Pietro Valsecchi: «Checco Zalone? Qualcosa tra noi si è rotto. Mi ha fatto spendere 24 milioni come vendetta per i guadagni che mi ha…

Pietro Valsecchi: «Checco Zalone? Qualcosa tra noi si è rotto. Mi ha fatto spendere 24 milioni come vendetta per i guadagni che mi ha fatto fare»

Parla al Corriere il produttore che ha scoperto Kim Rossi Stuart e Checco Zalone. Da ‘Cado dalle nubi’ a ‘Tolo Tolo’ successi e insuccessi fino alla rottura: «Tutti vogliono essere unici. E Luca lo era davvero»

Pietro Valsecchi: «Tutti volevano rubarmi Zalone. Lui era diventato ossessivo. Voleva essere riconosciuto dalla sinistra. Il suo regista mi chiese troppi soldi» (foto Ipa)
Pietro Valsecchi: «Tutti volevano rubarmi Zalone. Lui era diventato ossessivo. Voleva essere riconosciuto dalla sinistra. Il suo regista mi chiese troppi soldi» (foto Ipa)
di Redazione web
4 Minuti di Lettura
giovedì 11 dicembre 2025, 07:32

Pietro Valsecchi di scoperte cinematografiche ne ha fatte tante. Al Corriere racconta di quando ha incontrato per strada un bellissimo ragazzino biondo e gli ha proposto di fare un provino: era Kim Rossi Stuart, aveva 13 anni. Un’altra importante scoperta, però, la fece grazie al figlio, adolescente anche lui, e appassionato spettatore di Zelig: «Papà, guarda questo comico, mi fa morire dal ridere, si chiama Zalone».

L’incontro con Checco Zalone

«La comicità di Zelig non faceva proprio per me» spiega Valsecchi, che per una volta fece un’eccezione: l’ironia tagliente e il sarcasmo fuori dagli schemi di Zalone lo convinsero al punto da cercare il suo numero e chiamarlo per invitarlo a Cortina. «Mi raggiunsero dalla Puglia lui e Gennaro Nunziante, il suo amico e regista.

Loro portarono la mozzarella, io li accolsi col tartufo». 

Cado dalle nubi e altri successi

Dalle chiacchiere di quella sera nacque l’idea per Cado dalle nubi, il primo grande successo cinematografico di Zalone: un ragazzo che parte dal Sud alla conquista di Milano, col sogno di diventare un garnde cantante. Valsecchi racconta di come ha dovuto faticare per convincere la Medusa, società di Berlusconi di cui era socio al 50%, che si trattava di una buona scommessa. Alla fine la spuntò, e il film incassò 18 milioni. «Il secondo film ha fatto 45 milioni, il terzo 52, quello che è andato “male”, Tolo Tolo, ne ha incassati 48» racconta orgoglioso Valsecchi, ma da lì in poi qualcosa in questo equilibrio vorticoso si ruppe. 

La separazione

«Tutti volevano rubarmi Zalone» ammette il produttore, che si vanta di aver insegnato al giovane comico pugliese l’amore per l’arte e il collezionismo, il gusto per il buon vino e l’orecchio per la musica. Finché poi «tra noi qualcosa si ruppe».

«È diventato ossessivo, vinto dall’ansia del primo posto. Ma nel cinema è normale, l’invidia è ovunque, tutti vogliono essere unici. E Luca lo era davvero». La pietra dello scandalo sembra però che sia stata un’eccessiva richiesta di denaro da parte di Gennaro Nunziante, che lavorando con una star del calibro di Zalone si era montato la testa: «Lo cacciai dal mio ufficio in malo modo, urlandogli dietro fino in strada. Non l’ho più visto. A quel punto, ho lasciato Luca libero di fare il suo film».

Motivi politici o vezzi da star?

Secondo il produttore, Zalone non è più interessato a far ridere il suo pubblico, ma sarebbe più che altro spinto dal desiderio di farsi accettare da un certo circolo intellettuale di sinistra. E così, ha deciso di fare film sugli immigrati e sui temi sociali che potessero in qualche modo “nobilitarlo”, escludendo i i giovani autori che Valsecchi provava fino all’ultimo a mettergli vicino. «È un democristiano fino al midollo, voleva il riconoscimento di quel mondo e quando l’ha avuto l’ha snobbato. Solo che a me questo suo riconoscimento è costato 24 milioni di euro. Mi disse, con tutti i soldi che ti ho fatto guadagnare, ora te li faccio spendere. Una sorta di vendetta poetica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pietro Valsecchi: «Checco Zalone? Qualcosa tra noi si è rotto. Mi ha fatto spendere 24 milioni come vendetta per i guadagni che mi ha fatto fare»

