Punti e linee, segnali brevi e lunghi. Strano (oggi) a dirsi, ma è l’alfabeto della modernità.
Ben prima del digitale. Ma tracciando la strada proprio al digitale. Il codice Morse, col supporto fisico del telegrafo, ha acceso definitivamente la miccia della comunicazione globale istantanea: messaggi rapidi trasmessi a grandi distanze. Il segreto? Un sistema di codifica che trasforma lettere, numeri e segni di punteggiatura in una combinazione di punti e linee, trasmessi in forma sonora, visiva e tattile.
Il codice Morse oggi non è tramontato. Con ordine, andiamo alle origini. È stato lo statunitense Samuel Morse, dal 1832, a lavorare al telegrafo. Ma solo poco dopo, tra il 1835 e il 1837, è stato sviluppato col decisivo supporto di Alfred Vail il sistema di codifica di punti e linee. Un anno dopo viene depositato il brevetto del telegrafo, avviando la costruzione della prima linea telegrafica tra Baltimora e Washington: è su quella direttrice che viene trasmesso il primo messaggio della storia in alfabeto Morse, il testo era “What hath God wrought?” (“Cosa ha fatto Dio?”, tratta dal Libro dei Numeri). Non sfugge a nessuno il potenziale immediato del codice, da subito considerato lo standard per la codifica delle informazioni, status conservato fino al 1999 per le comunicazioni marittime. L’idea del telegrafo risale a quel 1832, quando Morse elaborò un telegrafo a filo singolo: l’originale è in esposizione al National Museum of American History presso la Smithsonian Institution.
Nella radiotelegrafia i punti e le linee sono restituiti da suoni brevi e lunghi, definiti rispettivamente “dit” e “dah”. Cruciale la cadenza temporale dei segnali. Il Morse fu decisivo nelle comunicazioni militari del ‘900: apparecchiature semplici e messaggi veicolati anche in condizioni di segnale debole. Solo nel 1999 è stato sostituito come standard dai sistemi satellitari, in particolare dal Gmdss (il Global maritime distress and safety system). Il Morse non passa mai di moda, però. Ben presente anche lì dove meno ve lo aspettate: il celebre tono di notifica dei cellulari Nokia (tre bip rapidi, due lunghi e tre rapidi) è la parola “Sms” in codice Morse. E sulle ruote del rover Curiosity, su Marte, sono incisi fori che imprimono nel terreno “Jpl” (Jet propulsion laboratory) in Morse. Però no: il telegrafo non è mai arrivato sul pianeta rosso o sulla Luna. Ma giusto lì.
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