Bimba di 5 anni in ospedale con febbre e dolori, i medici la dimettono e muore di peritonite. Alla mamma solo 74mila euro: «Non avevano…

Morta a cinque anni per una peritonite purulenta derivante da un’appendicite acuta necrotizzante non diagnosticata. La triste vicenda della bambina scomparsa nel luglio 2017 presso l’ospedale di Cattolica si è chiusa con la pubblicazione della sentenza del Tribunale civile di Forlì. Non solo un presunto caso di malasanità, ma la storia di una vita breve e sfortunata, segnata dall’abbandono e conclusasi tragicamente. La piccola, che aveva trovato stabilità solo grazie a una famiglia affidataria, è stata vittima di un errore fatale: dopo una visita in pronto soccorso per febbre e dolori lancinanti, era stata rimandata a casa con una semplice prescrizione di paracetamolo.

La sentenza

Se sul fronte penale la vicenda, di cui parla Il Corriere della Sera, si è chiusa con l’assoluzione di una dottoressa, il processo civile ha invece portato alla luce i paradossi del legame biologico.

La madre naturale e alcuni parenti, spariti dalla vita della piccola da anni, si sono infatti ripresentati dopo la tragedia per chiedere all’Ausl un risarcimento superiore al milione di euro.

Il verdetto della giudice Barbara Vacca ha però respinto gran parte delle richieste, smontando la pretesa di chi reclama un indennizzo basandosi solo sulla genetica. Nelle motivazioni si legge infatti che «il mero vincolo di sangue, in assenza di convivenza, e di una qualsiasi stabile frequentazione o significativo rapporto, non è sufficiente per risarcire il danno da perdita di rapporto parentale, la cui risarcibilità presuppone la prova dell’esistenza di un tale rapporto che, nel caso in esame, non può neppure essere desunto o presunto».

Il risarcimento

La sentenza descrive il vuoto lasciato dai familiari biologici, evidenziando come la piccola fosse passata di struttura in struttura mentre la madre naturale diradava le visite fino a sparire. Per i magistrati, il dolore per la perdita deve essere dimostrato dai fatti e non solo dichiarato a fini economici. Il tribunale è stato chiaro: «I ricorrenti non hanno neppure allegato di aver patito una qualche sofferenza per la morte della piccola, o di aver modificato le proprie abitudini di vita e la propria vita relazionale, o di aver risentito della perdita di un rapporto che, da quanto sopra esposto, deve ritenersi del tutto inesistente». Alla fine, la madre biologica riceverà un risarcimento di 74 mila euro, una cifra calcolata esclusivamente per l’unico anno di convivenza effettiva avvenuto all’inizio della vita della bambina. 

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