Italia-Germania, il patto: dallo spazio alle terre rare, 12 intese uniscono le due Big della manifattura. Cosa prevede

Sette accordi bilaterali tra ministeri, cinque firme tra aziende. Un unico filo conduttore per l’economia di Italia e Germania: l’innovazione e la volontà di rafforzare le prime due manifatture europee nei settori all’avanguardia. Tutto nella cornice del protocollo di cooperazione e dell’aggiornamento del piano d’azione siglati dalla premier Giorgia Meloni e dal cancelliere federale tedesco, Friedrich Merz.

Berlino è per Roma il primo partner per le esportazioni del Made in Italy. Dopo un 2024 in contrazione, anche per le difficoltà dell’industria tedesca «nel 2025 abbiamo recuperato parte del calo e nei primi 11 mesi si è registrata una crescita del +2,3% che ha già consentito di superare i 67 miliardi», ha ricordato il presidente dell’Ice (l’agenzia per il commercio estero), Matteo Zoppas, in occasione del business forum che ha fatto da corollario al vertice intergovernativo, esortando gli imprenditori in sala a «correre più velocemente» per non farsi sopraffare dalla concorrenza extra-europea. Tutelare la competitività dell’industria del continente e dei due Paesi è la priorità segnalata un po’ da tutti. «È essenziale passare rapidamente dall’ambizione degli impegni all’attuazione concreta. Con gli amici della Bdi confermiamo il nostro impegno per contribuire a un’Europa più competitiva e a una cooperazione Italia-Germania sempre più forte», ha commentato Stefan Pan, vicepresidente di Confindustria che si occupa degli affari europei.

Gli incontri

Garantire alle industrie un adeguato approvvigionamento di materiali critici fa parte di questo quadro. Va in questa direzione l’intesa firmata dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, con la titolare dell’Energia tedesca, Katherina Reiche, per favorire la cooperazione e iniziative di investimento comuni tra il Fondo strategico per il Made in Italy e il fondo tedesco per le materie critiche.

I due ministri, assieme all’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella, hanno poi siglato una dichiarazione d’intenti per la cooperazione in materia di ricerca, sviluppo e innovazione per sostenere partenariati tra start-up, Pmi e istituti di ricerca.

Sempre Urso ha avuto un incontro con la ministra federale della Ricerca e della Tecnologia, Dorothee Bär, incentrata sull’aerospazio. I due Paesi sono oggi coinvolti, assieme alla Francia, nel progetto Bromo, per sviluppare satelliti europei. Una collaborazione che mette assieme Thales, Airbus e Leonardo. Quest’ultima anche protagonista di progetti con Rheinmetall e Knds nel campo dei carri armati.

Berlino e Roma sono poi unite sull’energia nello sviluppo del Corridoio meridionale dell’idrogeno (South H2 Corridor), mentre l’agricoltura entra a far parte degli ambiti prioritari di collaborazione previsti dal piano di azione bilaterale. Ieri il ministro Francesco Lollobrigida ha firmato con l’omologo Alois Rainer una dichiarazione di intenti nel nascente settore delle alghe.

Punta invece ai trasporti combinati e quindi all’intermodalità, l’intesa siglata dai ministri Matteo Salvini e Patrick Schnieder. Completano i bilaterali i due accordi in materia di Cultura tra Alessandro Giuli e Wolfram Weimer e quello per approfondire le relazioni in tema di ricerca e innovazione firmati da Bär con la ministra per l’Università, Anna Maria Bernini.

Ma i rapporti tra le due economie sono soprattutto quelli tra le aziende. Lo scambio tra i due Paesi «è fatto ogni giorno di filiere produttive integrate, di investimenti incrociati e competenze manifatturiere che si rafforzano a vicenda», ha commentato l’industriale dell’acciaio e ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Assieme rappresentano oltre il 30% del pil dell’UE. Questa relazione è strategica per la competitività dell’Europa, soprattutto mentre affrontiamo due grandi trasformazioni: la regionalizzazione delle catene del valore globali e la transizione verde», ha aggiunto l’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, nel corso del forum imprenditoriale, suggellato da cinque memorandum d’intesa tra aziende dei due Paesi.

L’energia

Due sono stati siglati da Simest, la società di sostegno all’internazionalizzazione d’impresa che fa parte della galassia Cdp: uno con Itkam, la Camera di commercio italo-germanica, l’altro con Italcam, l’associazione delle camere di commercio italiane all’estero.

«La Germania è infatti il primo Paese per numero di progetti nel nostro portafoglio, con oltre 1.300 operazioni attive e un impegno complessivo di circa 1,2 miliardi di euro», ha ricordato il presidente di Simest, Vittorio de Pedys, aggiungendo che le due intese «rafforzano ulteriormente il sistema di sostegno alle imprese italiane interessate a sviluppare e consolidare la loro presenza nel Paese».

All’approvvigionamento di materie prime e al coinvolgimento delle imprese italiane e tedesche nella ricostruzione dell’Ucraina guarda invece il memorandum che porta in calce i nomi di Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace, e di Franziska Löke, head of Department International Cooperation di Euler Hermes.

Si rafforza poi la cooperazione tra NextChem (gruppo Maire) e Siemens Energy, incentrata sull’energia e sulla circolarità dei materiali. La cooperazione copre un ampio spettro tecnologico, che va dai combustibili low carbon come idrogeno, metanolo, ammoniaca e loro derivati, allo sviluppo di materiali sostenibili e circolari per applicazioni industriali.

Per Cristian Camisa, presidente di Confapi, che punta a sostenere i legami tra le pmi dei due Paesi di concerto con la Camera di commercio italiana in Germania, è «necessario un percorso strategico di partnership sulle materie prime critiche».

Senza riserve europee, «il nostro sistema industriale sarà per sempre dipendente dalla Cina», ha aggiunto, «In questo percorso occorre trovare quel coraggio per cambiare il modello industriale e arrivare a una vera integrazione industriale».

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