Baby gang, niente sconti. Confermate le condanne: in cinque tornano a casa

Baby gang, niente sconti. Confermate le condanne: in cinque tornano a casa

I minori rispondevano di aggressioni aggravate dall’odio razziale. La Corte d’Appello ha ricalcato la sentenza del giudice di primo grado
e per uno dei giovanissimi ha anche ritoccato al rialzo la condanna

Baby gang, niente sconti. Confermate le condanne: in cinque tornano a casa
3 Minuti di Lettura
mercoledì 10 dicembre 2025, 11:17 – Ultimo aggiornamento: 11:20

Nessuno sconto sulle condanne per la baby gang dei Tamburi a Taranto. Anzi, in Corte d’Appello, per uno di loro arriva anche un incremento sulla condanna di un mese e dieci giorni. La difesa, però, l’ha spuntata sulla sospensione della pena. E così i cinque minori terribili tarantini, di età compresa tra 15 e 17 anni, dopo sette mesi di comunità possono tornare a casa.

Questo in sintesi il verdetto con il quale la Corte d’Appello, presieduta dal giudice Paola Incalza, ieri, ha chiuso il secondo grado di giudizio per una parte dei minori finiti sulla graticola con la grave contestazione, tra le altre, di aggressioni a sfondo razziale ai danni di un giovane straniero.

Restano, quindi, le condanne ad un anno e due mesi di reclusione per quattro di loro. Per il quinto la pena sale da ,un anno e quattro mesi a un anno cinque mesi e dieci giorni, così come chiesto dal pm. Contrariamente a quanto avvenuto in primo grado, però, è arrivata la sospensione condizionale della pena. Una decisione che, come si è detto, consente ai cinque di ritornare in famiglia dopo il lungo periodo di comunità.

Il processo definito in Appello ruotava sulle pesanti contestazioni di lesioni personali aggravate dall’odio razziale, resistenza a pubblico ufficiale e vilipendio. Ieri mattina durante il secondo grado di giudizio, i giovanissimi imputati sono stati assistiti dagli avvocati Nicola Cervellera, Giuseppe Leoni, Salvatore e Andrea Maggio, e Gaetano Vitale.

L’inchiesta

L’inchiesta, avviata a gennaio scorso, ha ricostruito un quadro di violenze ripetute e quasi sistematiche, consumate nello scenario del quartiere Tamburi. Nel mirino dei giovanissimi tarantini sarebbe finito, in particolare, un giovane straniero. La vittima, un 25enne, che viveva di stenti e di lavori saltuari, sarebbe stata accerchiata, insultata, colpita con pietre e costretta alle cure mediche con una prognosi di venti giorni. Due giorni dopo, lo stesso branco avrebbe fatto irruzione nella sua abitazione distruggendo arredi, documenti e persino il passaporto, cancellando simbolicamente la sua identità. Non episodi isolati: secondo gli inquirenti, i minori si erano resi protagonisti anche di devastazioni nel quartiere, scontri con i carabinieri, lanci di petardi sugli autobus urbani e aggressioni contro passanti e automobilisti. Un crescendo di violenza che ha disegnato l’immagine di un gruppo fuori controllo, alimentato dal degrado e dall’assenza di punti di riferimento adulti. Il loro agire sarebbe stato caratterizzato da quelle sassate allo straniero di colore che viveva nel loro quartiere. E minacce agli “sbirri neri”, intesi come carabinieri, ai quali promettevano in coro e in branco di “spegnere la fiamma sul berretto”. Così agiva la baby gang del rione Tamburi finita nel mirino della procura minorile guidata dal procuratore Antonella Montanaro. Per sette di loro, a maggio scorso scattarono i provvedimenti decretati dal gip Paola Morelli e eseguiti dai carabinieri. Vennero spediti in comunità a riflettere sulla sfilza di contestazioni fatte dal pm Lelio Festa. Un fardello a dir poco pesante per ragazzi tra i 15 e i 17 anni. Un quadro foschissimo che ha trovato conferma nelle decisioni dei giudici di primo e secondo grado. Ieri l’ultimo round con le condanne suggellate dalla Corte d’Appello e la decisione di consentire ai cinque minori di tornare a casa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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I minori rispondevano di aggressioni aggravate dall’odio razziale. La Corte d’Appello ha ricalcato la sentenza del giudice di primo grado
e per uno dei giovanissimi ha anche ritoccato al rialzo la condanna

