va molto oltre. In pieno stile Donald.
I ricchi americani spenderanno, il vecchio pontile della baia di San Nicolò diventerà un super porto per un turismo nautico luxury e le costose escursioni tra Valona e Leuca saranno all’ordine del giorno. I Trump nostri nuovi vicini di casa, i ricconi americani come dirimpettai che non ci saremmo aspettati. Anche a noi toccherà decidere cosa fare. Prendere o lasciare? Risorsa in più o danno ambientale? Un’opportunità per portare altri americani in Valle d’Itria o motivo di pericolo per la salvaguardia della nostra identità? Gli aliscafi, tranne clamorose sorprese, arriveranno a Otranto e forse anche altrove. E la Puglia, come quando a Bari sbarcò la Vlora, sarà davanti a un bivio. Nel 1991 gli albanesi cercavano l’America. Ora l’America sarà qui davanti, quasi a portata di gommone. Ci sono molti modi di essere padroni del proprio destino. Tranne uno: girarsi dall’altra parte e far finta di non vedere.
I Trump nuovi vicini di casa: l’ok al resort di lusso a poche miglia dal Salento. Il no degli ambientalisti
Un investimento da 1,4 miliardi di euro nell’isola di Saseno: l’accordo con Rama, le foto e il post di Ivanka. La lettera di protesta al premier Rama

Nelle limpide giornate di tramontana si può vedere a occhio nudo: Saseno, isola del golfo di Valona, il punto più vicino dell’Albania. Con un buon binocolo s’intuisce il profilo verdeggiante: aspra, vergine, selvaggia. Poco più di 24 miglia nautiche di distanza, appena 77 chilometri. Con un aliscafo da Otranto basterebbe un’ora e mezzo per raggiungerla. L’Oltreadriatico ad un passo, più vicino di Corfù e Dubrovnik.
Saseno – anzi Sazan come la chiamano gli albanesi – diventerà a stelle e strisce. Presto ci sbarcheranno i Trump anche se quando lo dici ancora non ti credono. Nascerà un mega resort di lusso a picco sul mare: la firma è di Ivanka Trump, la figlia del presidente Usa, e del marito Jared Kushner a capo della società Affinity Partners. Un anno fa il primo step dopo che l’Albania che aveva riconosciuto al progetto made in America lo status di “investimento strategico”. Ora la conferma con la nuova visita a Tirana di Ivanka (e marito immobiliarista) condita da stories su Instagram, cene ufficiali con il governo e incontri operativi “bilaterali” con i progettisti. L’accelerazione annunciata, il conto alla rovescia può cominciare: oltre 45 ettari di lussuose ville nel verde, Spa e piscine, confort da sogno. Stile Bahamas o Maldive. O forse meglio Miami (e capiremo perché).
La storia
Breve preambolo, giusto per riepilogare: la coppia se ne innamora nel 2023 nel corso di un viaggio-crociera nel Mediterraneo e punta gli occhi su questo gioiello del Parco nazionale marino Sazan-Karaburun. Dai contatti ai rendering il passo è breve con il premier Edi Rama che acconsente nel nome dello sviluppo: niente conferenze stampa, ma neanche smentite. La scorsa settimana la svolta: la figlia del presidente Usa e il marito imprenditore tornano nel Paese delle Aquile dopo che a inizio anno il governo aveva “liberato” Sazan dai vincoli ambientali del Parco intervenendo sulle normative. Ora si può costruire e c’è da mettere un po’ di cose nero su bianco. Nessuna conferenza stampa, ma le notizie rimbalzano dai media albanesi: la società statale Albanian State Development & Real Estate (Asdre) sembra destinata a diventare partner della società di Kushner (a sua volta partecipata dai fondi sauditi) e saranno definite le rispettive quote.
C’è molto da fare perché a Sazan, ormai disabitata da quando è stata smantellata la base militare albanese con le sue decine di bunker voluti da Enver Hoxha, bisogna riportare acqua e luce. Dell’insediamento italiano tra le due guerre dove era cresciuta la scrittrice salentina Rina Durante (figlia di un ufficiale della Regia Marina) non è rimasto quasi nulla: il comando diroccato, gli scheletri della scuola e del teatro, le case ormai divorate dal tempo e dalle erbacce.
Le foto sfocate ritraggono Ivanka ricevuta dal premier Rama: è il momento che precede quello in cui vengono gettate le basi per il negoziato a cui partecipano anche la Società albanese per gli investimenti (Aic) e l’Agenzia albanese per lo sviluppo (Aida). Ma è la questione non è solo finanziaria. I soldi, quelli, ci sono. Bisogna definire i dettagli e la parola passa a ingegneri e architetti: un’altra foto – diffusa dalla testata indipendente Citizens.al e da altri siti – ritrae Rama e mrs Trump con un nutrito pool di esperti al termine di un altro incontro. Una quarantina in tutto: albanesi, americani (fidati) e anche un guru dell’architettura come il giapponese Kengo Kuma che nel Paese delle Aquile ha firmato il Visitor Center di Butrinto. La squadra è varata: dai suggestivi rendering ai fatti, si potrebbe dire. I colleghi giornalisti albanesi assicurano che il dado è tratto: volumi, interventi edilizi, infrastrutture, collegamenti, forse anche uno schema di incentivi fiscali per rendere meno oneroso l’investimento. Una cifra monstre per questa sponda dell’Adriatico: 1,4 miliardi di euro, tanti ne servono per trasformare questa isola semi-sconosciuta in un paradiso per ricchi.