Parla al Corriere il produttore che ha scoperto Kim Rossi Stuart e Checco Zalone. Da ‘Cado dalle nubi’ a ‘Tolo Tolo’ successi e insuccessi fino alla rottura: «Tutti vogliono essere unici. E Luca lo era davvero»

Pietro Valsecchi: «Tutti volevano rubarmi Zalone. Lui era diventato ossessivo. Voleva essere riconosciuto dalla sinistra. Il suo regista mi chiese troppi soldi» (foto Ipa)
Pietro Valsecchi: «Tutti volevano rubarmi Zalone. Lui era diventato ossessivo. Voleva essere riconosciuto dalla sinistra. Il suo regista mi chiese troppi soldi» (foto Ipa)
di Redazione web
4 Minuti di Lettura
giovedì 11 dicembre 2025, 07:32

Pietro Valsecchi di scoperte cinematografiche ne ha fatte tante. Al Corriere racconta di quando ha incontrato per strada un bellissimo ragazzino biondo e gli ha proposto di fare un provino: era Kim Rossi Stuart, aveva 13 anni. Un’altra importante scoperta, però, la fece grazie al figlio, adolescente anche lui, e appassionato spettatore di Zelig: «Papà, guarda questo comico, mi fa morire dal ridere, si chiama Zalone».

L’incontro con Checco Zalone

«La comicità di Zelig non faceva proprio per me» spiega Valsecchi, che per una volta fece un’eccezione: l’ironia tagliente e il sarcasmo fuori dagli schemi di Zalone lo convinsero al punto da cercare il suo numero e chiamarlo per invitarlo a Cortina. «Mi raggiunsero dalla Puglia lui e Gennaro Nunziante, il suo amico e regista.

Loro portarono la mozzarella, io li accolsi col tartufo». 

Cado dalle nubi e altri successi

Dalle chiacchiere di quella sera nacque l’idea per Cado dalle nubi, il primo grande successo cinematografico di Zalone: un ragazzo che parte dal Sud alla conquista di Milano, col sogno di diventare un garnde cantante. Valsecchi racconta di come ha dovuto faticare per convincere la Medusa, società di Berlusconi di cui era socio al 50%, che si trattava di una buona scommessa. Alla fine la spuntò, e il film incassò 18 milioni. «Il secondo film ha fatto 45 milioni, il terzo 52, quello che è andato “male”, Tolo Tolo, ne ha incassati 48» racconta orgoglioso Valsecchi, ma da lì in poi qualcosa in questo equilibrio vorticoso si ruppe. 

La separazione

«Tutti volevano rubarmi Zalone» ammette il produttore, che si vanta di aver insegnato al giovane comico pugliese l’amore per l’arte e il collezionismo, il gusto per il buon vino e l’orecchio per la musica. Finché poi «tra noi qualcosa si ruppe».

«È diventato ossessivo, vinto dall’ansia del primo posto. Ma nel cinema è normale, l’invidia è ovunque, tutti vogliono essere unici. E Luca lo era davvero». La pietra dello scandalo sembra però che sia stata un’eccessiva richiesta di denaro da parte di Gennaro Nunziante, che lavorando con una star del calibro di Zalone si era montato la testa: «Lo cacciai dal mio ufficio in malo modo, urlandogli dietro fino in strada. Non l’ho più visto. A quel punto, ho lasciato Luca libero di fare il suo film».

Motivi politici o vezzi da star?

Secondo il produttore, Zalone non è più interessato a far ridere il suo pubblico, ma sarebbe più che altro spinto dal desiderio di farsi accettare da un certo circolo intellettuale di sinistra. E così, ha deciso di fare film sugli immigrati e sui temi sociali che potessero in qualche modo “nobilitarlo”, escludendo i i giovani autori che Valsecchi provava fino all’ultimo a mettergli vicino. «È un democristiano fino al midollo, voleva il riconoscimento di quel mondo e quando l’ha avuto l’ha snobbato. Solo che a me questo suo riconoscimento è costato 24 milioni di euro. Mi disse, con tutti i soldi che ti ho fatto guadagnare, ora te li faccio spendere. Una sorta di vendetta poetica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Source URL: http://quotidianodipuglia.it/spettacoli/pietro_valsecchi_checco_zalone_vendetta_soldi_ossessivo_cosa_ha_detto-9239139.html


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.