“Il potere dei giovani nel co-creare l’educazione” è il tema della Giornata internazionale dell’educazione che si celebra oggi, 24 gennaio. La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 73/25 (adottata il 3 dicembre 2018), che proclama il 24 gennaio “International Day of Education” e invita Stati e organizzazioni a celebrarla per rafforzare l’impegno verso l’istruzione.
Il tema della Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 sottolinea come i giovani siano una forza trainante per l’innovazione, sebbene spesso penalizzati da povertà e accesso limitato ad un’istruzione di qualità.
“L’istruzione è un diritto umano e un trampolino di lancio verso maggiori opportunità, dignità e pace. Eppure, in tutto il mondo, 272 milioni di bambini e giovani non hanno accesso all’istruzione a causa della povertà, della discriminazione, dei conflitti, degli sfollamenti e delle catastrofi”, ha affermato António Guterres, segretario generale dell’Onu.
“In questa Giornata internazionale dell’istruzione, vogliamo riaffermare una convinzione semplice ma potente: la convinzione che i giovani abbiano un posto legittimo al tavolo decisionale, non solo come beneficiari, ma anche come partner a pieno titolo” , afferma Khaled El-Enany Direttore generale dell’UNESCO
La Giornata internazionale dell’educazione, invita a riflettere sul valore dell’istruzione non solo come diritto umano fondamentale lungo tutto l’arco della vita, ma anche come base imprescindibile per costruire società più inclusive, pacifiche e resilienti. Investire nell’educazione significa investire nelle persone, nella loro dignità e nella capacità collettiva di affrontare le sfide del presente e del futuro, rinnovando l’impegno globale a garantire un’istruzione di qualità, equa e accessibile a tutte e tutti.
IL POTERE DEI GIOVANI NEL CO-CREARE L’EDUCAZIONE
I giovani sotto i 30 anni – come evidenzia l’Onu – rappresentano oggi oltre la metà della popolazione mondiale. Sono una forza essenziale per lo sviluppo sostenibile, l’innovazione e la trasformazione sociale, ma allo stesso tempo sono colpiti in modo sproporzionato da povertà e disuguaglianze e incontrano significativi ostacoli nell’accesso a un’educazione di qualità e a opportunità di lavoro dignitose.
In quanto principali destinatari dei sistemi educativi, il coinvolgimento attivo di studenti e giovani nella co-creazione dell’educazione è fondamentale per garantire che le politiche educative restino pertinenti, inclusivi e capaci di rispondere a società in rapido cambiamento.
Le evidenze mostrano tuttavia che questo riconoscimento fatica a tradursi in pratiche istituzionali concrete. Anche laddove i consigli studenteschi sono previsti per legge, essi sono confinati a ruoli consultivi o a decisioni marginali, senza reale incidenza sulla governance dei sistemi educativi.
LO STATO ATTUALE DELL’EDUCAZIONE: UNA CRISI DI QUALITÀ ED EQUITÀ
I dati più recenti mostrano che la crisi educativa globale non riguarda più soltanto l’accesso all’istruzione, ma sempre più la qualità dell’apprendimento e l’equità dei sistemi educativi. Il Sustainable Development Goals Report 2025 mostra che il mondo è ancora lontano dal raggiungimento dell’Obiettivo 4 entro il 2030.
Oggi, 272 milioni di bambini e giovani restano esclusi dall’istruzione, con un divario drammatico tra i Paesi a basso reddito, (36% esclusi) e ad alto reddito (3%).
Sul fronte delle competenze, solo il 58% degli studenti della primaria raggiunge la competenza minima in lettura e appena il 44% in matematica. Tra il 2018 e il 2022, in 81 Paesi monitorati, la percentuale di studenti competenti al termine della secondaria inferiore è diminuita di 15 punti percentuali in matematica e di 10 punti in lettura, compromettendo il ruolo dell’istruzione come motore di mobilità sociale e sviluppo umano.