È l’investimento complessivo anche se qualcuno aveva parlato di una vera e propria acquisizione che invece non ci sarà: Sazan resta albanese, ma la gestiranno gli americani. L’asse è consolidato e circolano anche altri nomi: a dirigere l’operazione in loco potrebbe essere l’immobiliarista californiano Asher Abeshera, amico fidato di Ivanka e del marito; per i lavori si fa il nome dell’imprenditore miliardario albanese Shfqet Kastrati che condivide con Kushner la residenza dorata in un’isoletta lussuosa nel mare di Miami.
Le accuse degli ambientalisti
Il popolo albanese, almeno per ora, non si schiera. A muoversi sono gli ambientalisti che mettono sotto accusa il progetto: 41 associazioni di 28 Paesi diversi hanno scritto una lettera al premier Rama per chiedere la sospensione di ogni intervento edilizio sollevando, come si legge nel documento, “una serie di preoccupazioni per l’impatto sull’ambiente” facendo riferimento al fatto che Sazan è riconosciuta come parte di un’area chiave per la biodiversità, per gli uccelli e, più in generale, per la fauna. Su tutti la foca monaca del Mediterraneo, uno dei mammiferi marini più a rischio di estinzione: le acque intorno all’isola sono cruciali per il mantenimento dell’habitat e, per gli ambientalisti, un intervento così massiccio lungo i 14 chilometri di costa di Sazan avrebbe un impatto devastante.
Per l’Italia c’è la Lipu con il presidente Claudio Celada che sottoscrive l’allarme contenuto nella lettera: «Il resort rappresenta una grave minaccia a causa degli interventi infrastrutturali su larga scala come il traffico marittimo, le strade e le reti fognarie. Questi interventi comportano rumore, illuminazione artificiale, inquinamento e una maggiore presenza umana che possono allontanare la fauna selvatica e modificare i delicati habitat naturali». Celada respinge il sospetto di posizioni integraliste: «Non siamo contrari alla fruizione di Sazan, ma come per molti altri casi bisogna decidere quale fruizione è ecocompatibile con la salvaguardia dell’isola per non alternarne la biodiversità». La lettera al governo di Tirana chiama in causa la questione-Europa perché l’ingresso nell’Ue – a cui l’Albania aspira – prevede il rispetto di alcuni parametri ambientali come alcune Direttive comunitarie contrarie alla cementificazione che il progetto Trump sembra bypassare. «Aspettiamo una risposta da Tirana – aggiunge Celada – come pure capiremo se il pressing ambientalista avrà un supporto da Bruxelles nello scenario geopolitico di questo mega investimento che ha molti protagonisti. Nella lettera diciamo che l’approvazione del resort è in diretta contraddizione con gli impegni dell’Albania nel processo di adesione all’Ue. È una battaglia difficile, ma non molliamo».
Non giriamoci troppo attorno: Rama si gioca molto perché il turismo è la vera spinta della crescita economica albanese. Oltre 12 milioni di presenze nel 2024 (ultimi dati disponibili) che valgono un +15% annuo. Percentuali che in Italia e in Puglia ci sogniamo tanto che gli esperti parlano di vera concorrenza soprattutto per le regioni dirimpettaie.
Gli americani fanno sul serio e Ivanka nella settimana tra Valona e Tirana ha usato anche il suo Instagram da migliaia di follower. “Magical Albania”: così ha scritto postando le immagini di una spiaggia sull’Adriatico nonostante il cielo grigio. Ishulli i Trumpeve: gli albanesi la chiamano già così da mesi. L’isola dei Trump, la rotta è tracciata.
Con il mega resort tutto cambierà e non si potrà più tornare indietro. Lo sa bene chi frequenta il Canale d’Otranto, italiani compresi: chi veleggia verso Saranda, chi in yacht si dirige più a Sud verso la greca Othoni, chi prende il traghetto per motivi di lavoro, chi ci passa sui cargo di ritorno da Bari o verso nord ad Ancona o a Trieste. Scartate Spagna, Italia e Croazia (già sature) e scartate le coste turche e mediorientali “diplomaticamente” impegnative, quello in Albania è il primo, vero investimento nel Meditteraneo nell’ambito di un’espansione trumpiana che della politica si nutre ma poi va molto oltre. In pieno stile Donald.
I ricchi americani spenderanno, il vecchio pontile della baia di San Nicolò diventerà un super porto per un turismo nautico luxury e le costose escursioni tra Valona e Leuca saranno all’ordine del giorno. I Trump nostri nuovi vicini di casa, i ricconi americani come dirimpettai che non ci saremmo aspettati. Anche a noi toccherà decidere cosa fare. Prendere o lasciare? Risorsa in più o danno ambientale? Un’opportunità per portare altri americani in Valle d’Itria o motivo di pericolo per la salvaguardia della nostra identità? Gli aliscafi, tranne clamorose sorprese, arriveranno a Otranto e forse anche altrove. E la Puglia, come quando a Bari sbarcò la Vlora, sarà davanti a un bivio. Nel 1991 gli albanesi cercavano l’America. Ora l’America sarà qui davanti, quasi a portata di gommone. Ci sono molti modi di essere padroni del proprio destino. Tranne uno: girarsi dall’altra parte e far finta di non vedere.
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