Zelensky: «Piano pronto a giorni» Muro di Mosca su truppe e tregua

Zelensky: «Piano pronto a giorni» Muro di Mosca su truppe e tregua

Il presidente ucraino: «Almeno trenta Paesi sosterranno le garanzie di sicurezza». Il Cremlino: «Non accetteremo mai la presenza di soldati della Nato». E respinge il cessate il fuoco di Natale. Trump oggi parlerà alla Nazione

mercoledì 17 dicembre 2025di Mauro Evangelisti

Zelensky: «Piano pronto a giorni» Muro di Mosca su truppe e tregua

L’ottimismo americano non trova sponda nelle risposte russe. Gli Stati Uniti avevano fatto trapelare che «il 90 per cento delle questioni tra Russia e Ucraina è stato risolto», declinazione di quanto già aveva detto Donald Trump («non siamo mai stati così vicini alla fine della guerra»). E il presidente oggi alle 21 (ora locale, in Italia saranno già le 3 di giovedì) parlerà alla Nazione, ma secondo Bloomberg il tema sarà l’economia. Al termine dei tre giorni di trattative tra la delegazione americana, guidata da Steve Witkoff e Jared Kushner, e quella di Kiev, formata da Volodymyr Zelensky e Rustem Umerov, con la partecipazione anche di leader europei, il presidente ucraino spiega: «I piani di pace saranno presentati a Mosca nei prossimi giorni, le proposte saranno finalizzate in queste ore.

Il Congresso Usa deve votare sulle garanzie di sicurezza. Dopodiché gli Stati Uniti dovrebbero tenere consultazioni con i russi, seguite da incontri ad alto livello. Siamo nel mezzo dei negoziati di pace più intensi e mirati dall’inizio di questa guerra».

TRATTATIVE

Il sito Axios rivela che si svolgeranno nuovi approfondimenti negli Usa, probabilmente a Miami. I nodi ancora da sciogliere sono legati al Donbass, al riconoscimento di tutta la regione come russa preteso da Mosca, anche per la parte in cui l’esercito di Putin non è riuscito ad avanzare. Gli Usa hanno proposto una forma ibrida, mantenendo in quella parte ancora controllata dagli ucraini (che dovrebbero ritirarsi) un’area demilitarizzata e una “zona economica libera”. Zelensky ha ripetuto: «Non significa che finirà sotto il controllo della Russia. Né de jure né de facto riconosceremo il Donbass come russo». Sul nodo delle garanzie di sicurezza, il compromesso ipotizzato da Zelensky, che congela la richiesta di adesione alla Nato, è un meccanismo di protezione simile all’articolo 5 dell’Alleanza atlantica. Ci deve essere la copertura di Washington, ma anche della Coalizione dei Volenterosi (i Paesi europei ma anche il Canada).

Dice Zelensky con riferimento al meccanismo sulla sicurezza che dovrà tutelare l’Ucraina da nuove aggressioni russe: «Non posso dire per quanti anni durerà, né se alcune garanzie saranno limitate nel tempo. Non ne stiamo ancora discutendo». Da Mosca arrivano segnali contrastanti. «La partecipazione degli europei ai negoziati non promette nulla di buono» mette le mani avanti Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino. Il viceministro degli Esteri russo, Sergej Ryabkov, ha però detto ad Abc News: «Siamo sul punto di raggiungere una soluzione diplomatica per porre fine alla guerra in Ucraina». Nonostante queste dichiarazioni, però, da Mosca si alzano muri: no alla tregua di Natale, no alla presenza di forze multinazionali in Ucraina a garanzia della pace («non sottoscriveremo, accetteremo o saremo nemmeno soddisfatti di alcuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino»).

Mosca smentisce anche che vi sia stata una telefonata di recente tra Putin e Trump. E allora è utile tornare alle frasi di Zelensky che ha parlato al termine del lungo confronto con Witkoff e Kushner: «La posizione negoziale russa non è ancora cambiata: vogliono il nostro Donbass. E noi non vogliamo cedere il nostro Donbass. Con il gruppo dei Volenterosi abbiamo redatto un documento, ma abbiamo deciso di non condividerlo. Dopo il cessate il fuoco, sarà pronto e vedrete come contribuirà ogni Paese. Oltre trenta Stati sono disposti a contribuire alle garanzie di sicurezza, ma non tutti con le truppe». E sui negoziati aggiunge: «Non stiamo parlando di una pausa o di una soluzione temporanea e incerta, stiamo lavorando a stretto contatto con i partner per mettere finalmente fine a questa guerra russa contro l’Ucraina». Per il Paese c’è un nemico aggiuntivo: il freddo, aggravato dagli attacchi contro le infrastrutture energetiche dei russi. Ricorda Zelensky: «Ogni notte i genitori ucraini tengono i loro figli in cantina e nei rifugi».
 


