Federica Torzullo, Claudio Carlomagno ammette: «L’ho uccisa nella doccia». Ma per i pm troppe zone d’ombra
La lite e le coltellate: “Temevo di perdere mio figlio”. La Procura indaga sul possibile aiuto di un complice

dalle nostre inviate
CIVITAVECCHIA «Quando ho sentito che sarebbe andata via di casa, portando via nostro figlio e minacciandomi di non farmelo vedere spesso, non ho capito più nulla e l’ho uccisa». Claudio Carlomagno ieri, nel carcere di Civitavecchia dove è recluso da domenica, ha confessato di aver assassinato sua moglie Federica Torzullo intorno alle 6,30 di mattina del 9 gennaio, mentre stava entrando nella doccia, colpendola al collo due volte con un coltello che tenevano in bagno per sturare il lavandino. E in soli 40 minuti – stando alla sua versione – ha trascinato il corpo della 41enne giù dalle scale della loro villetta, ad Anguillara Sabazia, l’ha caricato nel baule della sua auto e ha lavato la scena del crimine. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato 4 ore, ha «mantenuto una certa lucidità nel descrivere le condotte violente poste in essere – precisa il gip – mostrando segni di commozione solo nel momento in cui ha rievocato il figlio e la prospettata perdita del rapporto con lui». Per non perdere la quotidianità con il bambino, lo ha reso di fatto orfano a 10 anni: la madre è morta e lui rischia l’ergastolo. «Il mio assistito è pronto a pagare per ciò che ha fatto», precisa l’avvocato Andrea Miroli. Il gip la definisce una «piena confessione», ma per i pm continua a non dire tutta la verità.
RICOSTRUZIONE
Dopo aver colpito Federica, in quel momento nuda e in procinto di farsi la doccia, «si era accasciata priva di sensi. Resosi conto dell’accaduto – ha spiegato al giudice Viviana Petrocelli – aveva pensato al suicidio non trovando però il coraggio. Si era allora determinato a eliminare le tracce, ripulendo l’immobile e avvolgendo il cadavere della moglie per trasportarlo all’interno del bagagliaio della propria autovettura Kia Sportage verso il deposito della ditta di famiglia», in via comunale di San Francesco. In un primo momento ha gettato il corpo nel cassone del suo camion, insieme ai teli usati per pulire il suo sangue e al cellulare della 41enne, dal quale ha mandato i messaggi alla suocera sulla colazione da dare al figlio. Poi ha dato fuoco al sacchetto «per eliminare le tracce». Ma, perdendo il controllo del rogo, si è accorto che aveva iniziato a bruciare anche il corpo. Quindi, per spegnerlo, gli ha gettato della sabbia addosso e l’ha colpito con una pala, martoriando ancora di più la salma. L’amputazione di una gamba sarebbe dovuta – a suo dire – all’azione della ruspa usata per scavare e ricolmare la fossa profonda due metri all’interno della quale ha gettato Federica.
Ma prima di darle questa sepoltura, l’uomo non sapeva come disfarsi delle spoglie della moglie. Quindi ha montato il cassone sul camion e ha girato per mezz’ora con il cadavere al suo interno. Ha fatto una sosta anche in una cava ad Anguillara, dove ha comprato materiali di risulta e detriti (probabilmente usati per colmare la fossa) e li ha caricati sul cassone del camion, con il rischio che qualcuno scorgesse la salma. «Si aggirava in strada senza meta precisa in stato confusionale bordo dell’Iveco – si legge nell’ordinanza con cui è stata disposta dal gip la sua custodia in carcere – Raggiungeva l’abitazione (di via Costantino 9, ndr) alle 10 circa senza chiarirne il motivo, per poi rientrare nel deposito della sua azienda deciso a seppellirla. Non avendo con sé le chiavi dell’escavatore si recava con la propria autovettura presso il cantiere di Prima Porta, dove veniva in effetti visto alle 11 circa; rientrava in deposito e con il mezzo lì presente provvedeva a scavare una buca dove depositava il corpo della vittima ricoprendolo con il terreno. Lavava dunque il cassone dell’autocarro per poi recarsi a scuola del figlio». Lungo il tragitto, percorrendo la statale Braccianese Claudia, «si liberava dell’arma del delitto buttandola via in un corso d’acqua». I carabinieri del nucleo investigativo di Ostia, con i quali il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori si è complimentato per l’eccellente indagine, sono già alla ricerca del coltello.
