Federico Nadai stroncato da un tumore a 22 anni, mamma Martina: «La sua vita dedicata al disegno, aveva l’oro nelle mani»
«Dietro c’era una sofferenza enorme, ma lui non voleva essere compatito. Commossi dalle parole dei suoi amici», afferma la mamma
giovedì 11 dicembre 2025di Maurizio Ferin

BELLUNO – Martina D’Arata, mamma di Federico Nadai, morto a 22 anni dopo una lunga lotta contro una malattia terribile, parla del figlio con una dolcezza sconvolgente.
Ascoltarla e raccoglierne la testimonianza aiuta a ricostruire il ritratto di un ragazzo che nella sua breve vita ha lasciato una scia e un’impronta uniche. Un segno profondo, lui che il segno era abituato a disegnarlo con la matita, dando sfogo ad abilità innate. «Fin da piccolo, gli dicevo sempre “hai l’oro nelle mani”», conferma Martina, ricordando gli anni al liceo artistico prima, e dopo a Padova, alla scuola internazionale di comics.
«Ne era uscito con il titolo di “concept artist”. La sua vita era dedicata al disegno, era perennemente con un foglio e una matita fra le dita. E ultimamente utilizzava anche il tablet». Frammenti di vita, esperienze importanti, un futuro che gli è stato tolto. Mamma Martina inizia a parlare del calvario di un ragazzo speciale, non solo perché era suo figlio. «La malattia di Federico è stata un saliscendi continuo. Come stare sulle montagne russe. Ma se ci ripenso bene, non è stato un saliscendi, ma un percorso totalmente in salita».
LA REALE GRAVITÀ
Sarebbe presuntuoso pensare di sapere come una famiglia riesca ad attraversare almeno sei anni dovendo fronteggiare un male terribile che un ragazzo scopre di avere appena diciassettenne. «Tanti non conoscevano la reale gravità della situazione – rivela la mamma di Federico – era primo di tutto lui a non volere essere trattato in modo diverso, perché malato. Noi ci siamo allontanati da tutto e da tutti, per concentrarci su Federico». A Tisoi raccontano che non vedevano Federico, suo padre Marco Nadai, la madre e il fratello hanno vissuto tutto invece. «Dietro c’era una sofferenza mostruosa, l’ultimo periodo è stato particolarmente pesante», confessa Martina.
LA SCELTA
Gli ultimi giorni, Federico ha scelto di trascorrerli a casa. Dove dev’essere stato circondato da un amore che le parole della madre oggi, a poche ora dalla scomparsa, dalla fine di quella «mostruosa sofferenza», di quel «percorso sempre in salita», rendono quasi palpabile. «Non l’abbiamo fatto ricoverare perché questa era la sua volontà. Anche quando eravamo ormai sulla strada del non ritorno, Federico non ha voluto andare in ospedale. Ci ha creduto fino alla fine, comunque».
Aggrappato alla vita, un promettente disegnatore cresciuto in una famiglia dove il lavoro quotidiano è portare avanti il nome di un’azienda agricola conosciuta, la Menin, proprio a Tisoi, dove è vissuto fino alla fine. «E’ servita una grande assunzione di responsabilità, per tenerlo a casa. Ma chi si occupa delle cure palliative ci è stato estremamente vicino». Proprio a Tisoi si potrà dare l’ultimo saluto a questo ragazzo così ricco di umanità e talenti. Il funerale di Federico è in programma domani: l’appuntamento è alle ore 15, nella chiesa di Tisoi.
IL CORAGGIO DI PARLARE
«Voglio parlare durante la funzione», promette Martina, sembra quasi lo dica per autoconvincersi, senza sapere se realmente ne avrà la forza. Vuole riuscirci per dire, per esempio, grazie. Tanti grazie. «Sapevo quanto Federico amasse i suoi amici, ma ora so anche quanto amore provassero loro per lui». Non si tratta solo di parole, comunque importantissime. «Il fratello Massimiliano li ha avvisati, loro sono venuti a casa nostra. Hanno pianto, hanno riso. Sono rimasti qua per Federico. Una giornata trascorsa con noi, a casa, come facevano con lui».
I SENTIMENTI BELLI
Non finisce qui. Ieri, su queste pagine, abbiamo raccolto le testimonianze di questi amici. «Federico era il primo a preoccuparsi di far sentire tutti a proprio agio, senza che nessuno fosse escluso, anche in mezzo a tante persone e riusciva a far chiacchierare anche il più timido di tutti» ha detto per esempio Erika. Emma aggiunge: «Si è divertito con gli amici fino all’ultimo senza mai far pesare i suoi dolori e le paure. Era esuberante e teatrale: non avresti mai detto che fosse un grande ascoltatore, ma quando le cose si facevano serie seguiva tutto con pazienza. Disegnava come un illustratore: abbiamo perso un talento enorme».
