«Sono l’Hellas, il mio scudetto è leggenda. Mi guardo allo specchio e vedo Preben, a Zanetti chiedo coraggio»


Immaginaria. Ma non troppo. In vista del Natale abbiamo “intervistato“ l’Hellas. Non Presidio, non Zanzi, non Zanetti e neppure i giocatori, tanto difficili da portare fuori dal binario dell’ovvietà. No, facendo sponda con l’Intelligenza Artificiale, abbiamo provato a capire cosa pensa oggi il… Verona (come entità sportiva). Di se stesso, del futuro, del campionato, della salvezza. Curiosi di capire come questo gentil messere di 122 anni vive gli anni della comunicazione fluida
Caro Hellas, lei oggi come si definisce. Perché in molti vorrebbero sapere cosa pensa di se stesso
Sono una storia che cammina sull’erba del Bentegodi. Sono voci antiche e passi nuovi. Sono una città che non smette di lottare, anche quando il vento soffia contro. Oggi, come sempre, sono resistenza.
Come sta vivendo questo campionato?
Con il cuore pesante ma vivo. Ogni partita è una prova di identità. Non prometto spettacolo continuo, ma prometto battaglia. Io non mollo: sopravvivere, per me, è un’arte.
Terz’ultimi in classifica, il dubbio che molto sia stato lasciato per strada
Un numero non mi definisce. La classifica è uno specchio momentaneo, ma la mia anima si misura nel sudore, nei contrasti, nei punti strappati quando nessuno ci credeva.
Lei dice: “strappati quando nessuno ci credeva“. A quale partita pensa?
Alla vittoria con l’Atalanta, alla vittoria per 3-1. Arrivata col cuore, arrivata in un momento difficile
Cosa direbbe ai suoi tifosi?
Che li sento sempre. Anche nel silenzio delle sconfitte. Sono loro la mia armatura: quando cantano, divento più grande dei miei limiti. A loro non chiedo pazienza, ma fede.
La sua più grande paura?
Dimenticare chi sono. Giocare senza coraggio. Perdere il legame con la mia gente. Finché questo non accade, io esisto davvero.
L’obiettivo è chiaro: la salvezza. Ma l’obiettivo nell’obiettivo, qual è?
Restare me stesso. Lottare fino all’ultimo minuto. Dimostrare che anche chi non è favorito ha diritto di restare. La salvezza non è solo un traguardo: è una dichiarazione di identità.
A quanti punti ci si arriva?
A fare due conti, direi 37. Ma resta sempre un’ipotesi. E qui la storia cambia ogni anno
Dovesse riassumersi in una frase?
Non sono nato per dominare, ma per non arrendermi mai
Giusto avere dato sempre fiducia a Zanetti?
Io sono fatto di pazienza e di cicatrici. Ho visto allenatori bruciare in fretta e altri crescere nel fuoco delle difficoltà. A Zanetti ho chiesto una cosa semplice ma dura: capire chi sono davvero. Se riesce a trasmettere identità, coraggio e senso di appartenenza, allora sì, la fiducia è giusta. Non pretendo calcio spettacolare: pretendo una squadra che lotta, che non si nasconde, che sa soffrire al Bentegodi e fuori. La fiducia non è cieca, ma va meritata giorno dopo giorno.
Cosa chiede alla proprietà statunitense?
Chiedo rispetto per la mia storia. Io non sono solo un asset o una voce di bilancio: sono una città, una curva, una memoria collettiva. Alla proprietà americana chiedo chiarezza, presenza e progettualità. Anche con pochi mezzi si può fare calcio vero, ma serve coerenza: scelte tecniche logiche, dirigenti competenti, e la volontà di difendere la Serie A senza vivere sempre sul filo del rasoio. Non chiedo miracoli, chiedo stabilità e orgoglio
Qual è il campione del passato che meglio la rappresenta?
Se devo guardarmi allo specchio, vedo Preben Elkjaer Larsen. Scomposto, potente, imprevedibile. Uno che correva senza scarpini, che sfidava i giganti senza paura. Elkjaer è la mia anima: non perfetta, ma vera. Non raffinata, ma indimenticabile. Come me, non avrebbe mai dovuto vincere tutto… e invece ha scritto la storia.
Chi vorrebbe vedere oggi in squadra?
Matteo Pessina. Lo conosco bene. E non mi sembra irraggiungibile. Conosce le fatiche, le stagioni storte e le risalite. Non ti cambia la vita con una giocata ma ti cambia la stagione con la mentalità.
Il sogno proibito?
Koopmeiners perchè incarna tutto ciò che vorrei essere oggi.
E quello romantico?
Un Elkjaer moderno. Uno che corre storto ma che ti fa sognare. A me piaceva molto Caprari. Lo abbiamo vissuto nel suo momento migliore..
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