Ogni Regione potrebbe decidere autonomamente come distribuire le vacanze scolastiche durante l’anno. E’ la novità emersa dalla proposta della ministra del turismo Daniela Santanché che qualche giorno fa ha proposto una revisione del calendario scolastico in Italia. L’idea ruota attorno a una distribuzione più omogenea delle vacanze durante tutto l’anno, in linea con quanto avviene in diversi Paesi europei. L’obiettivo dichiarato: sostenere il turismo interno, alleggerendo la pressione concentrata nei mesi estivi e durante le festività natalizie.
Come potrebbe cambiare il calendario scolastico
Secondo quanto riporta Repubblica, si tratterebbe di tagliare 10 giorni di vacanze estive lasciando alle regioni la libertà di riprogrammare quei giorni off nell’arco dell’anno scolastico. Una sorta di vacanza in autonomia, a totale discrezione quindi degli enti locali.
La differenza tra le Regioni
Chi vive sul mare, ad esempio, potrebbe decidere di lasciare tutto invariato, mentre le regioni montane potrebbero usufruire di vacanze a febbraio o allungamenti nel periodo natalizio. Così come nelle collinari i giorni di svago potrebbero esserci nelle stagioni primaverili o autunnali. La ministra dovrebbe incontrare la prossima settimana il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara. Anche perché il tema del calendario scolastico è da tempo al centro di un dibattito che tocca le esigenze lavorative delle famiglie e l’edilizia delle scuole (gli istituti sono in grado di ospitare alunni anche nei mesi più caldi o no, per esempio). Se sul fronte governativo nessuno per ora si espone con la collega Santanché l’idea piace al mondo imprenditoriale. Ieri il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dichiarava: «Serve un piano di sistema, un piano industriale del turismo che credo sia la via giusta».
Nessun confronto avviato con l’Istruzione
Non risulta, tuttavia, che il Ministero dell’Istruzione sia stato coinvolto nella discussione.
Secondo quanto riportato da la Repubblica, l’idea proviene in modo unilaterale dal dicastero del Turismo e non ci sarebbero al momento tavoli tecnici aperti con chi gestisce il sistema scolastico. Un aspetto che ha attirato le prime critiche.
Le obiezioni dell’opposizione
Diversi esponenti politici hanno espresso contrarietà. Elisabetta Piccolotti (Avs) ha posto l’attenzione sulle condizioni climatiche, poco compatibili con l’ipotesi di un prolungamento dell’attività scolastica nei mesi più caldi: «Non si può pensare di tenere alunni e insegnanti in classe in mesi dove si superano i 30 gradi», ha dichiarato. Dal Movimento 5 Stelle il commento è stato più diretto, con una critica rivolta alla stessa Santanché: «Un Paese con scuole in condizioni critiche ha ben altre priorità. La ministra si occupi del calendario delle sue udienze».
Le posizioni di sindacati e dirigenti
Dalla sigla Anief è arrivata un’apertura parziale. Marcello Pacifico ha riconosciuto la necessità di una riforma, ma ha indicato una direzione diversa: «Meglio iniziare più tardi e concludere prima, recuperando durante l’anno. Le scuole non sono attrezzate per affrontare il caldo o gli inverni rigidi». Mario Rusconi, rappresentante dei presidi romani, ha ricordato che proposte simili sono già circolate in passato senza approdare a nulla di concreto. A suo parere, le condizioni ambientali rimangono un limite oggettivo.
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