L’ascolto, sottolinea suor Marisa Pitrella, direttrice della Caritas di Napoli, è come una manna dal cielo per chi vive una situazione di disagio o sofferenza.
Siciliana d’origine («sono nata in provincia di Catania, in un piccolo Comune che si chiama Grammichele, da una famiglia contadina», racconta), 54 anni, è infermiera e impegnata da anni su diversi fronti per aiutare e sostenere chi è in difficoltà. «Perché siamo tutti poveri e siamo tutti ricchi e dobbiamo essere capaci di donare e ricevere», dice lanciando un appello all’intera comunità in prossimità delle feste. Alla guida della Caritas da tre anni («era il 5 giugno 2022», ricorda), suor Marisa è la prima donna al vertice della terza diocesi più grande d’Italia. Una donna per le donne – e non solo, dato il grande lavoro che svolge per gli ammalati e per i senza dimora della mensa del Carmine – che incarna la solidarietà al femminile. Ma cosa ricorda del suo arrivo a Napoli? «Fu subito dopo il Covid – spiega – Ebbi la vicinanza e la benevolenza di tutti i sacerdoti. Ma ricordo in particolare che la città rimase stupita per la scelta di don Mimmo (Battaglia, l’attuale arcivescovo metropolita di Napoli, ndr)», rammenta sorridendo. E proprio dal cardinale Battaglia suor Pitrella ha tratto ispirazione per il suo ministero, «che punta sulle relazioni, a sporcarsi le mani quotidianamente» e a vivere «ascoltando gli altri». E tra i tanti utenti della Caritas diocesana partenopea numerose sono le madri, le mogli, le figlie, le nonne che si rivolgono ai volontari per essere sostenute. «Quest’anno – con riferimento ai dati relativi al 2024 – in tutta la diocesi, incluse le Caritas parrocchiali, abbiamo aiutato circa 40mila famiglie. Un dato che conferma che c’è una povertà assoluta in aumento. La causa è soprattutto la perdita di una casa e di un lavoro, ma anche della relazione. Ricordo in particolare una donna – dice suor Marisa – che dopo aver parlato con me, disse semplicemente: “Adesso mi sento ascoltata”. Basta questo per risollevare un fratello o una sorella in difficoltà». Ma chi sono le donne che si rivolgono agli oltre 10mila volontari della Caritas? «Da noi arriva chi è separata, o perché ha problemi di salute, o di indebitamento, dipendenze o perdita di un’occupazione. Arrivano in ginocchio per così dire, fanno fatica a chiedere perché viene meno la dignità e noi abbiamo il dovere di restituirla loro. E sono soprattutto italiane, e napoletane, tra i 40 e i 60 anni. Un trend in cui rientrano naturalmente anche gli uomini». Ma riguardo le donne in particolare si registra un dato allarmante: «Ci sono anche quante hanno subito violenza in famiglia e non sanno dove andare, perché hanno denunciato o hanno paura di denunciare essendo preoccupate per i figli. A loro e a tutti quelli che vengono da noi dico di non sentirsi soli, perché c’è sempre dove poggiare la testa. C’è una comunità che supporta, accoglie e accompagna». Sottolinea il suo messaggio di speranza, suor Marisa: «Nessuno si deve sentire solo, specie se ci impegniamo gli uni con gli altri a essere testimoni capaci di donare e di ricevere un sorriso, un abbraccio o una carezza».
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