Ucraina, il pressing di Trump su Zelensky: «Sono deluso, non ha letto la bozza»

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Ucraina, il pressing di Trump su Zelensky: «Sono deluso, non ha letto la bozza»

IL PRESIDENTE AMERICANO INSISTE SUI 28 PUNTI GIÀ ELABORATI: «LA SUA GENTE ADORA QUELLA PROPOSTA»

martedì 9 dicembre 2025di Marco Ventura

Ucraina, il pressing di Trump su Zelensky: «Sono deluso, non ha letto la bozza»

Donald Trump è frustrato per come procede il negoziato sulla tregua in Ucraina, convinto che lo stallo dipenda ora da Kiev e personalmente da Zelensky. «Abbiamo parlato con il presidente Putin e con i leader ucraini, compreso Zelensky, il presidente Zelensky», ha detto ai giornalisti l’altra sera sul tappeto rosso del Kennedy Center. «E devo dire che sono un po’ deluso che il presidente Zelensky non abbia ancora letto la proposta… almeno fino a poche ore fa».

La bozza di accordo, modificata sulla base dei 28 punti iniziali presentati a sorpresa dalla Casa Bianca, non avrebbe il semaforo verde di Kiev. Il linguaggio che usa Trump è criptico. Davvero Zelensky non avrebbe letto la proposta, e perché? Secondo Trump sarebbe comunque lui l’ultimo ostacolo, solo lui a non accettare l’intesa. «La sua gente la adora. Lui neanche l’ha letta».

Nella critica trumpiana è implicito il fastidio verso coloro che consentono a Zelensky di continuare a opporsi alla resa sui territori: non “la gente di Zelensky”, i consiglieri o il popolo ucraino, ma i leader europei. Il segnale della pressione della Casa Bianca su Zelensky era già nella decisione, qualche giorno fa, di non riceverlo. Il leader ucraino aveva detto che la proposta dei 28 punti andava corretta, ma che era una base di partenza. Aveva aggiunto di essere pronto a incontrare personalmente Putin e impaziente di confrontarsi con Trump. Poi Putin ha ribadito, insieme ai suoi più stretti collaboratori, che continuano a valere per lui gli accordi presi con Trump ad Anchorage, in Alaska: la Russia non accetta alcun compromesso rispetto all’obiettivo di quella che chiama la “denazificazione” dell’Ucraina e la rimozione delle cause alla radice del conflitto. Formule ripetute come un disco rotto fin dalle prime settimane dell’invasione e mai sconfessate da Mosca.

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LE MOSSE

Quanto a Trump, sembrano lontani i giorni romani del colloquio a tu per tu con Zelensky nella Basilica di San Pietro. Il leader ucraino è riuscito a parlare solo col vicepresidente Vance, che tra tutti gli “uomini del presidente” è il meno sensibile alle rivendicazioni ucraine ed europee. Trump ritiene che la Russia di Putin sia oggi in una posizione di forza sul terreno e che lo Zar non abbia problemi di tempo, essendo in grado di controllare la pubblica opinione, tacitare il dissenso e sfruttare al massimo l’economia di guerra, oltre a disporre di masse d’urto umane con un flusso continuo di “carne da macello” da spedire al fronte. Soldati che provengono soprattutto dalle repubbliche periferiche, attratti da salari e indennità per le vedove in caso di morte.

Inoltre, a Putin è indifferente il modo in cui potrà vincere: sul campo di battaglia o al tavolo dei negoziati. Trump sa che le concessioni maggiori è chiamato a farle Zelensky: il riconoscimento delle conquiste russe e l’impegno a non aderire alla Nato, restando nella sfera d’influenza russa e riducendo il proprio esercito. Sullo sfondo c’è il conto economico dei vantaggi conseguenti alla pace, con il business della ricostruzione in cui l’America, se avrà dato il contributo decisivo all’accordo, si ritaglierà la parte del leone.

IL BIVIO

Resta il fatto che Zelensky si trova di fronte a un bivio storico, decisivo per l’Ucraina e per il suo stesso destino politico. Perciò è su di lui che Trump preme, confessando apertamente la propria delusione. Non si preoccupa neanche di nascondere che la Russia è favorevole al piano, per quanto Putin non lo abbia affermato con chiarezza. «La Russia è, credo, d’accordo — dice Trump al Kennedy Center — ma non sono sicuro che lo sia Zelensky». Del resto, proprio la frustrazione di Trump lo aveva portato a far saltare, dopo un colloquio tra il segretario di Stato Rubio e il ministro degli Esteri russo Lavrov, anche un previsto vertice di pace a Budapest. La frase che ha segnato il cambio di passo è stata: «Incontrerò Putin e Zelensky soltanto quando l’accordo sarà concluso». Ora il lavoro spetta ai diplomatici, ai consiglieri, agli emissari, agli inviati speciali. Ieri è comparsa sul britannico Guardian la vignetta del fumettista Ben Jennings in cui si vede Trump come un gallo enorme, pugni sui fianchi e medaglia del Nobel per la Pace al collo, che urla a un galletto coi tratti di Zelensky: «Vuoi per piacere allinearti, così tutti possiamo goderci il Natale?».


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