Salento, malore in palestra: un 63enne salvato dal 118

Salento, malore in palestra: un 63enne salvato dal 118

Il caso riaccende l’allarme sulla sicurezza e sui protocolli sanitari per l’idoneità degli atleti amatoriali allo sport

Salento, malore in palestra: un 63enne salvato dal 118
di Andrea TAFURO
3 Minuti di Lettura
domenica 25 gennaio 2026, 21:00 – Ultimo aggiornamento:
27 gennaio, 21:08

Un malore improvviso durante le prime fasi del riscaldamento, il crollo sul pavimento della palestra e la corsa disperata contro il tempo. È accaduto nel pomeriggio di sabato a Cavallino (Lecce), dove un uomo di 63 anni, operatore di Sanitaservice e atleta esperto delle arti marziali, è stato colpito da un infarto mentre si accingeva a iniziare il suo consueto allenamento.

L’uomo è stato soccorso dal personale del 118 mentre si trovava in arresto cardiaco. Grazie alla tempestività delle manovre rianimatorie, il suo cuore ha ripreso a battere ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Attualmente è ricoverato nel reparto di Cardiochirurgia: le sue condizioni sono stabili, ma la prognosi resta riservata e il monitoraggio da parte dei medici è costante. Gli accertamenti di rito sono stati effettuati dai carabinieri della compagnia di Lecce.

L’episodio ha sollevato immediata preoccupazione e riaccende il dibattito sulla sicurezza dello sport amatoriale e sulla validità dei protocolli preventivi. Il caso di Cavallino arriva infatti a pochi giorni di distanza dalla tragedia di Riccardo Chetta, il 39enne di Parabita morto il 15 gennaio durante una partita d’allenamento a calcio sul campo di Collepasso con la sua squadra di amici. Una vicenda che ha scosso l’intero Salento e che si è spostata anche nelle aule di giustizia con l’inchiesta aperta dalla procura di Lecce.

Proprio per fare luce su quel decesso, nei giorni scorsi è stata eseguita l’autopsia sul corpo del giovane sportivo, disposta dal pubblico ministero Alessandro Prontera e affidato al medico legale Alberto Tortorella, ha confermato i timori della vigilia: a stroncare Chetta sarebbe stata un’aritmia maligna con fibrillazione ventricolare. Un disturbo elettrico del cuore così violento da impedire qualsiasi funzione vitale in pochissimi istanti.

Questi due episodi, pur con esiti opposti, riportano al centro dell’attenzione la necessità di controlli sanitari sempre più accurati per gli atleti amatoriali. A tal proposito, poco dopo il primo tragico evento, era intervenuto anche il dottore Peppino Palaia, ex storico medico sportivo dell’Us Lecce, per invitare alla prevenzione accurata anche negli sport amatoriali e al rigore nel rilascio dei certificati medici al fine di prevenire i rischi imprevedibili dell’attività fisica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Salento, malore in palestra: un 63enne salvato dal 118

Il caso riaccende l’allarme sulla sicurezza e sui protocolli sanitari per l’idoneità degli atleti amatoriali allo sport

Salento, malore in palestra: un 63enne salvato dal 118
di Andrea TAFURO
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domenica 25 gennaio 2026, 21:00 – Ultimo aggiornamento:
27 gennaio, 21:08

Un malore improvviso durante le prime fasi del riscaldamento, il crollo sul pavimento della palestra e la corsa disperata contro il tempo. È accaduto nel pomeriggio di sabato a Cavallino (Lecce), dove un uomo di 63 anni, operatore di Sanitaservice e atleta esperto delle arti marziali, è stato colpito da un infarto mentre si accingeva a iniziare il suo consueto allenamento.

L’uomo è stato soccorso dal personale del 118 mentre si trovava in arresto cardiaco. Grazie alla tempestività delle manovre rianimatorie, il suo cuore ha ripreso a battere ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Attualmente è ricoverato nel reparto di Cardiochirurgia: le sue condizioni sono stabili, ma la prognosi resta riservata e il monitoraggio da parte dei medici è costante. Gli accertamenti di rito sono stati effettuati dai carabinieri della compagnia di Lecce.

L’episodio ha sollevato immediata preoccupazione e riaccende il dibattito sulla sicurezza dello sport amatoriale e sulla validità dei protocolli preventivi. Il caso di Cavallino arriva infatti a pochi giorni di distanza dalla tragedia di Riccardo Chetta, il 39enne di Parabita morto il 15 gennaio durante una partita d’allenamento a calcio sul campo di Collepasso con la sua squadra di amici. Una vicenda che ha scosso l’intero Salento e che si è spostata anche nelle aule di giustizia con l’inchiesta aperta dalla procura di Lecce.

Proprio per fare luce su quel decesso, nei giorni scorsi è stata eseguita l’autopsia sul corpo del giovane sportivo, disposta dal pubblico ministero Alessandro Prontera e affidato al medico legale Alberto Tortorella, ha confermato i timori della vigilia: a stroncare Chetta sarebbe stata un’aritmia maligna con fibrillazione ventricolare. Un disturbo elettrico del cuore così violento da impedire qualsiasi funzione vitale in pochissimi istanti.

Questi due episodi, pur con esiti opposti, riportano al centro dell’attenzione la necessità di controlli sanitari sempre più accurati per gli atleti amatoriali. A tal proposito, poco dopo il primo tragico evento, era intervenuto anche il dottore Peppino Palaia, ex storico medico sportivo dell’Us Lecce, per invitare alla prevenzione accurata anche negli sport amatoriali e al rigore nel rilascio dei certificati medici al fine di prevenire i rischi imprevedibili dell’attività fisica.

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