Le carenze infrastrutturali restano profonde. Anche dove l’accesso a Internet è diffuso persistono importanti lacune nelle competenze. Infine permane un marcato divario di genere. Sebbene le ragazze superino i ragazzi nel completamento degli studi di 2-3 punti percentuali a ogni livello, le donne rappresentano ancora il 63% dei 754 milioni di adulti analfabeti nel mondo. Tra i giovani dai 15 ai 24 anni, inoltre, le ragazze continuano ad avere tassi di partecipazione formativa inferiori rispetto ai coetanei maschi.
Per rilanciare l’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030 – afferma l’Onu – è indispensabile investire nell’educazione della prima infanzia, garantire legalmente un’istruzione gratuita e obbligatoria e abbattere le barriere legate a reddito, genere e contesto geografico. Ma soprattutto, diventa sempre più evidente che non basta “dare voce” ai giovani: è necessario riconoscerli come attori centrali e partner reali nella co-progettazione dei sistemi educativi del futuro.
Mattarella: educazione motore di crescita
“L’educazione – ha affermato il ptesidente della Repubblica Sergio Mattarella in una dichiarazione diffusa oggi – ha rappresentato nella vicenda umana un formidabile motore di crescita e trasformazione, contribuendo in maniera determinante all’affermarsi della dignità delle persone e dei loro diritti. In un contesto segnato da profondi cambiamenti, l’educazione è chiamata a rinnovarsi per poter continuare a corrispondere alla sua funzione di strumento diretto a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La Giornata Internazionale dell’Educazione 2026, promossa dalle Nazioni Unite, riconosce e valorizza il ruolo dei giovani quali co-creatori di sistemi educativi moderni e inclusivi, in grado di rispondere alle loro aspirazioni e fornire loro, accanto a strumenti di comprensione della realtà, le competenze per agire concretamente e diventare protagonisti nella società. L’educazione è un diritto umano fondamentale e un bene pubblico, leva essenziale per realizzare società coese, partecipative e democratiche. Una forza che ci rende liberi di pensare, agire, vivere».
Indire: educazione è responsabilità pubblica
L’educazione non è un “settore” fra gli altri, afferma Indire, l’Istituto di documentazione del Ministero dell’Istruzione, ma una leva decisiva per pace e sviluppo, un diritto umano e una responsabilità pubblica.
Questa giornata nasce per ricordarci che senza educazione, di base e permanente, le società diventano più fragili: più disuguaglianza, meno mobilità sociale, più vulnerabilità (anche digitale), meno partecipazione democratica.
I dati: laureati, diplomati, divari territoriali. E un obiettivo europeo che ci sfida
Indire riprende i dati richiamati da Openpolis e Eurostat: nel 2024 l’Italia è penultima in UE per quota di 25-34enni con titolo terziario (circa 32%; 31,6% nella serie Eurostat citata), davanti solo alla Romania. Eurostat ricorda che, in media UE, nel 2024 l’84,3% dei 20-24enni ha almeno un titolo di scuola secondaria superiore: è un indicatore “di base”, perché senza quella soglia si restringono lavoro, formazione, partecipazione. C’è poi la zona più delicata: quella di chi resta fuori da lavoro e formazione (NEET). Per l’Italia, il dato più recente disponibile in questa serie viene riportato a 15,2% (15-29 anni, 2024). È qui che la Giornata dell’educazione smette di essere celebrazione e diventa responsabilità: orientamento, seconde opportunità, servizi territoriali, e soprattutto percorsi che tengano insieme apprendimento e vita reale (cura, lavoro povero, fragilità, migrazioni, salute mentale).
“Se i dati ci dicono che siamo lontani dagli obiettivi su laureati e che i NEET restano alti, e se le migrazioni qualificate ci segnalano un problema strutturale di opportunità, allora la risposta non può essere una sola riforma o un solo finanziamento – afferma Indire – Serve un patto di apprendimento permanente: fondamentali solidi (competenze di base, alfabetizzazione e numeracy), passerelle tra istruzione, formazione, lavoro e vita, servizi territoriali che accompagnino davvero, mobilità europea inclusiva come moltiplicatore, e una governance che tenga insieme scuola, università, CPIA, terzo settore, imprese, enti locali”.
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