Ogni anno in Italia si registrano circa 300mila infortuni legati alla pratica sportiva e oltre 15mila ricoveri ospedalieri. Ascolta: Influenza ma non solo: il freddo e l’inverno fanno (anche) bene. E aiutano a dimagrire Numeri che mostrano come l’attività fisica, pur essendo un pilastro della salute, presenti anche rischi se non viene affrontata con criteri adeguati. Studi epidemiologici indicano che quasi quattro atleti su dieci subiscono almeno un infortunio nell’arco di dodici mesi. I problemi più frequenti sono le distorsioni di caviglia e le tensioni muscolari che coinvolgono ginocchio e spalla. Le conseguenze non si limitano al dolore o allo stop forzato: incidono sulle prestazioni, sulla continuità dell’allenamento e generano costi economici rilevanti, oltre a ridurre la partecipazione sportiva nel lungo periodo. Per capire come prevenire questi eventi e gestirli in modo efficace, è fondamentale affidarsi a strategie basate su evidenze scientifiche. In questo ambito l’esperienza degli ex atleti di alto livello può offrire indicazioni preziose. È il caso di Simone Collio, ex sprinter azzurro da 10.06 nei 100 metri e, prima dell’esplosione di Filippo Tortu e soprattutto di Marcell Jacobs, secondo in Italia solo a Pietro Mennea. Collio è stato anche vicecampione europeo con la staffetta 4×100 a Barcellona. Terminata la carriera agonistica, si è dedicato alla terapia fisica ed è oggi coordinatore della Wintecare Performance Division, seguendo diversi velocisti saliti sul podio olimpico e mondiale. 1 – RISPETTARE I CICLI DI CARICO/SCARICO E FARE ATTENZIONE AI PICCHI IMPROVVISI Secondo Collio, la prevenzione degli infortuni passa da alcuni principi chiave, validi nello sport professionistico ma applicabili anche agli amatori. «Io ho 5 regole secondo me universali – racconta Collio – e sono l’abc della prevenzione nello sport professionistico (ma che poi possono essere estese anche agli sportivi amatoriali per ottimizzare la performance, ndr). Innanzitutto, costruisci il carico, non inseguire la forma. L’infortunio arriva spesso quando il carico cresce più velocemente della capacità di adattamento. Questo significa progressioni graduali con rispetto dei cicli di carico/scarico e molta attenzione ai picchi improvvisi (volume, intensità). In poche parole il nostro corpo non si rompe perché lavora tanto, ma perché lavora troppo in fretta». 2- DORMIRE BENE: LA QUALITÀ DEL SONNO VA CONSIDERATA COME UN ALLENAMENTO La paura dell’infortunio accompagna ogni atleta, agonista o dilettante, perché in alcuni casi può segnare una svolta o la fine della carriera sportiva. Prevenire diventa quindi essenziale: non è possibile eliminare del tutto il rischio, ma è possibile gestirlo attraverso un lavoro costante di valutazione e controllo. Il secondo punto riguarda il recupero, spesso sottovalutato. «La qualità del sonno va considerata come se fosse allenamento. Il recupero non è passivo, è parte integrante della performance. Ci vogliono in media 7-9 ore di sonno reale per un recupero neuromuscolare programmato e anche per la gestione dello stress extra-sportivo. Senza recupero, anche il miglior allenamento diventa un rischio». 3 – MUOVERSI CORRETTAMENTE PRIMA DI MUOVERSI FORTE Il terzo principio mette al centro la qualità del movimento. «Muoviti bene prima di muoverti forte. La forza e la velocità amplificano i difetti, non li correggono. Il controllo motorio sotto fatica diventa quindi fondamentale e spesso avere un’ottima capacità propriocettiva e di stabilità è più importante che avere grandi livelli di forza, ad esempio. Dunque, la qualità del movimento diventa uno dei primi fattori della prevenzione». 4 – IMPARARE AD ASCOLTARE IL PROPRIO CORPO  Il quarto aspetto riguarda la capacità di ascoltarsi. «Rigidità, sonno alterato, calo di brillantezza non sono “scuse”. Certi dolori persistenti non sono sempre dovuti al dolore dell’allenamento. I cambiamenti dell’umore e della coordinazione possono essere un’indicazione che qualcosa non va. L’infortunio raramente arriva senza avvisare». 5 – LAVORARE IN TEAM È IMPORTANTE Infine, Collio sottolinea l’importanza del lavoro di squadra. In qualità di head physio di un team di circa cinquanta specialisti internazionali, evidenzia il valore del dialogo continuo tra allenatori, medici, fisioterapisti e atleti. «È importantissimo. La prevenzione funziona solo se le informazioni circolano con una condivisione quotidiana e le decisioni devono essere basate sui dati, sugli assessment, ma anche sulla percezione dell’atleta. Per questo è fondamentale che ci siano ruoli chiari e rispetto delle competenze. Un atleta solo contro il sistema si infortuna. Un atleta supportato da un team cresce».