Baby gang, niente sconti. Confermate le condanne: in cinque tornano a casa
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mercoledì 10 dicembre 2025, 11:17 – Ultimo aggiornamento: 11:20

Nessuno sconto sulle condanne per la baby gang dei Tamburi a Taranto. Anzi, in Corte d’Appello, per uno di loro arriva anche un incremento sulla condanna di un mese e dieci giorni. La difesa, però, l’ha spuntata sulla sospensione della pena. E così i cinque minori terribili tarantini, di età compresa tra 15 e 17 anni, dopo sette mesi di comunità possono tornare a casa.

Questo in sintesi il verdetto con il quale la Corte d’Appello, presieduta dal giudice Paola Incalza, ieri, ha chiuso il secondo grado di giudizio per una parte dei minori finiti sulla graticola con la grave contestazione, tra le altre, di aggressioni a sfondo razziale ai danni di un giovane straniero.

Restano, quindi, le condanne ad un anno e due mesi di reclusione per quattro di loro. Per il quinto la pena sale da ,un anno e quattro mesi a un anno cinque mesi e dieci giorni, così come chiesto dal pm. Contrariamente a quanto avvenuto in primo grado, però, è arrivata la sospensione condizionale della pena. Una decisione che, come si è detto, consente ai cinque di ritornare in famiglia dopo il lungo periodo di comunità.

Il processo definito in Appello ruotava sulle pesanti contestazioni di lesioni personali aggravate dall’odio razziale, resistenza a pubblico ufficiale e vilipendio. Ieri mattina durante il secondo grado di giudizio, i giovanissimi imputati sono stati assistiti dagli avvocati Nicola Cervellera, Giuseppe Leoni, Salvatore e Andrea Maggio, e Gaetano Vitale.

L’inchiesta

L’inchiesta, avviata a gennaio scorso, ha ricostruito un quadro di violenze ripetute e quasi sistematiche, consumate nello scenario del quartiere Tamburi. Nel mirino dei giovanissimi tarantini sarebbe finito, in particolare, un giovane straniero. La vittima, un 25enne, che viveva di stenti e di lavori saltuari, sarebbe stata accerchiata, insultata, colpita con pietre e costretta alle cure mediche con una prognosi di venti giorni. Due giorni dopo, lo stesso branco avrebbe fatto irruzione nella sua abitazione distruggendo arredi, documenti e persino il passaporto, cancellando simbolicamente la sua identità. Non episodi isolati: secondo gli inquirenti, i minori si erano resi protagonisti anche di devastazioni nel quartiere, scontri con i carabinieri, lanci di petardi sugli autobus urbani e aggressioni contro passanti e automobilisti. Un crescendo di violenza che ha disegnato l’immagine di un gruppo fuori controllo, alimentato dal degrado e dall’assenza di punti di riferimento adulti. Il loro agire sarebbe stato caratterizzato da quelle sassate allo straniero di colore che viveva nel loro quartiere. E minacce agli “sbirri neri”, intesi come carabinieri, ai quali promettevano in coro e in branco di “spegnere la fiamma sul berretto”. Così agiva la baby gang del rione Tamburi finita nel mirino della procura minorile guidata dal procuratore Antonella Montanaro. Per sette di loro, a maggio scorso scattarono i provvedimenti decretati dal gip Paola Morelli e eseguiti dai carabinieri. Vennero spediti in comunità a riflettere sulla sfilza di contestazioni fatte dal pm Lelio Festa. Un fardello a dir poco pesante per ragazzi tra i 15 e i 17 anni. Un quadro foschissimo che ha trovato conferma nelle decisioni dei giudici di primo e secondo grado. Ieri l’ultimo round con le condanne suggellate dalla Corte d’Appello e la decisione di consentire ai cinque minori di tornare a casa.
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