Un affascinante viaggio in Thailandia, restando nei dintorni della capitale Bangkok. Un’esplorazione che conduce nei siti archeologici di Ayutthaya al nord, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, ma anche nella natura selvaggia a ovest, fino a Kanchanaburi, vicino al confine con la Birmania, tra storici luoghi di memoria e una giungla da vivere in modo “slow”, navigando il fiume a bordo di una insolita zattera di bambù. Un’avventura che include, tra le tappe, il colorato mercato galleggiante di Damnoen Sadouak, a sudovest, imperdibile per i turisti foodies, e una rilassante fuga al mare a koh Samet, l’isola non lontana dalla costa di Rayong, nel sudest del Paese.   Il nord con Ayutthaya, antica capitale del Regno del Siam, e i siti patrimonio UNESCO Ayutthaya e la scultura della testa di Buddha nell’albero a Wat Mahathat Le rovine dell’antica Ayutthaya, un tempo fiorente capitale del Regno del Siam, si trovano a circa 80 chilometri a nord di Bangkok. Misteriose testimonianze del passato accese di magia da calde lanterne che rischiarano la notte, nell’imperdibile giro serale in tuk-tuk alla scoperta di quello che fu un prospero porto commerciale internazionale, lungo il Chao Phraya, anche detto “Fiume dei re”. Testimonianze archeologiche in cui si torna a immergersi, di giorno, quando si visita il parco storico thailandese di Phra Nakhon Si Ayutthaya, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1991. Palazzi sontuosi e templi buddisti con una forte influenza Khmer, dal Wat Phra Si Sanphet, sito reale con tre imponenti stupa (detti “chedi”) a forma di campana che contengono le ceneri dei re, al Wat Mahathat, con la popolare scultura della testa di Buddha nell’albero. Attrazioni imperdibili della passeggiata dedicata alla città fondata nel 1350 e saccheggiata nel 1767 dai birmani, poi distrutta e definitivamente abbandonata, ma tornata a risplendere. L’ovest con Kanchanaburi per la storica “Ferrovia della morte” e il rafting nella giungla Kanchanaburi e la storica “Ferrovia della morte”  A soli 130 chilometri a ovest di Bangkok, verso il confine con il Myanmar, la pittoresca provincia di Kanchanaburi, rinomata per le sue scenografiche cascate nel parco nazionale di Erawan e per le vicine grotte di stalattiti, è la destinazione da raggiungere anche per visitare un importante luogo di memoria, risalente alla Seconda Guerra mondiale. Ma pure per immergersi, subito dopo, nella natura selvaggia e contemplativa della verdeggiante giungla, dove ci si rilassa nel lussureggiante resort “River Kwai Resotel ” e navigando su delle curiose zattere di bambù, pilotate da giovani birmani immigrati dalla loro terra oltreconfine, nel pieno della guerra civile. Fu durante l’occupazione giapponese che l’esercito nipponico volle stabilire una rotta terrestre alternativa a quella marittima, decidendo di costruire sulla linea già operativa tra Singapore e Bangkok, una diramazione a ovest della capitale verso il Myanmar. La strada ferrata realizzata tra il 1942 e il 1943 coprendo una distanza di circa 420 chilometri, coinvolse 240mila uomini tra prigionieri di guerra (circa 60mila) e civili, costretti a lavorare con cibo scarso, sforzo sovrumano e condizioni sanitarie e strumenti inadeguati. Gli storici riportano che furono almeno 90mila gli operai e più di 12mila gli ostaggi a perdere la vita nel creare l’infrastruttura, chiamata per questo la “Ferrovia della morte”. Dopo la guerra, gran parte della linea fu riparata e ancora oggi viene utilizzata per il servizio passeggeri tra Bangkok e Nam Tok. Per non dimenticare le drammatiche vicende a essa legate, è possibile intraprendere un breve viaggio su quei binari, con l’attraversamento del ponte apparso nel film di David Lean del 1957, “The Bridge on the River Kwai” e dell’incredibile viadotto Wang Po, il tratto sopraelevato