«Semestre filtro, una beffa chiamarlo così»: le proteste degli aspiranti medici che hanno affrontato l’ultimo test, dopo due mesi di corso
L’Udu: «Portiamo avanti una campagna per aderire al ricorso collettivo: così non c’è accesso libero ma un imbuto posticipato»
giovedì 11 dicembre 2025di Bianca Bettio

PADOVA – «Noi bocciamo questo esame». Parole dure quelle di Pietro Soldà, 21 anni, e Michelangelo Buzzanca, 26 anni, appena usciti dall’Hub di Ingegneria di via Tommaseo, una delle 41 sedi della prova all’Università di Padova. Il quadro tracciato dagli studenti del “semestre filtro” – introdotto quest’anno dalla riforma Bernini e necessario per accedere a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria non è dei migliori.
Nel primo appello, lo scorso 20 novembre, i candidati erano 2.867 e meno del 15% è stato promosso. Questa volta gli aspiranti camici bianchi erano 2.621 su 3.105 iscritti: per loro si tratta della seconda e ultima possibilità di accedere alla graduatoria nazionale.
LE PROVE
Dopo due mesi di lezioni, gli studenti si sono confrontati con tre materie: Chimica e propedeutica biochimica, Biologia e Fisica, la più temuta. Ora d’inizio: le 11. Le tre prove si distribuivano in tre sessioni da quarantacinque minuti ciascuna, con un quarto d’ora di pausa tra l’una e l’altra. «Personalmente ho trovato Fisica un po’ più difficile rispetto all’appello scorso», afferma Anna, classe 2005. Stessa l’impressione di Romeo Fioravanzo, 20 anni. «Ho fatto un buon punteggio in Biologia e Chimica, spero lo stesso per Fisica», si augura Pietro.
Non tutti i candidati hanno sostenuto tutte e tre le prove. Molti, infatti, avevano già superato una o due materie nel primo appello e hanno ridato solo quella in cui non avevano raggiunto la sufficienza o che volevano migliorare. È il caso di Daniel Targa, 21 anni: «Avevo raggiunto il punteggio minimo in Biologia ma ho deciso di rifare l’esame perché sapevo che potevo fare di meglio», spiega il ragazzo.
IL BILANCIO
Tante le critiche mosse contro la nuova modalità di accesso a Medicina. «Innanzitutto, il tempo a disposizione per studiare e apprendere non era sufficiente data la mole di argomenti previsti dal test», spiegano Pietro e Michelangelo. «Già il nome è una truffa: si chiama “semestre filtro” ma in realtà è durato poco più di due mesi, altro che sei», aggiunge Romeo. Il ragazzo sottolinea, inoltre, di «non essersi goduto i momenti all’università» perché la maggior parte delle lezioni si è svolta a distanza.
Daniel parla di un «periodo tosto»: «prendere appunti dietro lo schermo di un pc per quattro giorni alla settimana di fila è alienante». Una studentessa racconta come «durante lezioni online fosse difficilissimo fare domande ai professori». «Non li biasimo, si sono ritrovati a concentrare dei programmi lunghissimi in pochi mesi», chiosa Daniel, che aggiunge di preferire il test tradizionale: «Le istruzioni su come prepararsi erano più chiare».
LA CAMPAGNA
Un’atmosfera senza dubbio pesante, che ha avuto un impatto anche sull’umore degli studenti. A questo, si somma il fatto che occorrerà aspettare fino a gennaio per avere i risultati della graduatoria nazionale, una situazione «molto stressante», secondo Anna.
