Non riescono ad avere neanche un’ora libera al giorno da dedicare a sé stesse, perché si occupano della casa, dei figli e dei familiari più anziani. Ascolta: Emanuela Fanelli (e C’è ancora domani): mi emozionano le scene con Paola Cortellesi, siamo proprio io e lei È per questo che le donne, in Italia, sono sempre più stanche, con forti ricadute psicologiche. E intanto il lavoro viene messo sempre di più in secondo piano: a risentirne sono la carriera e lo stipendio. Non solo, rinunciano anche a curarsi perché per loro, appunto, il tempo non c’è mai. IL GENDER GAP A scattare questa allarmante fotografia della condizione della donna italiana è una ricerca della School of Gender Economics, la scuola di alta formazione di UnitelmaSapienza che si occupa delle tematiche relative al gender gap e all’empowerment femminile, dal titolo Determinanti strutturali e meccanismi di riproduzione delle diseguaglianze di genere. Carico di cura, segregazione orizzontale e vulnerabilità economica. L’ELABORAZIONE Lo studio, da cui emerge che il carico del lavoro di cura ancora oggi è tutto sulle spalle delle donne, è stato elaborato da Azzurra Rinaldi, economista e direttrice della School of Gender Economics, insieme alla ricercatrice Claudia Pitteo e a Dawid Dawidowicz dell’Università della Pomerania Occidentale, in Polonia. Un lavoro dettagliato che ha visto raccogliere 2.945 questionari, poi sottoposti a un processo di pulizia per eliminare le risposte incomplete, dati incoerenti o duplicati: il numero finale dei casi analizzati è di 2.456. Il questionario, che è stato compilato in forma anonima, comprende diverse sezioni dedicate alla situazione personale e familiare, alle modalità di lavoro, al grado di condivisione delle responsabilità domestiche e di cura e alle percezioni soggettive delle partecipanti rispetto alla stanchezza, al tempo a disposizione per sé e al carico mentale. Si parte dal fatto che i primi venti anni di carriera “sono cruciali per l’aumento dei salari, ma per molte donne coincidono con i periodi di congedo o riduzione dell’attività lavorativa”. Va da sé quindi che in termini di carriera le donne restano indietro tanto da uscire poi dal mondo del lavoro, secondo i dati Inps riportati nel report, con una pensione inferiore a quella degli uomini del 37%. Azzurra Rinaldi, economista e direttrice della School of Gender Economics di UnitelmaSapienza L’ANALISI «Le donne si fanno carico del lavoro di cura non retribuito in maniera spropositata rispetto a quello che fanno gli uomini – spiega l’economista Azzurra Rinaldi – e questo non può non avere un impatto sul tempo che hanno per guadagnare, lavorando nel mondo del lavoro. Ricordiamoci che le donne che guadagnano sono più libere, anche dalla violenza. Quindi abbiamo voluto chiedere alle donne: “Hai del tempo per te?” La risposta è stata che ne hanno pochissimo e varia in base all’età: si comincia a recuperare un po’ di tempo quando i figli diventano grandi, quindi nella fascia di età tra 50 e 60 anni. Ma quando arrivi a 55 anni tutti i treni della carriera sono ormai passati e non li recuperi più». Per capire la situazione italiana è importante osservare il Paese nel contesto internazionale attraverso i dati del Global gender gap del 2025: l’Italia sui temi della disparità di genere resta decisamente indietro fermandosi all’85esimo posto su 148 Paesi analizzati. Non solo: per divario di reddito tra donne e uomini l’Italia scende al 114esimo posto e per opportunità e partecipazione economica scivola addirittura alla posizione 117 perdendo in tutti i casi diverse posizioni rispetto al 2024. Quindi la situazione sta peggiorando. Secondo l’ultimo Report Inps, in Italia lavora appena una donna su due, il 52,5%, contro il 70,4% degli uomini. ALLA GUIDA Inoltre quante donne, tra quelle con contratti di lavoro, arrivano in posizioni dirigenziali? Poche: solo il 21,1% dei dirigenti è donna e nei contratti da quadri le donne rappresentano il 32,4% del totale. A frenare le carriere femminili sono gli impegni familiari che le vedono sempre in prima fila, senza alcun sostegno. Basti pensare che una donna su 5 lascia il lavoro dopo la maternità e i motivi sono essenzialmente legati per il 52% da esigenze di conciliazione e per il 19% da valutazioni economiche. In Italia le donne che si dedicano esclusivamente alla cura di casa e famiglia, in base a dati Istat, sono ben 8 milioni su 31 milioni tra i 15 e i 65 anni. Senza differenze territoriali visto che il dato è equamente distribuito tra le regioni del Nord, del Centro e del Sud. IL (NON) SUPPORTO Questa è la situazione generale, su cui ha indagato il report della School of Gender Economics di UnitelmaSapienza ed è emerso che nell’organizzazione domestica il 53% delle donne si occupa della casa senza aiuti, solo una su tre riceve un aiuto parziale dal compagno e oltre sei su dieci sono le uniche che, in casa, si dedicano alla preparazione dei pasti. Le conseguenze? Sono davvero difficili da sostenere, a cominciare dagli effetti psicologici che sono stati riportati dal 70% delle donne intervistate che presentano stanchezza costante, irritazione e difficoltà a rilassarsi. E il tempo per prendersi cura di sé non c’è mai: a causa del carico di lavoro e di cura, infatti, il 76% delle donne in età adulta e lavorativa, tra i 25 e i 45 anni, non ha tempo libero da dedicare a sé. Per questo motivo più di otto donne su dieci sentono il forte peso della stanchezza, quasi una su due con una percentuale pari al 45% trascura la propria salute e sei su dieci si sentono spesso nervose e irritabili. Non ci sono possibilità di svago visto che quattro su dieci non riescono a ritagliarsi una serata per andare al cinema e a teatro e una su due rinuncia anche a vedere gli amici. Il riposo? Impossibile: sei su dieci non si fermano neanche nei giorni festivi. L’INTERROGATIVO «La parte sperimentale ci fornisce dei risultati e ora dobbiamo avere la capacità di leggerli e capire – ha commentato il rettore di UnitelmaSapienza, Bruno Botta – Perché un uomo e una donna che fanno lo stesso lavoro hanno tanta differenza economica?». La risposta arriva direttamente dalle donne che hanno partecipato allo studio di UnitelmaSapienza: per circa otto donne su dieci infatti serve innanzitutto una maggiore collaborazione del partner, ma sono necessarie anche una diversa organizzazione dell’orario di lavoro e una maggiore flessibilità negli orari di ingresso e uscita. © RIPRODUZIONE RISERVATA