GERACE – Dal 27 al 29 dicembre 2025, il borgo di Gerace (Reggio Calabria), sulla Costa Ionica e ai margini del Parco Nazionale dell’Aspromonte, ospita una nuova edizione di The Gate – Gerace Artistic and Technological Experience, progetto culturale che indaga il rapporto tra patrimonio storico, linguaggi digitali e pratiche artistiche contemporanee. The Gate non si configura come un semplice evento, ma come un dispositivo curatoriale diffuso, in cui il centro storico diventa spazio di sperimentazione e riflessione. Architetture normanne e bizantine, chiese monumentali e piazze urbane sono attivate come superfici narrative, luoghi di attraversamento e di risignificazione, in un dialogo costante tra memoria, tecnologia e presente. Promosso dal Comune di Gerace, in collaborazione con I Borghi più Belli d’Italia, Igers Calabria e partner culturali, il progetto si inserisce nel dibattito contemporaneo sulla valorizzazione dei contesti storici attraverso pratiche artistiche e digitali site-specific. Arte digitale come pratica di lettura del patrimonio Il cuore di The Gate 2025 è la Digital Art Exhibition, articolata in tre interventi che abitano spazi sacri del borgo, trasformandoli in luoghi di esperienza percettiva e critica: Alla Chiesa di Santa Caterina, Alessandro Scali presenta Digital Ruins, una ricerca che utilizza tecnologie di scansione LiDAR per generare rovine digitali contemporanee. Le immagini, frammentate e imperfette, riflettono sul fallimento del dato come forma di conoscenza totale e sulla fragilità della memoria nell’era dell’archiviazione compulsiva. Alla Chiesa di San Francesco, Cristian Rizzuti espone Marine Litter. A Sea of Data, installazione multimediale che trasforma dati ambientali reali sull’inquinamento del Mediterraneo in un paesaggio di luce e suono. L’opera rende percepibile la dimensione astratta del dato, restituendolo come esperienza sensoriale e politica. Alla Chiesa dell’Annunziatella, Franz D’Angelo e Simone Vaselli presentano Contrasti Bizantini, un intervento site-specific che rilegge l’immaginario bizantino attraverso linguaggi digitali contemporanei. Geometrie sacre, stratificazioni luminose e cromatismi ispirati all’oro musivo dialogano con l’architettura sacra, interrogando il rapporto tra spiritualità, immagine e tecnologia. Beyond the Gate: il videomapping come narrazione urbana A completare il percorso espositivo, Beyond the Gate è il grande videomapping 3D in Piazza Tre Chiese, concepito come intervento urbano e collettivo. Le facciate della piazza diventano un dispositivo narrativo che attraversa temi di soglia, trasformazione e passaggio. All’interno del videomapping si innesta “Enigmi e leggende – La leggenda del Castello”, una sequenza visiva che rielabora la tradizione orale legata al Castello di Gerace. Il racconto non assume forma didascalica, ma si manifesta attraverso simboli, ombre, mappe e frammenti architettonici ricostruiti in luce, attivando una riflessione sul valore della leggenda come archivio immateriale e strumento di costruzione identitaria. Accanto alle opere artistiche, The Gate 2025 attiva pratiche partecipative come le Invasioni Digitali, che coinvolgono pubblico e creativi nella produzione di narrazioni visive condivise. Fotografie e video diventano così parte di un racconto diffuso del borgo, ampliando l’opera oltre lo spazio fisico e interrogando il ruolo dello spettatore come produttore di immaginario. Il progetto si intreccia con Il Borgo Incantato – Festival Internazionale d’Arte di Strada (Winter Edition), in programma il 27 e 28 dicembre, creando una stratificazione di linguaggi che mette in relazione arte digitale, performance e spazio urbano. Esperienze serali, percorsi enogastronomici, esplorazioni nel paesaggio aspromontano e momenti di socialità completano un programma che riflette su come l’arte possa abitare i territori, attivando relazioni tra patrimonio, comunità e contemporaneità. Con The Gate, Gerace si afferma come laboratorio culturale a cielo aperto, capace di sperimentare forme di produzione artistica e narrativa che superano la logica dell’evento per costruire processi di lungo periodo. Un’esperienza che invita a ripensare il ruolo dei borghi storici come luoghi di ricerca, non solo di conservazione.