Il proposito è tutto già nel nome. “Safe Hearts”: cuori in salute.
L’Europa vuole occuparsi di prevenzione cardiovascolare per affrontare patologie che – dall’infarto all’ictus, fino alle cardiopatie congenite – rappresentano la principale causa di mortalità al mondo. L’Ue non è da meno, con 1,7 milioni di morti all’anno a fronte di 62 milioni di persone colpite. Secondo Eurostat, nel 2022 le malattie cardiovascolari sono state responsabili di circa un terzo (32,7%) di tutti i decessi nel blocco, con significative differenze non solo di genere con più incidenza tra le donne (il campione femminile, oltretutto, appare meno studiato di quello maschile), ma pure geografiche, con l’est del continente più colpito dell’ovest.
Nella sola Germania, per esempio, nel 2023 è stato eseguito quasi il 30% degli interventi di angioplastica coronarica di tutta l’Ue.
Anche il costo economico è di tutto riguardo, con oltre 282 miliardi di euro all’anno, di cui 47 riconducibili alla perdita di produttività. Numeri cerchiati in rosso nei palazzi Ue, che hanno portato la Commissione a presentare una strategia articolata in più punti proprio in materia di salute cardiovascolare. Dopotutto, i fattori di rischio sono in aumento: la metà degli adulti e un giovane su tre sono in sovrappeso, mentre un quarto della popolazione soffre di ipertensione.
Insomma, senza interventi mirati – stimano a Bruxelles – le malattie dell’apparato cardiocircolatorio sono destinate a crescere del 90% entro il 2050. Uno scenario che costituirebbe «un’autentica emergenza per la sanità pubblica, con un impatto sociale ed economico di enorme portata».
La sanità è competenza dei singoli Stati, motivo per cui l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen interviene con i guanti di velluto attraverso un provvedimento non legislativo. L’intento è coordinare le azioni dei governi e offrire loro dei target misurabili, come fatto già nella scorsa legislatura con la prima strategia in materia di malattie non trasmissibili, quella per il contrasto dei tumori. Sebbene quasi l’80% dei casi di patologia cardiovascolare si possa prevenire attraverso stili di vita sani, infatti, meno del 6% della spesa sanitaria complessiva è destinata alla prevenzione e alla diagnosi precoce, spiegano dalla Commissione.
Entro il 2035 le linee guida puntano a ridurre del 25% le morti premature legate alle malattie cardiovascolari. Per raggiungere l’obiettivo, si vuole garantire che almeno il 75% di chi ha tra i 25 e i 64 anni, e minimo il 90% degli over 65, si sottoponga ogni anno alla misurazione della pressione arteriosa, e che almeno il 65% di chi ha tra i 25 e i 64 anni, e minimo l’80% degli over 65, effettui almeno una volta nei 12 mesi il controllo del colesterolo e della glicemia. Entro il 2027, ciascun Paese è invitato a mettere a punto dei piani nazionali per la salute cardiovascolare (solo metà degli Stati ne ha già uno).
Bruxelles si riserva, tuttavia, la possibilità di un intervento diretto per affrontare alcune delle cause delle patologie dell’apparato cardiocircolatorio, in particolare fumo e cibi spazzatura. Il piano “Safe Hearts” non anticipa molto, ma ricorda che la Commissione dovrà rivedere la normativa Ue sul tabacco, e in particolare il livello delle accise, per tener fede all’impegno preso già con la strategia anti-tumori: portare ad appena il 5% della popolazione la quota dei fumatori nell’Unione entro il 2040. E infine si evoca una misura destinata a far discutere (senza scadenze, visto il potenziale esplosivo), cioè la possibilità di «valutare strumenti appropriati», inclusi eventuali balzelli fiscali, sui cibi ultraprocessati ad alto contenuto di zucchero, sale o grassi e basso valore nutrizionale.
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