Pietrangeli, dio in terra (rossa): quando in Salento giocò con Rod Laver

Un dio in terra (rossa) lo era già, Nicola Pietrangeli. Del resto, da vivo, gli era stato intitolato un intero campo – il più bello, quello con le statue – del Foro italico. Ora è un dio fra gli dei del tennis, tributo che da ovunque gli sta giungendo, da icona di uno sport che in Italia vive un momento di particolare favore.
Pietrangeli, 92 anni, è morto oggi, lunedì 1 dicembre. E tra i tanti attestati di stima (perfino il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) e i moltissimi aneddoti (la rivalità con Panatta e qualche commento piccato recentemente assurto agli onori delle cronache), ce ne sono di pugliesi e salentini. Nel 2015 era stato lui, nella Brindisi di Flavia Pennetta, a presentare l’edizione della Fed Cup, allora la Davis femminile, che si giocò sui campi del Ct di via Ciciriello. Molti anni prima, negli anni Settanta – a testimoniarlo ci sono diverse foto da incorniciare in bacheca – Pietrangeli aveva giocato a Lecce, in un torneo al Circolo tennis a cui avevano partecipato anche Adriano Panatta e Paolo Bertolucci noto al grande pubblico, oggi, quale commentatore delle sfide d’eccellenza su Sky. Poi negli anni Ottanta a un evento, sempre al Ct oggi intitolato a Mario Stasi, a cui aveva presenziato anche il mitico Rod Laver, l’unico tennista nella storia ad aver completato due volte il Grande Slam. Ma il rapporto con la Puglia, nasceva molto prima: nel 1968, Nicola Pietrangeli, al fianco di Jovanovic, accettò di promuovere il tennis a Brindisi sfidando due ragazzi dell’agonistica in una esibizione. Proprio due anni fa, in occasione dei novant’anni di Pietrangeli, anche questa bella storia era stata tirata fuori dai cassetti impolverati. Prima delle polemiche su Sinner: “Bravo per carità, ma non gli basteranno due vite per superarmi”, aveva detto. Ma del resto anche con Panatta c’erano state frecciatine: carattere particolare, ma a una leggenda tutto si perdona.
Pochi giorni fa il trionfo in Davis
Pietrangeli se n’è andato pochi giorni dopo un trionfo storico della nazionale di tennis italiana che è salita per la seconda volta consecutiva sul tetto del mondo conquistando la Coppa Davis senza Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, ma con due ragazzi dal cuore immenso, Matteo Berrettini e Flavio Cobolli. Ha lasciato questa vita in un momento d’oro per il tennis, un momento che in Italia si era vissuto solo ai “suoi” tempi. Ora Sinner trascina il movimento nazionale legato a pallina e racchetta nelle caselle più alte della classifica Atp. Non è il solo, ma la sete di risultati che per anni avevano dovuto patire gli appassionati è stata attenuata.
Tuttavia, Pietrangeli resterà per sempre il primo italiano ad aver vinto un titolo slam, a Parigi, nel 1959. Successo che doppiò l’anno dopo. Ed il capitano della squadra che nel 1976 tornò dal Cile con la Coppa Davis, anche quella una prima volta. Solo lui e Gianni Clerici sono entrati nella International Tennis Hall of Fame. Alla soglia degli 80 anni aveva espresso il desiderio, frutto della proverbiale autoironia, che le sue ceneri fossero sparse sulla terra rossa del campo a lui dedicato in vita, il centrale del Foro Italico. «C’è il parcheggio, se piove ci si ripara nel sottopassaggio che porta agli altri campi e il funerale si rinvia al giorno dopo. Non voglio disturbare», scherzava.
E, almeno in parte, sarà esaudito: l’ultimo saluto avverrà su quel campo all’interno del Foro Italico.
La camera ardente si aprirà mercoledì 3 dicembre, dalle 9 alle 12. I funerali lo stesso giorno, alle 15, nella Chiesa di Santa Maria della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio.
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