Papetti: «La violenza politica va condannata e combattuta. Basta con i troppi distinguo e le interessate ambiguità»
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
mercoledì 10 dicembre 2025di Roberto Papetti

Caro Direttore, ho sentito ieri sera, ma non è la prima volta, il professore Angelo D’Orsi fare alcune affermazioni, per me allucinanti.
Dunque, per il professore, la violenta aggressione da parte di operai della Fiom a colleghi della Uilm, alcuni finiti direttamente dai cancelli dell’Ilva di Genova al pronto soccorso, è solo una “scazzottata fra colleghi”, da non prendere nemmeno in considerazione come violenza.
«Ma scherziamo», aggiunge «è come voler paragonare l’assalto fascista alla sede della Cgil alla “ragazzata” di un piccolo gruppetto che è entrato nella sede della Stampa per fare qualche scritta». Per me che sono un contadino, tutte queste cose sono speculari, identiche. Sono segnali pericolosi. E vengo alla provocazione, non sarà che il fatto che la Costituzione sia antifascista, legittimi chi si dichiara antifascista ad usare metodi fascisti per fare valere le sue idee?
Diego Parolo
Padova
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
Caro lettore, non ho ascoltato ciò che ha detto il professor D’Orsi, quindi mi è impossibile commentarlo. Ma è un fatto che nel dibattito politico attuale si è rafforzata una brutta e pericolosa abitudine: quella di minimizzare o, al contrario, di enfatizzare episodi di violenza per interessi di parte. La condanna di scontri, assalti e agguati è una variabile dipendente: se gli autori appartengono a uno schieramento contrario o lontano al proprio, la disapprovazione è immediata, l’indignazione totale e la censura senza riserve.
E naturalmente è massima la richiesta di pene esemplari e di rapidi interventi delle massime autorità, governo compreso. Se al contrario i protagonisti sono vicini o collaterali alla propria parte politica, allora scattano i giustificazionismi ( «sì però…»), i distinguo («bisognerebbe anche capire perché…»), i tentativi di circoscrivere l’episodio («occorre tener conto del momento…») e di ridimensionarne l’impatto («sono intemperanze giovanili»). Anche il linguaggio cambia: se la violenza proviene dai “nemici” è quasi sempre squadrista o richiama gli anni di piombo, in caso contrario si evitano riferimenti storici ingombranti e si preferisce una dialettica più sfumata e meno perentoria. In realtà, la storia del nostro Paese, dovrebbe averci insegnato che nei confronti della violenza politica occorre segnare una linea di demarcazione molto netta. O di qua o di là. Senza se e senza ma. Non ci può essere spazio per ammiccamenti o strumentali sottovalutazioni. Il no all’uso della violenza politica deve essere netto. Da qualsiasi parte venga. Soprattutto in stagioni, come quella che stiamo vivendo, in cui anche il clima internazionale alimenta forti contrapposizioni. Non serve né si deve modificare la Costituzione antifascista. Basta mettere al bando le ambiguità e mettere fuori gioco i troppi cattivi maestri (oltre alle maestrine con la penna rossa).
Ultimo aggiornamento: 11 dicembre, 13:30
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Papetti: «La violenza politica va condannata e combattuta. Basta con i troppi distinguo e le interessate ambiguità»
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
mercoledì 10 dicembre 2025di Roberto Papetti

Caro Direttore, ho sentito ieri sera, ma non è la prima volta, il professore Angelo D’Orsi fare alcune affermazioni, per me allucinanti.
Dunque, per il professore, la violenta aggressione da parte di operai della Fiom a colleghi della Uilm, alcuni finiti direttamente dai cancelli dell’Ilva di Genova al pronto soccorso, è solo una “scazzottata fra colleghi”, da non prendere nemmeno in considerazione come violenza.
«Ma scherziamo», aggiunge «è come voler paragonare l’assalto fascista alla sede della Cgil alla “ragazzata” di un piccolo gruppetto che è entrato nella sede della Stampa per fare qualche scritta». Per me che sono un contadino, tutte queste cose sono speculari, identiche. Sono segnali pericolosi. E vengo alla provocazione, non sarà che il fatto che la Costituzione sia antifascista, legittimi chi si dichiara antifascista ad usare metodi fascisti per fare valere le sue idee?
Diego Parolo
Padova
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
Caro lettore, non ho ascoltato ciò che ha detto il professor D’Orsi, quindi mi è impossibile commentarlo. Ma è un fatto che nel dibattito politico attuale si è rafforzata una brutta e pericolosa abitudine: quella di minimizzare o, al contrario, di enfatizzare episodi di violenza per interessi di parte. La condanna di scontri, assalti e agguati è una variabile dipendente: se gli autori appartengono a uno schieramento contrario o lontano al proprio, la disapprovazione è immediata, l’indignazione totale e la censura senza riserve.
E naturalmente è massima la richiesta di pene esemplari e di rapidi interventi delle massime autorità, governo compreso. Se al contrario i protagonisti sono vicini o collaterali alla propria parte politica, allora scattano i giustificazionismi ( «sì però…»), i distinguo («bisognerebbe anche capire perché…»), i tentativi di circoscrivere l’episodio («occorre tener conto del momento…») e di ridimensionarne l’impatto («sono intemperanze giovanili»). Anche il linguaggio cambia: se la violenza proviene dai “nemici” è quasi sempre squadrista o richiama gli anni di piombo, in caso contrario si evitano riferimenti storici ingombranti e si preferisce una dialettica più sfumata e meno perentoria. In realtà, la storia del nostro Paese, dovrebbe averci insegnato che nei confronti della violenza politica occorre segnare una linea di demarcazione molto netta. O di qua o di là. Senza se e senza ma. Non ci può essere spazio per ammiccamenti o strumentali sottovalutazioni. Il no all’uso della violenza politica deve essere netto. Da qualsiasi parte venga. Soprattutto in stagioni, come quella che stiamo vivendo, in cui anche il clima internazionale alimenta forti contrapposizioni. Non serve né si deve modificare la Costituzione antifascista. Basta mettere al bando le ambiguità e mettere fuori gioco i troppi cattivi maestri (oltre alle maestrine con la penna rossa).
Ultimo aggiornamento: 11 dicembre, 13:30
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