La particolarità sta intanto nella data: 24 novembre, un giorno prima della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Ascolta: Emanuela Fanelli (e C’è ancora domani): mi emozionano le scene con Paola Cortellesi, siamo proprio io e lei A indicare che ogni giorno è 25 novembre. Anche ieri, anche domani, anche oggi. E proprio lo scorso 24 novembre l’Abi, Associazione bancaria italiana, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin che prevede misure per il supporto e l’inserimento nel lavoro di donne che di violenza sono state vittime. «Un Protocollo che si muove su quattro direttive. Il lavoro, in primis, è dignità e mai come in una situazione di violenza, dove la dignità personale rischia di essere messa in crisi davanti ai figli, ai genitori, alla società, è fondamentale mantenere uno stipendio pieno. Per questo alle donne, lungo tutto il periodo di protezione, verrà data la possibilità di lavorare in smart working senza limite temporale», sottolinea Ilaria Maria Dalla Riva, presidente del Comitato per gli Affari sindacali e del Lavoro di Abi. Aggiunge una riflessione: «Per una donna che ha avuto la forza di uscire da un percorso di violenza è fondamentale potersi reinserire anche economicamente per riconquistare un presente e avere un futuro. Porta con sé una componente di human touch, di capacità di affrontare con resilienza questioni complesse, un vero valore di competenza per le aziende. Bisogna ragionare in questa direzione». Il Protocollo si inserisce all’interno di un «percorso promosso da Abi, che da tempo lavora su questi temi con sensibilità e costanza – spiega Dalla Riva – fortemente sostenute dal presidente Patuelli e dal direttore Rottigni e dall’impegno della vicedirettrice Mancini». Un percorso che «prosegue nel solco del contratto collettivo nazionale di lavoro dei bancari, siglato nel 2023, che tingendosi di rosa ha migliorato e rafforzato gli strumenti già previsti dalla precedente contrattazione con un capitolo sui temi della parità di genere e dell’inclusione e integrando il Manifesto sulla violenza nei luoghi di lavoro». Misure concrete. «Nell’ottica della necessità del lavoro – aggiunge Dalla Riva – abbiamo indicato alle aziende aderenti ad Abi di riservare, nei piani di assunzione, una quota alle donne che hanno subito violenza, fisica ma anche economica, a sua volta reato dal 2013, come pure ai figli di vittime di femminicidio. Un altro aspetto riguarda il blocco per diciotto mesi della quota capitale dei mutui ipotecari o per credito al consumo: su questo aspetto Abi e sindacati hanno preso l’impegno per superare le attuali criticità rispetto a un mutuo cointestato. Altra novità: come Abi e sindacati vorremmo promuovere un intervento normativo per introdurre nella casistica delle assunzioni di categorie protette anche le donne vittime di violenza inserite nei percorsi di protezione». Ilaria Maria Dalla Riva, presidente del Comitato per gli Affari sindacali e del Lavoro di Abi LE PROSPETTIVE Dalla sensibilizzazione sul tema, anche rispetto all’esistenza del numero di aiuto 1522, all’educazione finanziaria. «C’è tanto da fare – dice Ilaria Maria Dalla Riva – Il tema della violenza economica, per esempio, viene da lontano, è culturale e sociale e deve essere in primis affrontato nelle famiglie, rivedendo i paradigmi educativi e stimolando conoscenza e competenze per favorire autonomia e autodeterminazione. La trasformazione culturale che possiamo promuovere oggi è determinante per lo sviluppo di domani». Il primo messaggio da far arrivare alle donne? «Entrare nell’ottica che dobbiamo partire da noi – riflette – Succede purtroppo spesso che l’autostima sia in realtà la stima che ci rimandano gli altri. La conoscenza è fondamentale: se sono autonoma, non ho bisogno di delegare. Doterei una figlia di grande curiosità, inizierei a farle leggere i giornali, le farei conoscere tutto ciò che c’è in tema di diritti, anche per sviluppare un ragionamento critico». © RIPRODUZIONE RISERVATA