Donne che hanno subito interventi importanti, cure difficili da sopportare, dolore. Solidarietà è anche un corso di make up per le stesse pazienti. «Ho deciso di aiutare le donne a sentirsi belle nonostante il cancro dopo essere stata anche io una paziente» racconta Valentina Liberatore, 39 anni, make-up artist ed estetista che nel suo studio a Roma tatua gratuitamente il seno mutilato. E dà consulenze, di trucco, cura dei capelli post chemioterapia. Con la dermopigmentazione paramedicale “ricostruisce” in 3D quello che il bisturi ha portato via. È colorato di rosa il mondo di Valentina. Pareti e arredi pastello nel suo studio a Roma. Rosa il modo di parlare e la sua forza che, nonostante la malattia sia diventata passato, deve ancora essere allenata per gli interventi ricostruttivi da affrontare.
LA CHAT
Tutto è iniziato con una chat poi, piano piano si è arrivati alla “Oncobeauty onlus”, una organizzazione no-profit con la mission di promuovere consigli di bellezza e la cura di se stesse per contrastare gli effetti estetici causati dalle terapie. «Siamo la voce delle pazienti e la prima community online di bellezza oncologica – spiega Valentina – Una rete di supporto vera. Troppo spesso le pazienti oncologiche si trovano sole a dover affrontare sia il durissimo percorso della lotta al cancro sia la perdita della propria identità e femminilità. OncoBeauty nasce dalla necessità delle pazienti di riappropriarsi della propria bellezza, della propria femminilità e della propria autostima così da poter proseguire il percorso di cura con maggior forza e fiducia. È la bellezza oncologica. Entrata ormai a far parte della manifestazione “Race for the Cure” per sostenere Komen Italia.
Ogni anno OncoBeauty organizza laboratori di trucco, e partecipa alla corsa con il suo team. La preoccupazione di Valentina, durante il suo percorso di cura, è stata, oltre alla guarigione, la stessa di molte altre pazienti: caduta dei capelli, ciglia e sopracciglia, macchie sul viso, pelle segnata. Da qui la campagna, anche raccolta fondi, perché nelle strutture venga utilizzato il casco refrigeratore in grado di proteggere la capigliatura durante la chemio.
Valentina Liberatore, 39 anni, ideatrice di OncoBeauty onlus
I RISCHI
Si tratta di un dispositivo costituito da una cuffia in silicone collegata a un macchinario che genera un sistema di refrigerazione. Il liquido refrigerante passa all’interno della cuffia che, indossata dalla paziente, abbassa la temperatura del cuoio capelluto creando un effetto di vasocostrizione che riduce il flusso sanguigno verso i bulbi piliferi. Riduce la caduta dei capelli nelle donne sottoposte alla chemioterapia. «Confrontarsi con chi ha avuto la stessa malattia – aggiunge Valentina – porta le donne ad affidarsi. A evitare di lasciarsi andare. Le terapie sono fondamentali per la guarigione ma possono portare con sé effetti collaterali estetici che, seppur temporanei, possono impattare sull’autostima e sul benessere psicologico delle pazienti». Durante la malattia Valentina si era fatta una promessa: aiutare le altre con le sua professionalità se fosse riuscita a star bene. E ci è riuscita.