Il 31 gennaio è una data cruciale per migliaia di percettori della NASpI (la principale misura di sostegno al reddito per i lavoratori che perdono involontariamente l’occupazione): entro questo termine, infatti, deve essere comunicato all’Inps il reddito presunto per l’anno in corso, anche quando è pari a zero.
Una scadenza spesso trascurata, ma decisiva: il mancato adempimento può portare dalla sospensione fino alla decadenza dell’indennità di disoccupazione.
Così la Naspi
La NASpI – Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego – è la principale misura di sostegno al reddito per i lavoratori che perdono involontariamente l’occupazione. Spetta ai lavoratori con un rapporto di lavoro subordinato, inclusi apprendisti, soci lavoratori di cooperative, personale artistico con contratto subordinato e dipendenti a tempo determinato della pubblica amministrazione, come i docenti supplenti.
Per accedere alla prestazione è necessario che la cessazione del rapporto di lavoro non sia volontaria e che il lavoratore abbia maturato almeno 13 settimane di contributi contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti.
La domanda
La domanda va presentata esclusivamente in modalità telematica sul sito dell’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Una volta accolta la domanda, la NASpI decorre dall’ottavo giorno successivo alla cessazione, se la richiesta viene presentata subito, oppure dal giorno di presentazione della domanda se inviata in un secondo momento. La presentazione equivale anche alla Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID) e comporta l’obbligo di presentarsi al Centro per l’impiego per la stipula del patto di servizio personalizzato.
Reddito presunto
Ottenere la NASpI, però, non significa poter abbassare la guardia sugli obblighi informativi. Tra questi, il più rilevante – e spesso ignorato – riguarda proprio la comunicazione del reddito presunto, che deve avvenire entro il 31 gennaio di ogni anno.
L’obbligo interessa numerose situazioni: chi svolge o ha svolto attività di lavoro autonomo, i titolari di partita IVA, gli iscritti alla Gestione Separata, anche se non versano contributi da anni, gli artigiani e commercianti, chi ricopre cariche societarie come amministratore o revisore, nonché chi mantiene un’attività compatibile con la NASpI.
In tutti questi casi, il reddito va dichiarato anche se pari a zero.
I casi
Particolare attenzione va prestata dagli iscritti alla Gestione Separata: l’iscrizione, infatti, non è soggetta a cancellazione. Anche in assenza totale di attività e di reddito, è comunque obbligatorio indicare un reddito presunto pari a “zero”, pena la perdita del diritto all’indennità. Lo stesso vale per i titolari di partita IVA inattiva o per chi non ha ancora prodotto reddito nel corso dell’anno.
La comunicazione può essere resa direttamente nella domanda di NASpI, per velocizzare la liquidazione, oppure tramite il servizio online NASpI-Com. In alcuni casi la normativa prevede il termine di 30 giorni dall’invio della domanda o dall’inizio di una nuova attività, ma resta un punto fermo: il reddito presunto deve essere comunicato entro il 31 gennaio di ogni anno.
Si tratta di un passaggio tutt’altro che formale. Una domanda di NASpI può essere respinta o una prestazione già in pagamento può decadere proprio per la mancata comunicazione del reddito presunto entro i termini previsti. Anche chi non ha registrato variazioni nella propria situazione lavorativa è tenuto a rispettare la scadenza del 31 gennaio, evitando così sospensioni o revoche dell’indennità.
In un sistema sempre più orientato al controllo e alla condizionalità delle prestazioni, la NASpI non fa eccezione. Conoscere le regole e rispettare le scadenze – a partire da quella del 31 gennaio – è essenziale per non perdere un sostegno economico fondamentale in una fase delicata come quella della disoccupazione.
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