MOTIVAZIONI
Secondo il gip sussiste il reato di femminicidio, introdotto a dicembre nel nostro ordinamento: «L’indagato, vedendo nella decisione della moglie di andare via di casa la causa di uno sconvolgimento del proprio progetto di vita, ha di fatto agito eliminandola e privandola dunque di ogni autonomia decisionale. Una volta compresa la portata del proprio gesto ha deciso di occultare, sebbene in maniera maldestra, le tracce di quanto avvenuto ripulendo la scena del crimine». Dopo aver lavato l’autocarro e i vestiti da lui indossati al momento del delitto, Carlomagno «si è finto sorpreso di fronte all’allarme dei suoceri e dei colleghi di lavoro di Federica tanto da recarsi con alcuni familiari» alla stazione dei carabinieri di Anguillara per denunciarne la scomparsa. «L’atto omicida trova origine proprio nel contrasto di vedute rispetto alla ormai acclarata dissoluzione del rapporto affettivo» tra i coniugi, spiega il gip. «La vittima era ormai pronta a stravolgere quelli che fino ad allora erano stati gli equilibri familiari. Era decisa a proseguire verso una separazione, che d’altra parte sperava potesse essere gestita consensualmente; programmava una vita nuova, una relazione nuova con una persona cui era già legata da tempo e non aveva intenzione di restare nell’immobilismo cui il coniuge l’aveva costretta». D’altronde l’uomo, che ha detto di non sapere della nuova relazione della moglie, aveva già mandato a monte un primo appuntamento fissato con un legale per discutere i dettagli della separazione. Per il giudice è una «personalità negativa», «non solo incapace di controllare i suoi impulsi», ma «ostinato nella condotta delittuosa». «Non è vero che voleva portargli via il figlio», precisa la famiglia di Federica, che lo aveva accolto e “adottato” affettivamente.
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Federica Torzullo, Claudio Carlomagno ammette: «L’ho uccisa nella doccia». Ma per i pm troppe zone d’ombra
La lite e le coltellate: “Temevo di perdere mio figlio”. La Procura indaga sul possibile aiuto di un complice

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CIVITAVECCHIA «Quando ho sentito che sarebbe andata via di casa, portando via nostro figlio e minacciandomi di non farmelo vedere spesso, non ho capito più nulla e l’ho uccisa». Claudio Carlomagno ieri, nel carcere di Civitavecchia dove è recluso da domenica, ha confessato di aver assassinato sua moglie Federica Torzullo intorno alle 6,30 di mattina del 9 gennaio, mentre stava entrando nella doccia, colpendola al collo due volte con un coltello che tenevano in bagno per sturare il lavandino. E in soli 40 minuti – stando alla sua versione – ha trascinato il corpo della 41enne giù dalle scale della loro villetta, ad Anguillara Sabazia, l’ha caricato nel baule della sua auto e ha lavato la scena del crimine. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato 4 ore, ha «mantenuto una certa lucidità nel descrivere le condotte violente poste in essere – precisa il gip – mostrando segni di commozione solo nel momento in cui ha rievocato il figlio e la prospettata perdita del rapporto con lui». Per non perdere la quotidianità con il bambino, lo ha reso di fatto orfano a 10 anni: la madre è morta e lui rischia l’ergastolo. «Il mio assistito è pronto a pagare per ciò che ha fatto», precisa l’avvocato Andrea Miroli. Il gip la definisce una «piena confessione», ma per i pm continua a non dire tutta la verità.
