Uno scoperta casuale, che però risulta estremamente utile per coloro che la mattina si svegliano stanchi, e con la voglia di staccare la sveglia e continuare a dormire. Se gocce di melatonina, app per rilassarsi o rumori bianchi non riescono a soddisfarvi, provate questo valido metodo sperimentato dalla NASA.
Lo studio
I ricercatori dell’agenzia spaziale statunitense non avevano l’obiettivo di migliorare la qualità del sonno quando hanno iniziato. Stavano lavorando a una domanda molto pratica: come mantenere l’aria sana e respirabile in ambienti sigillati, come le stazioni spaziali, dove aprire una finestra non è possibile. Tra i vari candidati c’erano le piante, utili come decorazioni, ma anche come filtri naturali.
Per capire il reale impatto sull’essere umano, lo studio si è concentrato durante un momento della giornata importantissimo: monitorava come le persone dormivano in presenza di una singola pianta in vaso in camera da letto. Stesso materasso, stessa routine, stessa persona. L’unica cosa che cambiava era una modesta pianta da appartamento accanto al letto.
Il risultato
Dopo lo studio è arrivata la sorpresa: nei soggetti sottoposti al test, le fasi di sonno profondo sono aumentate in media del 37%. Nessuna variazione nella durata totale del sonno, né nel numero di sogni, ma un significativo aumento nel sonno profondo, quello che rigenera il cervello e il corpo.
Tra i vari individui valutati c’era un uomo estremamente stressato, che dopo lo studio ha riferito ai ricercatori: “Mi sono svegliato e non ho odiato la sveglia”. I suoi dati di monitoraggio hanno confermato questa sua impressione: la durata del sonno profondo è aumentata di circa un terzo con la presenza della pianta in camera, dopo che gli era stata installata mentre era al lavoro e non gli era stato comunicato l’obiettivo esatto dell’esperimento.
I motivi
I ricercatori NASA hanno osservato cosa cambiava fisicamente nella stanza. Si è scoperto che lievi riduzioni nei livelli di CO2 e piccole ma costanti diminuzioni di alcuni composti organici volatili, uniti a un modesto miglioramento dell’umidità, venivano tutti recepiti dal cervello, organo molto sensibile a questi micro-cambiamenti quando si tratta di entrare in un sonno profondo.
La spiegazione data dagli scenziati è che un microclima più pulito e leggermente più favorevole al riciclo d’aria intorno al letto alleggerisca il carico sul sistema respiratorio.
Il corpo così non deve lottare per bilanciare CO2 e ossigeno e quindi può trascorrere più tempo nelle fasi di sonno più rigenerante.
Le piante
Nessun organismo esotico o particolarmente costoso è stato utilizzato per portare a termine lo studio: gli strumenti catalizzatori del sonno profondo sono state due piante d’appartamento di medie dimensioni note per le loro proprietà filtranti: la sansevieria e lo spatifillo. Entrambe sono economiche, ampiamente disponibili e piuttosto tolleranti se ogni tanto ci si dimentica di annaffiarle.
La posizione è importante. Nello studio NASA la pianta veniva tenuta a due metri dalla testa del dormiente, posta su un ripiano, non nascosta in un angolo. Di giorno la luce era scarsa o moderata, senza illuminazioni artificiali sopra il vaso. Di notte, la stanza era molto buia. Replicare le condizioni dello studio quindi è abbastanza elementare: basta un vaso vicino al letto, posizionato all’altezza del materasso.
La routine che dovevano seguire i partecipanti era molto semplice: aprivano la finestra della camera da letto a fine giornata per dieci minuti, e dopo aver fatto rinfrescare un po’ l’ambiente la richiudevano. A quel punto la pianta cominciava ad “agire”, senza l’ausilio di spray particolari o di terricci speciali. Solo cure normali, una volta a settimana.
Gli errori da non fare
Sarà un paradosso, ma l’errore più comune riscontrato durante l’esperimento è stata proprio la troppa attenzione verso le piante. I ricercatori hanno notato infatti che annaffiare eccessivamente le piante in camere da letto piccole e mal ventilate provocava una sensazione di soffocamento e umidità che non favoriva il sonno.
Ad alcuni partecipanti hanno accatastato tre o quattro piante in una stanza di modeste dimensioni, rendendo l’aria più pesante. Infine un altro errore potrebbe riguardare la scelta della pianta: quando gli scenziati hanno optato per una con fiori molto profumati alcuni tester si sono lamentati in seguito a irritazioni nasali.
Alla fine dello studio hanno capito che i risultati migliori si ottenevano quando gli individui trattavano la pianta come una compagna di stanza, non come un progetto: «la sorpresa più grande è stata che un cambiamento così piccolo e poco tecnologico nell’ambiente della camera da letto potesse modificare in modo misurabile il sonno profondo”, ha affermato uno dei ricercatori. “Siamo abituati a pensare in termini di app e dispositivi. In questo caso si trattava solo di un vaso, un po’ di terra e una pianta».
Cosa succede al cervello?
Questo studio della NASA concentra l’attenzione sull’aria che ci circonda e che respiriamo durante la notte: l’invisibile miscela di ossigeno, CO2, inquinanti e umidità che il nostro cervello respira per sette-otto ore di fila. In questo scenario una semplice pianta diventa una sorta di ancora di salvataggio, uno strumento tangibile che evidenzia come la stanza stessa sia complice del nostro riposo.
Dopo gli esperimenti diversi partecipanti hanno descritto la loro camera da letto come “meno morta” dopo l’aggiunta della pianta. Non più bella, solo meno sterile, più simile a un luogo pensato per il recupero del corpo. L’idea che una pianta da pochi euro possa superare alcuni gadget high-tech in termini di aumento del sonno profondo è molto impattante. Ci suggerisce che per dormire meglio non bisogna ingannare il cervello con metodi tecnologici, ma bisogna aiutarlo a farlo lavorare meglio attraverso il miglioramento dell’aria, magari con un sistema al 100% naturale.
Riepilogo
Piante: sansevieria, spatifillo, pianta del serpente, giglio della pace o pothos;
Posizione: a circa due metri dal cuscino. Non bisogna nasconderla in un angolo della camera;
Stanza: non deve essere troppo umida, né troppo piena di piante; una è sufficiente per iniziare;
Cura: annaffiare quando la superficie del terreno risulta asciutta;
Obiettivo: bisogna considerare la pianta come un piccolo e silenzioso filtro, non è un trofeo decorativo.
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