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Zelensky: «Piano pronto a giorni» Muro di Mosca su truppe e tregua

Il presidente ucraino: «Almeno trenta Paesi sosterranno le garanzie di sicurezza». Il Cremlino: «Non accetteremo mai la presenza di soldati della Nato». E respinge il cessate il fuoco di Natale. Trump oggi parlerà alla Nazione

mercoledì 17 dicembre 2025di Mauro Evangelisti

Zelensky: «Piano pronto a giorni» Muro di Mosca su truppe e tregua

L’ottimismo americano non trova sponda nelle risposte russe. Gli Stati Uniti avevano fatto trapelare che «il 90 per cento delle questioni tra Russia e Ucraina è stato risolto», declinazione di quanto già aveva detto Donald Trump («non siamo mai stati così vicini alla fine della guerra»). E il presidente oggi alle 21 (ora locale, in Italia saranno già le 3 di giovedì) parlerà alla Nazione, ma secondo Bloomberg il tema sarà l’economia. Al termine dei tre giorni di trattative tra la delegazione americana, guidata da Steve Witkoff e Jared Kushner, e quella di Kiev, formata da Volodymyr Zelensky e Rustem Umerov, con la partecipazione anche di leader europei, il presidente ucraino spiega: «I piani di pace saranno presentati a Mosca nei prossimi giorni, le proposte saranno finalizzate in queste ore.

Il Congresso Usa deve votare sulle garanzie di sicurezza. Dopodiché gli Stati Uniti dovrebbero tenere consultazioni con i russi, seguite da incontri ad alto livello. Siamo nel mezzo dei negoziati di pace più intensi e mirati dall’inizio di questa guerra».

TRATTATIVE

Il sito Axios rivela che si svolgeranno nuovi approfondimenti negli Usa, probabilmente a Miami. I nodi ancora da sciogliere sono legati al Donbass, al riconoscimento di tutta la regione come russa preteso da Mosca, anche per la parte in cui l’esercito di Putin non è riuscito ad avanzare. Gli Usa hanno proposto una forma ibrida, mantenendo in quella parte ancora controllata dagli ucraini (che dovrebbero ritirarsi) un’area demilitarizzata e una “zona economica libera”. Zelensky ha ripetuto: «Non significa che finirà sotto il controllo della Russia. Né de jure né de facto riconosceremo il Donbass come russo». Sul nodo delle garanzie di sicurezza, il compromesso ipotizzato da Zelensky, che congela la richiesta di adesione alla Nato, è un meccanismo di protezione simile all’articolo 5 dell’Alleanza atlantica. Ci deve essere la copertura di Washington, ma anche della Coalizione dei Volenterosi (i Paesi europei ma anche il Canada).

Dice Zelensky con riferimento al meccanismo sulla sicurezza che dovrà tutelare l’Ucraina da nuove aggressioni russe: «Non posso dire per quanti anni durerà, né se alcune garanzie saranno limitate nel tempo. Non ne stiamo ancora discutendo». Da Mosca arrivano segnali contrastanti. «La partecipazione degli europei ai negoziati non promette nulla di buono» mette le mani avanti Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino. Il viceministro degli Esteri russo, Sergej Ryabkov, ha però detto ad Abc News: «Siamo sul punto di raggiungere una soluzione diplomatica per porre fine alla guerra in Ucraina». Nonostante queste dichiarazioni, però, da Mosca si alzano muri: no alla tregua di Natale, no alla presenza di forze multinazionali in Ucraina a garanzia della pace («non sottoscriveremo, accetteremo o saremo nemmeno soddisfatti di alcuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino»).

Mosca smentisce anche che vi sia stata una telefonata di recente tra Putin e Trump. E allora è utile tornare alle frasi di Zelensky che ha parlato al termine del lungo confronto con Witkoff e Kushner: «La posizione negoziale russa non è ancora cambiata: vogliono il nostro Donbass. E noi non vogliamo cedere il nostro Donbass. Con il gruppo dei Volenterosi abbiamo redatto un documento, ma abbiamo deciso di non condividerlo. Dopo il cessate il fuoco, sarà pronto e vedrete come contribuirà ogni Paese. Oltre trenta Stati sono disposti a contribuire alle garanzie di sicurezza, ma non tutti con le truppe». E sui negoziati aggiunge: «Non stiamo parlando di una pausa o di una soluzione temporanea e incerta, stiamo lavorando a stretto contatto con i partner per mettere finalmente fine a questa guerra russa contro l’Ucraina». Per il Paese c’è un nemico aggiuntivo: il freddo, aggravato dagli attacchi contro le infrastrutture energetiche dei russi. Ricorda Zelensky: «Ogni notte i genitori ucraini tengono i loro figli in cantina e nei rifugi».
 


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