Napoli è femminile nella sua essenza: accogliente, resiliente, creativa. Per celebrarne l’anniversario, abbiamo voluto raccontare una città fuori dai soliti cliché, ma come laboratorio di idee e innovazione, in dialogo con l’Europa e il Mediterraneo». Ascolta: Emanuela Fanelli (e C’è ancora domani): mi emozionano le scene con Paola Cortellesi, siamo proprio io e lei A parlare è Marilù Faraone Mennella, presidente della sezione Industria culturale e creativa dell’Unione industriali Napoli, che fa parte del Comitato Nazionale Neapolis 2500, istituito congiuntamente dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e dal ministero della Cultura con l’obiettivo di riaffermare il ruolo di Napoli nel contesto europeo e internazionale. Sta per concludersi il 2025, anno in cui si festeggiano i 2500 anni dalla fondazione della città di Napoli. Qual è il significato di questa ricorrenza? «In qualità di membri del Comitato ci siamo dati subito un obiettivo comune all’inizio del nostro mandato: rifuggire dalla semplice rievocazione storico-celebrativa per rilanciare il ruolo di Napoli come città che guarda al futuro. Napoli deve essere universalmente riconosciuta come parte integrante dell’identità europea, punta avanzata del continente verso Sud, fonte ispiratrice di un nuovo equilibrio tra umanesimo e tecnologia, tradizione e innovazione, arte e impresa». Napoli con vista (foto Getty) In che modo il Comitato ha voluto celebrare questo appuntamento? «Abbiamo scelto di trasformare questa ricorrenza in un percorso di riflessione e visione, capace di coniugare memoria e futuro. Le iniziative hanno seguito una linea comune: valorizzare l’identità culturale e imprenditoriale della città capace di tessere reti diplomatiche generative di una “Napoli oltre Napoli”, completamente proiettata verso le sfide globali». Lei è un’imprenditrice, scelta per far parte del Comitato tra le personalità rappresentative delle diverse anime della città, in un anno che ha visto Napoli essere anche Capitale della Cultura d’impresa: cosa resterà di concreto quando queste celebrazioni saranno concluse? «Abbiamo gettato solide basi che ci consentiranno già nel 2026 di concretizzare tutta l’attività realizzata con l’obiettivo di portare un lascito alla città e alle nuove generazioni. Il sostegno che il ministro Tajani ha espresso recentemente, e che darà continuità al lavoro del Comitato anche per il prossimo anno, consentirà di consolidare in fatti concreti la straordinaria rete di relazioni internazionali che nel 2025 hanno portato a Napoli istituzioni, imprese e mondo culturale. Organizzazioni internazionali, quali Nato e Unesco, solo per citarne alcune, e praticamente tutti i governi mondiali, hanno avuto modo di comprendere cosa Napoli è in grado di fare. Come imprenditore non posso che pretendere che tutto questo valore generato si trasformi presto in occasione di impresa, sviluppo del talento e opportunità di crescita per l’intero territorio. Un contributo in tal senso siamo convinti che verrà anche dal “Manifesto-Cultura di Impresa” elaborato e presentato dall’Unione industriali Napoli. Questo “asset” è stato concepito come lascito per il futuro, dunque come inizio di nuove sfide che, partendo dal Mezzogiorno, mettano sempre più l’Italia e l’Europa in grado di competere nel complesso e difficile orizzonte globale». Si può dire che Napoli sia una città “donna”: nasce sulle rovine dell’antica Partenope, il cui nome viene utilizzato come sinonimo dell’attuale toponimo. Qual è stato e qual è oggi l’apporto delle donne alla storia e alla cultura di questa città? «Napoli è femminile nella sua essenza. Le donne hanno sempre avuto un ruolo centrale, dalle figure mitiche come Partenope alle protagoniste della cultura, dell’arte e dell’impresa. Sono motore di cambiamento, portando visione e concretezza in ogni ambito. Valorizzare questa energia significa trasformarla in opportunità per le nuove generazioni e per una città che non deve stancarsi di essere laboratorio di inclusione e modernità». © RIPRODUZIONE RISERVATA