Enzo Romeo, l’uomo dei Papi in vacanza nella sua Siderno: «Ho nostalgia delle parrocchie»

Enzo Romeo, l’uomo dei Papi in vacanza nella sua Siderno: «Ho nostalgia delle parrocchie»

A tu per tu con il vaticanista della Rai: «Manca oggi quello stare insieme genuino e disinteressato. Servizio pubblico lottizzato ma imprescindibile. Io calabrese che ce l’ha fatta? Sarei stato felice anche restando qui»

Tra la Città del Vaticano e la natìa Siderno, tra il giornalismo e la letteratura; tra i principali teatri della politica internazionale e quattro pontificati visti da vicino. Enzo Romeo porta i suoi sessantasei anni come si porta un maglione sformato su un paio di jeans: con l’aria dell’eterno ragazzo sempre pronto a inforcare quella bicicletta chiusa in garage da troppo tempo, o a dare un calcio a un pallone, semmai se ne trovassero ancora per strada.
Una carriera iniziata tra Tv locali e quotidiani regionali negli anni ’80 e che ti ha visto approdare, non ancora trentenne, al Tg1. Ti senti un calabrese che ce l’ha fatta?
«Sì, ce l’ho fatta a campare col lavoro che mi garbava fare. Il che non è poco, anzi è tantissimo. Che poi l’abbia svolto soprattutto nei telegiornali nazionali della Rai è stata pura causalità, o meglio merito della Provvidenza, che però va sempre sostenuta con le capacità e la testardaggine personali. Ma sarei stato contento anche se avessi continuato a fare il giornalista in Calabria, dove ho iniziato».
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Enzo Romeo, l’uomo dei Papi in vacanza nella sua Siderno: «Ho nostalgia delle parrocchie»

A tu per tu con il vaticanista della Rai: «Manca oggi quello stare insieme genuino e disinteressato. Servizio pubblico lottizzato ma imprescindibile. Io calabrese che ce l’ha fatta? Sarei stato felice anche restando qui»

Tra la Città del Vaticano e la natìa Siderno, tra il giornalismo e la letteratura; tra i principali teatri della politica internazionale e quattro pontificati visti da vicino. Enzo Romeo porta i suoi sessantasei anni come si porta un maglione sformato su un paio di jeans: con l’aria dell’eterno ragazzo sempre pronto a inforcare quella bicicletta chiusa in garage da troppo tempo, o a dare un calcio a un pallone, semmai se ne trovassero ancora per strada.
Una carriera iniziata tra Tv locali e quotidiani regionali negli anni ’80 e che ti ha visto approdare, non ancora trentenne, al Tg1. Ti senti un calabrese che ce l’ha fatta?
«Sì, ce l’ho fatta a campare col lavoro che mi garbava fare. Il che non è poco, anzi è tantissimo. Che poi l’abbia svolto soprattutto nei telegiornali nazionali della Rai è stata pura causalità, o meglio merito della Provvidenza, che però va sempre sostenuta con le capacità e la testardaggine personali. Ma sarei stato contento anche se avessi continuato a fare il giornalista in Calabria, dove ho iniziato».
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