La pelle parla di noi. È il punto d’incontro tra corpo e ambiente. Riflette emozioni, benessere e persino lo stato di salute dell’intero organismo.
E ciò che mangiamo incide in modo diretto sul suo equilibrio e sul suo aspetto. Secchezza, rossore, opacità e imperfezioni raccontano molto più di quanto si possa immaginare. Come dimostra il lungo elenco di ricerche al centro del congresso internazionale su “Novità in tema di alimentazione nella prevenzione e terapia delle patologie cutanee” che si è svolto all’Istituto Dermatologico dell’Immacolata (IDI) a Roma.
«Gli squilibri nutrizionali, le alterazioni del microbiota intestinale e i processi infiammatori possono ripercuotersi sulla cute – spiega Ornella De Pità, responsabile Ricerca Clinica traslazionale dell’IDI Roma – Oggi sappiamo che l’asse intestino-cute è diretto: questi due organi hanno molte similitudini nella loro formazione e nella risposta immunologica e, quando si verifica uno sbilanciamento a livello intestinale, come ad esempio un’alterazione della flora batterica, le ripercussioni sulla cute e sul suo microbioma sono immediate». Ma quali sono i cibi alleati della pelle e quali, invece, nemici silenziosi? «È certamente opportuno limitare i cibi proinfiammatori come, ad esempio, l’eccesso di carboidrati e di grassi saturi – sottolinea Patrizia Teofoli, dermatologa dell’IDI – che possono alterare sia le attività ghiandolari sia la funzione barriera».
GLI “AMICI”
Per mantenere una cute sana, il primo passo è l’idratazione.
Quindi «bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno è essenziale – chiarisce De Pità – ma anche consumare gli alimenti ricchi di liquidi, come frutta e verdura. A questo dobbiamo aggiungere cibi contenenti nutrienti chiave: vitamina A, che favorisce la sintesi dei componenti preziosi della cute e contrasta i radicali liberi rallentando l’invecchiamento, di cui hanno un alto contenuto gli alimenti di origine animale come latte, formaggi e uova. È importante poi il betacarotene, che stimola la produzione di melanina e svolge così un’azione antiossidante, di protezione della pelle dall’invecchiamento precoce dovuto, per esempio, all’esposizione incauta al sole. Ne sono ricche frutta, verdura di colore giallo, carote, albicocche, pesche, papaia, arance, melone e le foglie verde scuro, come coste, spinaci ed erbette».
Un ruolo fondamentale è quello svolto dalla vitamina C, che De Pità definisce «una componente “mattone” della pelle. Capelli, unghie e cute risentono in maniera benefica del suo apporto e la troviamo in particolare in ribes, fragole, kiwi, agrumi e peperoni. Poi ci sono la vitamina E e lo zinco. La prima, presente in semi, noci e cereali integrali; il secondo, abbondante in manzo, agnello, rognoni, fegato, formaggio, latte e pollo, neutralizza i radicali liberi e partecipa alla costruzione del collagene». Un’alimentazione sana per la cute è quella che contribuisce poco all’infiammazione. Andrebbero dunque evitati quegli alimenti in grado di provocare una disbiosi intestinale o anche una semplice alterazione del microbiota. «Quando è presente una patologia cutanea, va definita una dieta specifica – puntualizza Teofoli – In linea generale, è opportuno moderare i carboidrati semplici, perché provocano un incremento dell’insulinemia, che aumenta l’attività della ghiandola sebacea (fattore importante per esempio nell’acne). Anche l’eccesso di latte e derivati, e i prodotti contenenti proteine del siero del latte, possono alterare il microbiota intestinale: evidenze scientifiche hanno documentato la proprietà che hanno queste sostanze di attivare dei pathway proinfiammatori. E le alterazioni ghiandolari e della funzione barriera che ne conseguono possono facilitare le infiammazioni cutanee e gli eczemi».
I tre consigli per un’epidermide in forma
1. Se la temperatura scende umidificare gli ambienti e fare docce poco calde
Basse temperature, sbalzi improvvisi, vento, ma anche smog e inquinamento. Tutti questi fattori indeboliscono e rendono più vulnerabile la pelle, favorendo l’insorgenza di problemi cutanei, come pelle secca e arrossamenti. Le basse temperature provocano un restringimento dei vasi sanguigni e di conseguenza una minore ossigenazione dei tessuti. Umidificare gli ambienti, per evitare che l’aria sia troppo secca, evitare docce e bagni prolungati con acqua troppo calda, scegliere prodotti delicati, preferibilmente senza alcol, utilizzare la protezione solare.
2. In inverno e in estate bere 1,5-2 litri di acqua ogni giorno
L’idratazione è fondamentale per mantenere la pelle elastica e luminosa. Bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno aiuta a eliminare le tossine, prevenire la secchezza cutanea e favorire un aspetto fresco e rimpolpato. La pelle secca è facilmente riconoscibile. La “pelle che tira” è la prima manifestazione di una scarsa idratazione. Altri fattori riconducibili alla pelle disidratata sono prurito e desquamazione, con scaglie piccole simili alla forfora. Quando la pelle è disidratata, può avere un aspetto spento, oppure essere tesa, o essere più incline alle infiammazioni, alla congestione dei pori e ai rash cutanei.
3. Fare il controllo dei nei in questi mesi lontani dall’abbronzatura
Fondamentale è approfittare dell’inverno per fissare con il dermatologo un controllo dei nei: quando la pelle non è abbronzata, infatti, identificarli risulta più facile per lo specialista. L’abbronzatura può alterare i colori e nascondere dettagli, rendendo difficile l’identificazione di lesioni sospette. Il controllo dei nei non è doloroso e richiede circa 20-30 minuti. Il dermatologo, per effettuare una visita completa, dovrà controllare ogni area dell’epidermide, anche le zone intime. Se non vi sono fattori di rischio, è raccomandabile fare una visita ogni 2 o 3 anni. Se vi sono fattori di rischio, in base al parere dello specialista, controllare i nei una volta all’anno, e in alcuni casi ogni 6 mesi.
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