Cipriani: «Cucina italiana patrimonio Unesco? Non ha senso, non si può generalizzare. Ora vedremo il marchio anche nei locali dove non sanno cucinare»
La posizione del patron dell’Harry’s Bar
mercoledì 10 dicembre 2025di Redazione web

VENEZIA – Cucina italiana patrimonio Unesco, c’è anche chi storce il naso. «Una dizione che non ha senso, un piatto può essere invece considerato patrimonio. Mi pare vago questo riconoscimento», così Arrigo Cipriani commenta il riconoscimento dal suo Harry’s Bar, locale fondato nel 1931 dal padre Giuseppe e diventato negli anni punto di riferimento nella città lagunare anche per i vip.
La puntualizzazione
«Non voglio sembrare sempre il bastian contrario – aggiunge – non esiste una possibile generalizzazione della cucina italiana: c’è quella del nord, del centro, del sud, della Sicilia….
La storia e la frammentazione secolare dell’Italia prima dell’unificazione ha avuto peculiari ricette, una diversa dall’altra. Nel mio locale, ad esempio – spiega – facciamo cucina veneziana e veneta: per esempio il fegato alla veneziana è ben diverso da quello che si fa a Napoli o in altre zone. La cipolla, per questo piatto, deve essere cotta 40 minuti, non così altrove. Unificare quindi la cucina italiana che fa centinaia di piatti buonissimi, che ha diversissimi sapori e prodotti, cucinati anche in modi diversi, non ha senso. E poi vedremo sui locali il marchio dell’Unesco anche in quelli che non sanno cucinare»
Ultimo aggiornamento: 11 dicembre, 09:38
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cipriani: «Cucina italiana patrimonio Unesco? Non ha senso, non si può generalizzare. Ora vedremo il marchio anche nei locali dove non sanno cucinare»
La posizione del patron dell’Harry’s Bar
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VENEZIA – Cucina italiana patrimonio Unesco, c’è anche chi storce il naso. «Una dizione che non ha senso, un piatto può essere invece considerato patrimonio. Mi pare vago questo riconoscimento», così Arrigo Cipriani commenta il riconoscimento dal suo Harry’s Bar, locale fondato nel 1931 dal padre Giuseppe e diventato negli anni punto di riferimento nella città lagunare anche per i vip.
La puntualizzazione
«Non voglio sembrare sempre il bastian contrario – aggiunge – non esiste una possibile generalizzazione della cucina italiana: c’è quella del nord, del centro, del sud, della Sicilia….
La storia e la frammentazione secolare dell’Italia prima dell’unificazione ha avuto peculiari ricette, una diversa dall’altra. Nel mio locale, ad esempio – spiega – facciamo cucina veneziana e veneta: per esempio il fegato alla veneziana è ben diverso da quello che si fa a Napoli o in altre zone. La cipolla, per questo piatto, deve essere cotta 40 minuti, non così altrove. Unificare quindi la cucina italiana che fa centinaia di piatti buonissimi, che ha diversissimi sapori e prodotti, cucinati anche in modi diversi, non ha senso. E poi vedremo sui locali il marchio dell’Unesco anche in quelli che non sanno cucinare»
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