Ma hanno voluto esserci, in quell’omaggio, anche Carlo Albino, Davide, Rebecca, Stuti, Dario, Stefano e Maikol. Mamma Martina parla di «veri amici. Queste cose scaldano il cuore. Saremo salvati dall’amore e dai sentimenti belli». Un abbraccio collettivo, nel nome di Federico. «Siamo commossi – ammette Martina – per questo ci tengo a ringraziare gli amici e le persone che ci sono state vicine».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Federico Nadai stroncato da un tumore a 22 anni, mamma Martina: «La sua vita dedicata al disegno, aveva l’oro nelle mani»
«Dietro c’era una sofferenza enorme, ma lui non voleva essere compatito. Commossi dalle parole dei suoi amici», afferma la mamma
giovedì 11 dicembre 2025di Maurizio Ferin

BELLUNO – Martina D’Arata, mamma di Federico Nadai, morto a 22 anni dopo una lunga lotta contro una malattia terribile, parla del figlio con una dolcezza sconvolgente.
Ascoltarla e raccoglierne la testimonianza aiuta a ricostruire il ritratto di un ragazzo che nella sua breve vita ha lasciato una scia e un’impronta uniche. Un segno profondo, lui che il segno era abituato a disegnarlo con la matita, dando sfogo ad abilità innate. «Fin da piccolo, gli dicevo sempre “hai l’oro nelle mani”», conferma Martina, ricordando gli anni al liceo artistico prima, e dopo a Padova, alla scuola internazionale di comics.
«Ne era uscito con il titolo di “concept artist”. La sua vita era dedicata al disegno, era perennemente con un foglio e una matita fra le dita. E ultimamente utilizzava anche il tablet». Frammenti di vita, esperienze importanti, un futuro che gli è stato tolto. Mamma Martina inizia a parlare del calvario di un ragazzo speciale, non solo perché era suo figlio. «La malattia di Federico è stata un saliscendi continuo. Come stare sulle montagne russe. Ma se ci ripenso bene, non è stato un saliscendi, ma un percorso totalmente in salita».
LA REALE GRAVITÀ
Sarebbe presuntuoso pensare di sapere come una famiglia riesca ad attraversare almeno sei anni dovendo fronteggiare un male terribile che un ragazzo scopre di avere appena diciassettenne. «Tanti non conoscevano la reale gravità della situazione – rivela la mamma di Federico – era primo di tutto lui a non volere essere trattato in modo diverso, perché malato. Noi ci siamo allontanati da tutto e da tutti, per concentrarci su Federico». A Tisoi raccontano che non vedevano Federico, suo padre Marco Nadai, la madre e il fratello hanno vissuto tutto invece. «Dietro c’era una sofferenza mostruosa, l’ultimo periodo è stato particolarmente pesante», confessa Martina.
LA SCELTA
Gli ultimi giorni, Federico ha scelto di trascorrerli a casa. Dove dev’essere stato circondato da un amore che le parole della madre oggi, a poche ora dalla scomparsa, dalla fine di quella «mostruosa sofferenza», di quel «percorso sempre in salita», rendono quasi palpabile. «Non l’abbiamo fatto ricoverare perché questa era la sua volontà. Anche quando eravamo ormai sulla strada del non ritorno, Federico non ha voluto andare in ospedale. Ci ha creduto fino alla fine, comunque».
Aggrappato alla vita, un promettente disegnatore cresciuto in una famiglia dove il lavoro quotidiano è portare avanti il nome di un’azienda agricola conosciuta, la Menin, proprio a Tisoi, dove è vissuto fino alla fine. «E’ servita una grande assunzione di responsabilità, per tenerlo a casa. Ma chi si occupa delle cure palliative ci è stato estremamente vicino». Proprio a Tisoi si potrà dare l’ultimo saluto a questo ragazzo così ricco di umanità e talenti. Il funerale di Federico è in programma domani: l’appuntamento è alle ore 15, nella chiesa di Tisoi.
IL CORAGGIO DI PARLARE
«Voglio parlare durante la funzione», promette Martina, sembra quasi lo dica per autoconvincersi, senza sapere se realmente ne avrà la forza. Vuole riuscirci per dire, per esempio, grazie. Tanti grazie. «Sapevo quanto Federico amasse i suoi amici, ma ora so anche quanto amore provassero loro per lui». Non si tratta solo di parole, comunque importantissime. «Il fratello Massimiliano li ha avvisati, loro sono venuti a casa nostra. Hanno pianto, hanno riso. Sono rimasti qua per Federico. Una giornata trascorsa con noi, a casa, come facevano con lui».
I SENTIMENTI BELLI
Non finisce qui. Ieri, su queste pagine, abbiamo raccolto le testimonianze di questi amici. «Federico era il primo a preoccuparsi di far sentire tutti a proprio agio, senza che nessuno fosse escluso, anche in mezzo a tante persone e riusciva a far chiacchierare anche il più timido di tutti» ha detto per esempio Erika. Emma aggiunge: «Si è divertito con gli amici fino all’ultimo senza mai far pesare i suoi dolori e le paure. Era esuberante e teatrale: non avresti mai detto che fosse un grande ascoltatore, ma quando le cose si facevano serie seguiva tutto con pazienza. Disegnava come un illustratore: abbiamo perso un talento enorme».
Ma hanno voluto esserci, in quell’omaggio, anche Carlo Albino, Davide, Rebecca, Stuti, Dario, Stefano e Maikol. Mamma Martina parla di «veri amici. Queste cose scaldano il cuore. Saremo salvati dall’amore e dai sentimenti belli». Un abbraccio collettivo, nel nome di Federico. «Siamo commossi – ammette Martina – per questo ci tengo a ringraziare gli amici e le persone che ci sono state vicine».
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