Davide Carlomagno, l’altro figlio che ha trovato la lettera d’addio dei genitori: «Erano venuti da me per fuggire da Anguillara»….

«Erano venuti a stare da me per togliersi da Anguillara, quando sono rientrato in casa non c’erano, ho trovato la lettera e chiamato mia zia perché corresse da loro». La tragedia, annunciata con delle parole scritte a mano, era lì davanti ai suoi occhi. E Davide, figlio minore di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, ha sperato fino all’ultimo che quelle parole, che raccontavano l’odio collettivo e anche l’odio social, fossero solo lo sfogo estremo dei suoi genitori.

Che il coraggio alla fine venisse meno e che avrebbero desistito dal compiere ciò che poi, invece, è avvenuto con estrema lucidità. Ai carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia e a quelli del comando provinciale di Roma ha raccontato cosa è accaduto prima che la zia desse l’allarme facendo arrivare di fronte alla villetta di famiglia, in via Tevere, ad Anguillara, anche i vigili del fuoco.

L’odio pubblico

Dolore, rabbia, vergogna, con i militari non si è dato pace e forse non la troverà più. Perché suo fratello ha ucciso la moglie Federica per poi seppellirla in un terreno e i suoi genitori si sono tolti la vita impiccandosi. Da Anguillara erano fuggiti, trovando riparo nella Capitale, proprio a casa del figlio più piccolo che gli aveva lasciato l’appartamento spostandosi da alcuni parenti. Non ce la facevano Maria e Pasquale a restare lì, in quella cittadina di appena 20 mila abitanti di cui tutta Italia parlava. Non ce la facevano ad andare avanti, a uscire, impossibilitati a compiere le azioni più normali ma pure necessarie, piegati dal dolore e dalla vergogna. Lei che era stata in polizia e poi si era candidata alle amministrative per diventare assessore alla Sicurezza fino a dimettersi a poche ore dall’arresto del figlio. E lui a capo di una ditta di scavo e movimento terra fra le più attive della provincia.

Continuare ma come? Si sono domandati mentre l’odio pubblico, ingiustificato e ingiustificabile, li ha travolti prima ancora della chiusura definitiva delle indagini. I loro nomi non sono mai stati annotati sul registro degli indagati ma per molti erano già colpevoli. Di cosa esattamente? Di essere la madre e il padre di un assassino come pure si è letto sul profilo Facebook della donna. Utenti che hanno dato libero sfogo a una rabbia primordiale, che certo c’è di fronte al rinvenimento del corpo mutilato di una giovane donna, ma che non doveva essere loro rivolta. E invece si è detto e scritto di tutto. Le più feroci accuse, gli auguri di morte, la gogna social. «Contenti adesso? Fate schifo con i commenti! Spero ne paghiate le conseguenze di tutte le cattiverie che scrivete. La mamma e il papà si sono suicidati e voi avete contribuito. Vergognatevi!», scriveva ieri una cittadina sulla pagina della Messenio. 

La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti. Un atto che permetterà di procedere con le autopsie sui corpi dei coniugi che verranno disposte oggi ed eseguite, come quella di Federica, all’Istituto di Medicina legale della Sapienza. Un unico obitorio, tre persone morte per l’odio di un solo uomo. Intanto la villetta di via Tevere è stata posta sotto sequestro. I rilievi dei carabinieri sono andati avanti per tutta la notte di sabato. Terribile la scena che i soccorritori si sono trovati di fronte quando sono entrati. In casa non c’era nessuno e non era stato lasciato aperto il gas, così l’ispezione è proseguita all’esterno e i corpi di Maria e Pasquale sono stati trovati sotto al portico. Uno di fianco all’altra con delle sedie rivolte in terra.

La dinamica

Secondo la ricostruzione, la coppia – che era stata vista per l’ultima volta intorno alle 15.30 di sabato passare a bordo del Fiat Doblò sulla Braccianense -, è rientrata in casa, pianificando da tempo il suicidio e usando con molta probabilità funi e corde che già avevano. Lei, Maria, dal giorno della scomparsa di Federica si è chiusa nel silenzio. Aveva accompagnato il figlio Claudio, con cui i rapporti si erano raffreddati da almeno quattro anni, e i consuoceri dai carabinieri per sporgere denuncia poi, quando il cadavere della nuora è riaffiorato domenica 18 gennaio dai terreni della ditta del marito, con Pasquale hanno mandato un messaggio ai genitori di Federica chiedendo scusa e perdono per quanto accaduto. Lui, Pasquale, il 9 gennaio era stato visto arrivare di fronte alla villetta del figlio alle 7.08 e restarci per nove minuti. Le telecamere di un’altra residenza adiacente ripresero soltanto l’ingresso dell’uomo nel cancelletto senza però poter dire se fosse o meno entrato in quella casa dove, secondo il racconto del figlio Claudio durante l’interrogatorio, la nuora era stata uccisa 28 minuti prima. Si trovava lì perchè proprio il figlio e la nuora non rispondevano al telefono e c’erano da prendere delle chiavi di un mezzo dell’azienda. Per il resto di quella giornata, i suoi movimenti, controllati con dovizia dai carabinieri lo collocarono in giro per cantieri, dunque a lavoro. Nessun contatto con il figlio.

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