su impressionanti palafitte di legno, con il fiume Khwae Noi da un lato e le pareti di roccia con la fitta giungla dall’altro. Un’esperienza che fa percepire tutta la complessità e la grande pericolosità affrontate nella costruzione di questa sezione che causò la morte della maggior parte dei prigionieri di guerra costretti a lavorarci. Il sudovest con Ratchaburi per il colorato mercato galleggiante di Damnoen Saduak Il colorato mercato galleggiante di Damnoen Saduak La principale attrazione di Ratchaburi, città sulle rive del fiume Mae Klong a 80 chilometri a sudovest di Bangkok, è il colorato mercato galleggiante di Damnoen Saduak, da esplorare in tour a bordo di una lancia per immergersi nella caotica vivacità delle compravendite, dove l’atmosfera è quella di un autentico rituale sospeso nel tempo. Ma è un ponte a offrire il migliore scatto che si possa fare, per una foto-ricordo davvero iconica da riportare a casa. Lì sotto, ogni mattina, scivolano sull’acqua dei canali le tipiche “long-tail boat” manovrate da delle caparbie vecchine con il cappello in foglie di banano usato nelle campagne circostanti. Venditrici che, con maestria e furbizia coltivate da tutta una vita, propongono frutta fresca decorata per uno spuntino vitaminico e altra mercanzia, a chi incrocia le loro imbarcazioni a remi riadattate a bancarelle fluviali. Il market è infatti l’occasione per fare shopping di artigianato, tra pashmine, ventagli, statuette di Buddha e abiti tradizionali, mentre si sta a contatto con una tradizione molto antica che permette di conoscere lo stile di vita e le abitudini degli abitanti del luogo. Non lontano, nella provincia di Samut Songkhram, a raccontare un’altra affascinante storia è l’azienda di famiglia “The Orchid Farm Co.LTD”, regno di produzione di uno zucchero di palma da cocco venduto con la forma di tondeggianti e piatti biscottini, dove si assiste, intorno a un forno a legna di pietra per la cottura e l’addensamento del prodotto, a una dimostrazione dal vivo del procedimento di realizzazione dell’alimento. Non distante, il ristorante Khum Damnoen resort è, infine, la pausa pranzo da non mancare, per deliziare il palato con una fumante zuppa piccante con gamberi di fiume e gustosi noodles di riso saltati in stile “thai”, serviti ai tavoli bassi di alcune pittoresche e intime casette a palafitta in un laghetto incantato. Koh Samet, l’autentica isola dei thailandesi non lontana da Bangkok Koh Samet Il bel mare della Thailandia, comodamente raggiungibile per una fuga rilassante a portata di Capitale: l’isola di Koh Samet, distante 30 minuti di navigazione dalla costa di Rayong (a circa 200 chilometri a sud-est di Bangkok), è la meta ideale per chi ha poco tempo a disposizione e cerca spiagge bianche e scenografiche baie bagnate da acqua cristallina in cui rifugiarsi. Una località che è pure l’occasione per assaporare la cultura isolana più autentica, accessibile anche con bassi budget di spesa. Sono tanti, per esempio, i ristorantini del centro abitato dai pescatori, con arredi colorati e tipici, dove il pesce freschissimo è davvero economico (anche se a farsi notare, ma per l’insegna insolita con i colori della Jamaica, è Pizza Hippie, dove le tonde sono proposte in una versione insaporita da una spolverata di marijuana, con prezzo maggiorato e fin quando la cannabis per uso ricreativo sarà decriminalizzata). E se nelle stradine pullulano i centri in cui è possibile farsi fare per meno di dieci euro un rinvigorente massaggio thailandese di un’ora, come proliferano i bar dove la sera i “solo travellers” trovano compagnia, non manca la possibilità di ritrovare anche in mezzo al mare un po’ di spiritualità tipica thailandese, come testimoniano i popolari luoghi sacri di Bangkok e Ayutthaya: visitare un tempio buddista è il nuovo “must do” della vacanza a Koh Samet.