Il prof Cattani: «Così insegno l’arte del botta e risposta per dirsele di santa ragione»

—

by

in

Il prof Cattani: «Così insegno l’arte del botta e risposta per dirsele di santa ragione»

Ha anche ideato la “Palestra di botta e risposta”: «Ecco i quattro criteri per valutare un discorso»

martedì 9 dicembre 2025di Maria Pia Codato

Il prof Cattani: «Così insegno l’arte del botta e risposta per dirsele di santa ragione»

PADOVA – Per Adelino Cattani c’è differenza nei vari modi di parlare che possono ancora fare la differenza in un mondo troppo veloce dove il tempo per l’arte del dialogo spesso non si trova più.

Un assunto al quale lui, che si è inventato la “Palestra di botta e risposta”, non vuole piegarsi.

Professore, come è nato il suo interesse per la formazione al dibattito?

«Da sempre mi sono chiesto come mai la discussione abbia una parte così rilevante nella vita quotidiana e nessuna nei nostri pensieri. La controversia è essenziale non solo in filosofia e nella scienza, ma anche nella società civile. Sorprendentemente da noi, dove sono nate la disputa e la retorica, non si insegnano regole e mosse, doveri e diritti di chi discute. Per questo motivo all’insegnamento di Teoria dell’argomentazione ho fatto seguire “Palestra di botta e risposta”: un progetto di formazione al dibattito argomentato e regolamentato, all’insegna della Patavina Libertas, della libertà di parola per tutti e del “dirsele (non darsele) di santa ragione”».

Come si valuta la bontà di un dibattito?

«Come se fosse un piatto da masterchef. Sulla base di quattro criteri: qualità, quantità, pertinenza, modo. L’Associazione per una Cultura e la Promozione del Dibattito e la Palestra di botta e risposta formano appunto giudici preparati a valutare la bontà di un’argomentazione in un contesto di tornei di dibattito regolamentato, sulla base di una scheda di valutazione sperimentata nel corso di oltre vent’anni».

Come mai in Italia, dove è nata, è venuta meno la tradizione della disputa classica e dell’educazione retorica?

«Un buon dibattito è fatto di ragione e di emozione, di logica e di retorica, di capacità di convincere e di smuovere. Si tende a prendere le distanze da retorica e persuasione perché rimandano ad un vuoto “parlar bene” che serve a spacciare il falso per vero e a manipolare le persone. Ma c’è anche un “parlar bene” che serve a rendere forte il discorso giusto. Riprendere la tradizione della disputa servirebbe a formare persone capaci di distinguere se il discorso proposto è “buono” perché è brillante oppure perché è “consistente”. Proprio a questo mira “Palestra di botta e risposta”. Di buon auspicio è che anche una Scuola Superiore cittadina, come lo storico Istituto Barbarigo, abbia pionieristicamente introdotto da alcuni anni un insegnamento curricolare di argomentazione, curato da un collaboratore della Palestra, il professor Leonardo Galantucci, docente e allenatore sportivo».

Nella vita quotidiana si usa più il discorso “convincente” o quello che “incanta”?

«Molto spesso usiamo discorsi che non persuadono né incantano ma risultano poco fondati, poco rispettosi delle regole della logica e della condotta. Convincente è l’argomento che fa appello alla ragione o alle ragioni, persuasivo è quello che fa leva anche sulle emozioni. Magico l’argomento che seduce e inganna».

Ha svolto attività di ricerca e di didattica in numerose Università straniere. Che cosa è emerso da questa esperienza?

«Ho constatato in diversi percorsi educativi stranieri, prima di tutto, una maggiore attenzione per il ragionamento critico e poi una diversa cultura della retorica. Non si dovrebbero rilasciare diplomi a chi non abbia una “cultura”. E una persona colta deve avere seguito un corso di disputa, perché i dibattiti sono e saranno sempre più frequenti in un mondo che diventa sempre più multiculturale. Questo era il segreto della scuola che “c’era una volta”: nel passato, a coronamento del percorso educativo, veniva la Retorica, perché non basta aver ragione, occorre anche saperla esprimere e farsela riconoscere dagli altri».

Quest’anno si è svolto anche il primo Torneo Europeo di Palestra di botta e risposta.

«Il 5 e il 6 novembre all’Orto Botanico, giardino della biodiversità, posto perfetto per promuovere anche la diversità di idee, si è tenuta la finale con squadre europee e una compagine internazionale composta da studenti Erasmus. L’evento era organizzato dall’Associazione di universitari “DiCo: Dibatto e Comunico”, presieduta da Gianluca Pedron, che affianca da qualche anno la Palestra di botta e risposta, condividendone lo spirito. E stata un’esperienza entusiasmante per tutti i partecipanti, che hanno vissuto momenti intensi di confronto e di dialogo e hanno assistito con molta partecipazione alla finale vinta dalla squadra tedesca che si è misurata con quella italiana sul tema dei diritti umani e della sovranità nazionale».

Quali convinzioni ha maturato in qualità di referente per il polo universitario nella Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova?

«Ho appreso che ci possono essere anche “detenuti 30 e lode”. Che per molti un’ora di lezione vale più di un’ora d’aria. Nella sezione universitaria, aperta da oltre vent’anni, grazie alla lungimiranza della direzione del carcere e la disponibilità di volontari, tutor e docenti, si può conseguire la laurea e insieme la riabilitazione».
 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Source URL: http://ilgazzettino.it/nordest/padova/cattani_arte_botta_risposta-9234587.html


Analyse


2026-07-13 02:57:07

Post already analysed. But you can request a new run: Do the magic.