Con l’acquisizione della app cinese Manus, lo scorso dicembre, Meta non ha voluto semplicemente accostare alla propria tecnologia proprietaria, Llama, un’altra soluzione di Intelligenza artificiale in rapida crescita, ma ha messo le mani su un modello il cui obiettivo non costituisce a oggi il focus della maggior parte delle IA più diffuse: Manus infatti non è un chatbot, il suo compito non è rispondere, ma eseguire. Ascolta: Milano-Cortina 2026, Olimpiadi invernali con l’IA. E gli spettatori si divertiranno ancora di più Ed eseguire anche richieste complesse: laddove ChatGPT, di fronte alla richiesta di elaborare una presentazione si limita a dare suggerimenti su titoli e slide, Manus costruisce, o riformula, l’intero artefatto intervenendo sui testi e sulle immagini nel rispetto del template prescelto. L’APPROCCIO Chi finora ha utilizzato Manus.im si è reso conto della concretezza del suo approccio: è in grado di creare grafiche complesse includendo immagini con testi e numeri raffigurati in modo coerente e con un gusto estetico meno scontato rispetto a quello a cui ci ha abituato ChatGPT. È una differenza che si nota subito quando si devono riprodurre dati o informazioni sotto forma di materiali visivi. Per chi dovesse ad esempio creare o modificare una locandina o una brochure cambiandone la grafica o variando i colori dei caratteri, Manus è un assistente efficiente e meticoloso. La start-up cinese il cui futuro potrebbe essere dunque quello di integrarsi con WhatsApp, Facebook e Instagram, è capace di costruire siti web e app con un livello di accuratezza sorprendente: non semplici bozze, ma prodotti pressoché completi, pronti per una personalizzazione finale.  Come fa a farlo? Dopo aver ricevuto una richiesta, Manus non produce subito una risposta finale. Prima la scompone, esplicita i passaggi che seguirà e poi procede passo dopo passo fino a raggiungere il risultato: questo approccio lo rende molto più autonomo rispetto ad altri strumenti perché richiede meno correzioni senza una continua supervisione da parte dell’utente.  È sorprendente infatti assistere al processo di scomposizione dei compiti e alle continue attività di verifica che vengono intraprese man mano che il lavoro procede. Diversamente da ChatGPT, di Manus si può in particolare apprezzare l’autocritica spontanea: capita infatti spesso che restituisca un risultato e, prima ancora che l’utente ne chieda la modifica, si corregga da solo riconoscendo il fatto che l’output non rispecchia la richiesta iniziale. Di seguito riprende il lavoro, lo rielabora e prosegue finché non trova una soluzione coerente.  Per chi lavora e per chi studia, poter poi lanciare istruzioni con qualche decina di file da elaborare (testi, immagini, loghi ad esempio) è infine un vantaggio operativo che rende accettabile dover attendere talvolta anche qualche ora perché il processo sia concluso. LO SCENARIO Tutto questo spiega perché Manus sia diventato interessante per Meta in un momento in cui i social media sono messi all’angolo da molteplici fattori: la concorrenza di TikTok e Reddit, un certo grado di saturazione del loro utilizzo, l’invasione di contenuti di bassa qualità a loro volta creati con l’Intelligenza artificiale, la crescita di utilizzo dei chatbot più diffusi. Integrare Manus dentro i social network di Meta significa provare a intraprendere una strada diversa: del resto, se una IA così autonoma e concreta diventasse uno strumento quotidiano rischierebbe di sottrarre ulteriore centralità alle piattaforme social tradizionali.  Acquisirla ora significa portare questa utilità dentro le app, prima che lo facciano altri: è ciò che ha condotto nel passato all’acquisizione di WhatsApp e di Instagram. Se questo sarà lo scenario futuro, potremo attenderci di avere un assistente dentro l’instant messenger che, a partire da foto e messaggi vocali, potrebbe creare un biglietto di auguri multimediale oppure, dentro Instagram, potrebbe costituire una funzionalità in grado di elaborare bozze di contenuti pronti all’uso. La scommessa, alla fine, è molto semplice e molto poco futuristica: in un mondo digitale che ha scoperto tecnologie in grado di riprodurre risposte infinite, Meta punta su una IA che non si limita a interagire, ma si prende in carico il compito di eseguire le cose, una caratteristica essenziale se si vuole portare l’Intelligenza artificiale a tutti gli utenti senza rendere necessaria la conoscenza delle tecniche di prompt design. Tutto questo però non contribuirà a spostare ulteriormente il confine tra ciò che sappiamo fare e ciò che siamo disposti a delegare? Non finiremo per impigrirci?