Pubblicato sulla rivista del gruppo Nature-PNJ Parkinson’s Disease lo studio tutto italiano che per la prima volta rileva nel plasma l’enzima JNK3 come indicatore di danno neuronale, in grado di guidare la diagnosi precoce, monitorare l’evoluzione della malattia e aprire nuove strade terapeutiche. La ricerca è stata coordinata dall’Università Statale di Milano e dall’Istituto Mario Negri, con il contributo di ricercatori della Sapienza di Roma. L’enzima JNK3 Lo studio si incentra sul ruolo dell’enzima JNK3 (c-Jun N-terminal kinase 3), una proteina appartenente alla famiglia delle chinasi, cioè un enzima che modifica altre proteine aggiungendo gruppi fosfato, che include anche le isoforme JNK1 e JNK2. A differenza delle sue ‘sorelle’, presenti in molti tessuti, JNK3 è espressa quasi esclusivamente nel cervello e in parte minore in cuore e testicoli. Per questo motivo è molto studiata nelle malattie neurodegenerative. L’enzima è un attore chiave nei processi di morte neuronale e nella regolazione del “danno sinaptico”, che è riconosciuto come uno degli eventi neurodegenerativi più precoci e comuni. JNK3 si attiva quando l’organismo subisce un forte stress dovuto a infiammazione, danno mitocondriale, accumulo di proteine tossiche e stress ossidativo. In caso di attivazione, in risposta allo stress mette in moto i geni coinvolti nell’apoptosi (morte cellulare programmata), fungendo come una sorta di “interruttore molecolare” che può spingere il neurone verso la morte quando il danno è troppo grande. Lo studio La ricerca condotta dall’Università degli studi di Milano, l’Istituto Mario Negri e la Sapienza, ha posto un tassello in più nella conoscenza dell’enzima JNK3. Se finora era classificato solo come target molecolare nei processi degenerativi, grazie a questo studio si è potuto identificare anche nel plasma come indicatore del danno neuronale, aprendo così la strada a nuove applicazioni diagnostiche e cliniche.  Il testo integrale dello studio La ricerca, coordinata da Tiziana Borsello, docente dell’Università degli studi di Milano e responsabile del Laboratorio Morte neuronale e neuroprotezione all’Istituto Mario Negri, è frutto di una collaborazione interdisciplinare con Domenico Raimondo della Sapienza Università di Roma, Mariaelena Repici dell’Università di Aston UK, Nunzio Perta dell’Università Politecnica delle Marche e Giorgia Melli dell’Università della Svizzera Italiana. I commenti dei ricercatori «Questi risultati rappresentano una svolta nella comprensione del Parkinson e delle malattie neurodegenerative. JNK3, conosciuta finora come un target molecolare cruciale nei processi degenerativi, emerge oggi come un nuovo biomarcatore, in grado di guidare la diagnosi precoce, monitorare l’evoluzione della malattia e potenzialmente aprire nuove strade terapeutiche», spiega Tiziana Borsello, il cui gruppo di ricerca è stato tra i primi a ipotizzare che JNK3 potesse rappresentare non solo un bersaglio terapeutico, ma anche un segnale tangibile della disfunzione neuronale. «Questa scoperta si inserisce in una visione più ampia: comprendere come vie di risposta allo stress, disfunzione e vulnerabilità neuronale si intreccino nelle diverse malattie del cervello siano esse croniche come il Parkinson e l’Alzheimer, che acute come l’ischemia cerebrale», aggiunge Domenico Raimondo del Dipartimento di Medicina molecolare della Sapienza. «Biomarcatori come JNK3, insieme a strategie terapeutiche innovative, permetteranno di accelerare la traduzione clinica e di aprire la strada a una medicina realmente personalizzata per i pazienti affetti da malattie del cervello. Per accelerare la translazione di terapie innovative abbiamo fondato PepTiDa, start-up innovativa e spin-off dell’Università di Milano», conclude Tiziana Borsello. L’importanza del lavoro di squadra Questa intuizione ha preso forma concreta grazie alla collaborazione con il gruppo di Giorgia Melli, che ha fornito una coorte di pazienti attentamente selezionata per testare l’ipotesi in ambito clinico, riuscendo a traslare per la prima volta la biologia di JNK3 dalla ricerca di laboratorio alla ricerca clinica, e costruendo quindi una relazione tra sperimentazione scientifica e applicazioni mediche concrete.  Il lavoro sinergico dell’intero team ha consentito di contribuire ad una visione più completa dei meccanismi patologici coinvolti nelle malattie neurologiche degenerative: JNK3 emerge infatti come un nuovo biomarcatore ematico associato alla neurodegenerazione, mostra alta specificità nel distinguere pazienti con Parkinson da soggetti sani, è rilevabile tramite un semplice prelievo di sangue ed è quindi potenzialmente utile per la diagnosi precoce, la stratificazione dei pazienti e la selezione dei pazienti per trial clinici.