«Con dei programmi di studio così densi da erogare in pochi mesi, è naturale che gli studenti abbiano avuto difficoltà a stare al passo e che la loro condizione mentale sia peggiorata, insieme alla qualità della didattica», denuncia Margherita, attivista di Udu Padova, impegnata a distribuire volantini fuori dall’Hub di via Tommaseo. «Il nostro obiettivo è portare avanti una campagna a livello nazionale per fare ricorso collettivo», spiega Margherita. Come tanti candidati, anche Margherita è scettica nei confronti del “semestre filtro”: «Non è un numero aperto come è stato spacciato dalla ministra Bernini ma un numero chiuso, posticipato di qualche mese». I risultati del test sono attesi entro il 23 dicembre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Semestre filtro, una beffa chiamarlo così»: le proteste degli aspiranti medici che hanno affrontato l’ultimo test, dopo due mesi di corso
L’Udu: «Portiamo avanti una campagna per aderire al ricorso collettivo: così non c’è accesso libero ma un imbuto posticipato»
giovedì 11 dicembre 2025di Bianca Bettio

PADOVA – «Noi bocciamo questo esame». Parole dure quelle di Pietro Soldà, 21 anni, e Michelangelo Buzzanca, 26 anni, appena usciti dall’Hub di Ingegneria di via Tommaseo, una delle 41 sedi della prova all’Università di Padova. Il quadro tracciato dagli studenti del “semestre filtro” – introdotto quest’anno dalla riforma Bernini e necessario per accedere a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria non è dei migliori.
Nel primo appello, lo scorso 20 novembre, i candidati erano 2.867 e meno del 15% è stato promosso. Questa volta gli aspiranti camici bianchi erano 2.621 su 3.105 iscritti: per loro si tratta della seconda e ultima possibilità di accedere alla graduatoria nazionale.
LE PROVE
Dopo due mesi di lezioni, gli studenti si sono confrontati con tre materie: Chimica e propedeutica biochimica, Biologia e Fisica, la più temuta. Ora d’inizio: le 11. Le tre prove si distribuivano in tre sessioni da quarantacinque minuti ciascuna, con un quarto d’ora di pausa tra l’una e l’altra. «Personalmente ho trovato Fisica un po’ più difficile rispetto all’appello scorso», afferma Anna, classe 2005. Stessa l’impressione di Romeo Fioravanzo, 20 anni. «Ho fatto un buon punteggio in Biologia e Chimica, spero lo stesso per Fisica», si augura Pietro.
Non tutti i candidati hanno sostenuto tutte e tre le prove. Molti, infatti, avevano già superato una o due materie nel primo appello e hanno ridato solo quella in cui non avevano raggiunto la sufficienza o che volevano migliorare. È il caso di Daniel Targa, 21 anni: «Avevo raggiunto il punteggio minimo in Biologia ma ho deciso di rifare l’esame perché sapevo che potevo fare di meglio», spiega il ragazzo.
IL BILANCIO
Tante le critiche mosse contro la nuova modalità di accesso a Medicina. «Innanzitutto, il tempo a disposizione per studiare e apprendere non era sufficiente data la mole di argomenti previsti dal test», spiegano Pietro e Michelangelo. «Già il nome è una truffa: si chiama “semestre filtro” ma in realtà è durato poco più di due mesi, altro che sei», aggiunge Romeo. Il ragazzo sottolinea, inoltre, di «non essersi goduto i momenti all’università» perché la maggior parte delle lezioni si è svolta a distanza.
Daniel parla di un «periodo tosto»: «prendere appunti dietro lo schermo di un pc per quattro giorni alla settimana di fila è alienante». Una studentessa racconta come «durante lezioni online fosse difficilissimo fare domande ai professori». «Non li biasimo, si sono ritrovati a concentrare dei programmi lunghissimi in pochi mesi», chiosa Daniel, che aggiunge di preferire il test tradizionale: «Le istruzioni su come prepararsi erano più chiare».
LA CAMPAGNA
Un’atmosfera senza dubbio pesante, che ha avuto un impatto anche sull’umore degli studenti. A questo, si somma il fatto che occorrerà aspettare fino a gennaio per avere i risultati della graduatoria nazionale, una situazione «molto stressante», secondo Anna.
«Con dei programmi di studio così densi da erogare in pochi mesi, è naturale che gli studenti abbiano avuto difficoltà a stare al passo e che la loro condizione mentale sia peggiorata, insieme alla qualità della didattica», denuncia Margherita, attivista di Udu Padova, impegnata a distribuire volantini fuori dall’Hub di via Tommaseo. «Il nostro obiettivo è portare avanti una campagna a livello nazionale per fare ricorso collettivo», spiega Margherita. Come tanti candidati, anche Margherita è scettica nei confronti del “semestre filtro”: «Non è un numero aperto come è stato spacciato dalla ministra Bernini ma un numero chiuso, posticipato di qualche mese». I risultati del test sono attesi entro il 23 dicembre.
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