Stipendi statali, nuova Irpef già da gennaio: chi ci guadagna. E per i prof anche aumenti e arretrati del nuovo contratto

Gli effetti dell’ultima manovra già sugli stipendi degli statali di gennaio. Da un lato NoiPA ha infatti avviato, già a partire dalla rata del 2026, l’attuazione delle misure previste dalla legge di bilancio 2026 con l’applicazione della riduzione dal 35% al 33% dell’aliquota Irpef, per gli scaglioni di reddito compresi tra 28 e 50 mila euro.

Statali, nuova Irpef e adeguamenti Ccnl già da gennaio

Dall’altro ha applicato sul cedolino mensile di gennaio gli adeguamenti tabellari previsti dal Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) del comparto Istruzione e Ricerca (docenti, personale Ata, ricercatori e personale AFAM), relativo al periodo 2022-2024 e sottoscritto il 23 dicembre scorso presso l’Aran.

Ecco come sarà dunque la prima busta paga del nuovo anno.

Le novità della Manovra

In generale – e quindi non solo per gli amministrati NoiPa – nel 2026 buste paga e assegni pensionistici saranno leggermente più pesanti per milioni di italiani. L’ultima Manovra introduce infatti un pacchetto di misure fiscali e contributive che punta ad aumentare il reddito netto disponibile, intervenendo soprattutto sull’Irpef, sugli aumenti contrattuali e su alcune forme di retribuzione variabile. Gli effetti, però, saranno molto diversi a seconda del reddito e della tipologia di lavoro.

Secondo le stime contenute nei documenti governativi, il taglio dell’Irpef interesserà circa 13,6 milioni di contribuenti. Di questi, oltre 8,2 milioni sono lavoratori dipendenti, ma una quota rilevante riguarda anche pensionati e altri percettori di reddito. Per una parte consistente della platea si tratterà di aumenti visibili ma contenuti, che difficilmente riusciranno a compensare la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni.

Il nuovo secondo scaglione Irpef

La misura più rilevante sul piano strutturale è la revisione dell’Irpef. Dal 2026 l’aliquota applicata alla parte di reddito compresa tra 28 mila e 50 mila euro scende dal 35% al 33%. Il beneficio massimo teorico è pari a 440 euro l’anno, e riguarda chi si colloca nella fascia più alta dello scaglione.

Per chi guadagna poco sopra i 28 mila euro l’effetto in busta paga sarà invece modesto, mentre diventa più significativo avvicinandosi ai 50 mila euro annui. Si tratta di una fascia di reddito che comprende una larga parte del ceto medio: tecnici, impiegati qualificati, insegnanti, quadri e una parte dei pensionati.

Il vantaggio fiscale tende però a ridursi progressivamente per i redditi più elevati. Oltre i 200 mila euro annui, infatti, il beneficio viene in larga parte neutralizzato dal meccanismo di riduzione delle detrazioni, pensato per limitare l’impatto del taglio Irpef sulle fasce più ricche.

Quanto aumenta la busta paga

Combinando il taglio dell’Irpef con le altre misure previste dalla Manovra, un lavoratore dipendente con reddito compreso tra 28 e 50 mila euro può arrivare a un incremento complessivo annuo di circa 500-600 euro. In presenza di straordinari, premi di risultato o aumenti contrattuali rilevanti, il beneficio può crescere ulteriormente.

Per i redditi più alti, fino a 200 mila euro, soprattutto nel caso di dirigenti e top manager che percepiscono premi variabili o partecipano agli utili aziendali, l’aumento del netto può superare anche i 1.000 euro annui. All’estremo opposto, per chi guadagna meno di 28 mila euro e non beneficia di straordinari o premi, l’incremento resta limitato: poche decine di euro l’anno, quasi sempre sotto la soglia dei 100 euro.

Il comparto scuola

Scattano inoltre con il cedolino di gennaio gli adeguamenti stipendiali previsti dal nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) del comparto Istruzione e Ricerca, relativo al triennio 2022-2024. L’accordo è stato sottoscritto lo scorso 23 dicembre all’Aran e interessa una platea ampia, pari a oltre 1,2 milioni di lavoratori.

Il contratto disciplina sia gli aspetti normativi sia il trattamento economico di docenti e personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) della scuola, oltre a ricercatori, tecnologi, lettori e collaboratori ed esperti linguistici (Cel), tecnici e amministrativi del comparto ricerca e dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam).

Oltre agli aumenti tabellari già confluiti nello stipendio mensile, NoiPA provvede anche alla liquidazione degli arretrati relativi agli anni 2024 e 2025. Gli importi sono stati corrisposti tramite un’emissione speciale, con esigibilità prevista entro il mese di gennaio 2026.

È invece fissato a febbraio 2026 il pagamento delle somme una tantum previste dall’articolo 16 del CCNL. Gli importi ammontano a 111,70 euro lordi per il personale docente e a 270,70 euro lordi per il personale Ata.

Sia gli arretrati sia le somme una tantum saranno assoggettati a tassazione separata. Il riconoscimento dell’indennità una tantum è inoltre subordinato a una condizione precisa: il rapporto di lavoro deve essere iniziato entro il 31 dicembre 2023 e non deve essere cessato prima della data prevista.

Il nodo del fiscal drag

Il taglio dell’Irpef arriva in un contesto segnato dal cosiddetto fiscal drag, il drenaggio fiscale che si verifica quando l’inflazione fa crescere i redditi nominali senza un reale aumento del potere d’acquisto. In questo scenario, anche piccoli adeguamenti salariali possono spingere i lavoratori in scaglioni fiscali più elevati, aumentando l’imposizione senza un reale miglioramento delle condizioni economiche.

Dal 2021 a oggi, secondo le principali stime, il potere d’acquisto dei salari italiani si è ridotto di circa l’8,8%. Alla luce di questi dati, gli sgravi fiscali previsti per il 2026 appaiono per molti come un parziale recupero, insufficiente però a colmare le perdite subite negli anni di alta inflazione.

Aumenti contrattuali e lavoro straordinario

Accanto all’Irpef, la Manovra introduce un’aliquota agevolata del 5% sugli aumenti salariali derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali, riservata ai lavoratori del settore privato con redditi fino a 33 mila euro. La detassazione riguarda solo la quota di aumento e non l’intera retribuzione, ma consente di aumentare il netto percepito.

Per il solo 2026 è prevista anche una flat tax del 15% sugli straordinari e sulle maggiorazioni per lavoro notturno o festivo, entro limiti di reddito e di importo annuo. Una misura simile è estesa, con soglie più basse, anche ad alcune voci di retribuzione variabile nella pubblica amministrazione, con l’esclusione dei dirigenti.

Premi di risultato e utili aziendali

Infine, la legge di Bilancio interviene sulla tassazione dei premi di risultato e sulla partecipazione agli utili, abbassando ulteriormente l’aliquota sostitutiva e ampliando il tetto degli importi agevolabili. Viene anche prorogata l’esenzione parziale sui dividendi corrisposti ai lavoratori sotto forma di azioni, in alternativa ai premi in denaro.

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