Olimpiadi Milano-Cortina, l’Ice ci sarà? Il botta e risposta tra conferme e smentite. «Il corpo federale Usa non è gradito qui»

Non c’è ancora la neve sulle piste di Cortina, ma il clima intorno alle Olimpiadi invernali del 2026 è già rovente. A incendiare il dibattito non è una questione di impianti o ritardi nei lavori, ma una sigla che negli ultimi mesi è diventata sinonimo di tensione internazionale: Ice. La sola idea che gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement americano possano operare sul suolo italiano durante i Giochi ha scatenato un vero e proprio terremoto politico.

Il muro del Viminale

A provare a gettare acqua sul fuoco è stato il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno. Con una nota asciutta, fonti qualificate hanno smentito categoricamente ogni accordo sottoscritto con l’agenzia federale USA. Il messaggio inviato a Washington e ai palazzi della politica italiana è chiaro: la sovranità non si tocca. In Italia, l’ordine pubblico è affare esclusivo di Prefetture e Questure. Al momento, fanno sapere dal Viminale, non risulta nemmeno che agenti Ice siano stati inseriti nella scorta della delegazione americana, la cui composizione ufficiale non è ancora stata trasmessa alle nostre autorità.

La giravolta

In questo scenario, ha fatto rumore la “falsa partenza” di Attilio Fontana. Il Governatore lombardo, incalzato dai cronisti, aveva inizialmente ipotizzato un ruolo dell’Ice nella protezione di figure chiave come il vicepresidente J.D. Vance o il Segretario di Stato Marco Rubio. Un’uscita che ha costretto la Regione a una rapida retromarcia: «Il Presidente ha risposto solo in via ipotetica», hanno precisato i suoi uffici, chiarendo che Fontana non ha alcuna conferma ufficiale su chi scorterà i vertici statunitensi.

Le opposizioni

Ma la prudenza del Viminale e le smentite della Lombardia non sono bastate a fermare la protesta. Il Partito Democratico ha già depositato un’interrogazione parlamentare urgente. Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del PD, è stato durissimo: «È una provocazione. L’Ice è il simbolo di un modello di polizia che non vogliamo nel nostro Paese. Il Governo non può giocare all’ambiguità».

Sulla stessa linea Azione di Carlo Calenda, che ha lanciato una petizione su Change.org per sbarrare le porte ai federali di Trump. A pesare come un macigno sono i recenti fatti di Minneapolis: l’uccisione dell’infermiere di origini italiane Alex Pretti e della giovane Renee Good. Per Alessio D’Amato, segretario romano del partito, la presenza di quella che definisce una «milizia coinvolta in episodi che sollevano forti dubbi sullo stato di diritto» sarebbe un fatto di gravità inaudita.

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