RICOSTRUZIONE
Dopo aver colpito Federica, in quel momento nuda e in procinto di farsi la doccia, «si era accasciata priva di sensi. Resosi conto dell’accaduto – ha spiegato al giudice Viviana Petrocelli – aveva pensato al suicidio non trovando però il coraggio. Si era allora determinato a eliminare le tracce, ripulendo l’immobile e avvolgendo il cadavere della moglie per trasportarlo all’interno del bagagliaio della propria autovettura Kia Sportage verso il deposito della ditta di famiglia», in via comunale di San Francesco. In un primo momento ha gettato il corpo nel cassone del suo camion, insieme ai teli usati per pulire il suo sangue e al cellulare della 41enne, dal quale ha mandato i messaggi alla suocera sulla colazione da dare al figlio. Poi ha dato fuoco al sacchetto «per eliminare le tracce». Ma, perdendo il controllo del rogo, si è accorto che aveva iniziato a bruciare anche il corpo. Quindi, per spegnerlo, gli ha gettato della sabbia addosso e l’ha colpito con una pala, martoriando ancora di più la salma. L’amputazione di una gamba sarebbe dovuta – a suo dire – all’azione della ruspa usata per scavare e ricolmare la fossa profonda due metri all’interno della quale ha gettato Federica.
Ma prima di darle questa sepoltura, l’uomo non sapeva come disfarsi delle spoglie della moglie. Quindi ha montato il cassone sul camion e ha girato per mezz’ora con il cadavere al suo interno. Ha fatto una sosta anche in una cava ad Anguillara, dove ha comprato materiali di risulta e detriti (probabilmente usati per colmare la fossa) e li ha caricati sul cassone del camion, con il rischio che qualcuno scorgesse la salma. «Si aggirava in strada senza meta precisa in stato confusionale bordo dell’Iveco – si legge nell’ordinanza con cui è stata disposta dal gip la sua custodia in carcere – Raggiungeva l’abitazione (di via Costantino 9, ndr) alle 10 circa senza chiarirne il motivo, per poi rientrare nel deposito della sua azienda deciso a seppellirla. Non avendo con sé le chiavi dell’escavatore si recava con la propria autovettura presso il cantiere di Prima Porta, dove veniva in effetti visto alle 11 circa; rientrava in deposito e con il mezzo lì presente provvedeva a scavare una buca dove depositava il corpo della vittima ricoprendolo con il terreno. Lavava dunque il cassone dell’autocarro per poi recarsi a scuola del figlio». Lungo il tragitto, percorrendo la statale Braccianese Claudia, «si liberava dell’arma del delitto buttandola via in un corso d’acqua». I carabinieri del nucleo investigativo di Ostia, con i quali il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori si è complimentato per l’eccellente indagine, sono già alla ricerca del coltello.
MOTIVAZIONI
Secondo il gip sussiste il reato di femminicidio, introdotto a dicembre nel nostro ordinamento: «L’indagato, vedendo nella decisione della moglie di andare via di casa la causa di uno sconvolgimento del proprio progetto di vita, ha di fatto agito eliminandola e privandola dunque di ogni autonomia decisionale. Una volta compresa la portata del proprio gesto ha deciso di occultare, sebbene in maniera maldestra, le tracce di quanto avvenuto ripulendo la scena del crimine». Dopo aver lavato l’autocarro e i vestiti da lui indossati al momento del delitto, Carlomagno «si è finto sorpreso di fronte all’allarme dei suoceri e dei colleghi di lavoro di Federica tanto da recarsi con alcuni familiari» alla stazione dei carabinieri di Anguillara per denunciarne la scomparsa. «L’atto omicida trova origine proprio nel contrasto di vedute rispetto alla ormai acclarata dissoluzione del rapporto affettivo» tra i coniugi, spiega il gip. «La vittima era ormai pronta a stravolgere quelli che fino ad allora erano stati gli equilibri familiari. Era decisa a proseguire verso una separazione, che d’altra parte sperava potesse essere gestita consensualmente; programmava una vita nuova, una relazione nuova con una persona cui era già legata da tempo e non aveva intenzione di restare nell’immobilismo cui il coniuge l’aveva costretta». D’altronde l’uomo, che ha detto di non sapere della nuova relazione della moglie, aveva già mandato a monte un primo appuntamento fissato con un legale per discutere i dettagli della separazione. Per il giudice è una «personalità negativa», «non solo incapace di controllare i suoi impulsi», ma «ostinato nella condotta delittuosa». «Non è vero che voleva portargli via il figlio», precisa la famiglia di Federica, che lo aveva accolto e “adottato” affettivamente.
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