È morto Tony Dallara, voce simbolo della canzone italiana degli anni Cinquanta

Se n’è andato uno dei protagonisti assoluti della canzone italiana del Novecento. Tony Dallara, tra i primi interpreti della stagione degli Urlatori, è morto a 89 anni dopo una lunga malattia. Ricoverato a Milano, negli ultimi anni aveva già affrontato seri problemi di salute, culminati nel 2024 con un lungo periodo di coma.

Nato a Campobasso nel 1936 con il nome di Antonio Lardera, Dallara ha però vissuto e costruito la propria carriera a Milano, città che negli anni Cinquanta rappresentava un vero laboratorio culturale e musicale. In quel contesto, tra jazz, teatro e le prime influenze del rock’n’roll, si formarono anche artisti come Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Adriano Celentano.

Dalla svolta musicale al successo popolare

Dotato di una voce potente e di una forte presenza scenica, Dallara guardava con interesse alla musica americana, ispirandosi a interpreti come Frankie Laine e soprattutto Tony Williams, storica voce dei Platters. Il punto di svolta arrivò con la collaborazione con Bruno De Filippi, che portò alla nascita del gruppo I Campioni, formazione nella quale mosse i primi passi anche Lucio Battisti.

Con I Campioni, nel 1958, Dallara incise “Come prima”, brano destinato a un successo travolgente, capace di vendere centinaia di migliaia di copie e di segnare una rottura con la tradizione melodica precedente. Quel nuovo stile interpretativo lo fece entrare nel gruppo degli Urlatori, insieme a Mina e Celentano, cambiando il modo di intendere la canzone italiana.

Sanremo, cinema e televisione

Nel giro di pochi anni la sua carriera fu scandita da 45 giri di grande popolarità, partecipazioni cinematografiche nei musicarelli e frequenti apparizioni televisive. Il momento più alto arrivò nel 1960 con “Romantica”, brano con cui vinse il Festival di Sanremo in coppia con Renato Rascel e Canzonissima, ottenendo un successo internazionale.

Dallara tornò più volte sul palco dell’Ariston: nel 1960 interpretò anche Noi con Jula De Palma, nel 1961 Un uomo vivo con Gino Paoli, e nel 1964 Come potrei dimenticarti insieme a Ben E. King. Tuttavia, con l’avvento del beat e dei nuovi fermenti giovanili, la sua musica prese una direzione più melodica, progressivamente lontana dalle tendenze emergenti.

La pittura e il riconoscimento istituzionale

Negli anni Settanta Dallara si allontanò dalle scene per dedicarsi alla pittura, attività che lo portò a entrare in contatto con importanti figure dell’arte contemporanea. Tra i suoi sostenitori figuravano Dino Buzzati e Renato Guttuso, e nel corso degli anni ebbe modo di confrontarsi con artisti come Andy Warhol, Lucio Fontana, Enrico Baj e Roberto Crippa. La sua ultima mostra risale al 2023.

Tornato successivamente alla musica, ha continuato a esibirsi mantenendo viva la memoria di una stagione irripetibile. Nel 2001 è stato nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, riconoscimento al contributo dato alla diffusione della canzone italiana in Italia e all’estero.

Con Tony Dallara se ne va una voce che ha accompagnato il passaggio verso la modernità della musica leggera italiana, lasciando un segno profondo nella storia culturale del Paese.

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