Palermo nel ricordo di Mario Francese, ucciso dalla mafia 47 anni fa

A 47 anni dall’omicidio di Mario Francese, cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia, ucciso a colpi di pistola dalla mafia mentre stava tornando a casa, il 26 gennaio 1979, mentre stava tornando a casa, Palermo lo ricorda stamane in viale Campania, nel luogo dell’agguato, per iniziativa del Gruppo Cronisti di Assostampa.

«Per tanto tempo mio padre non è stato ricordato da questa città – ha detto il figlio di Francese, Giulio – Ma incontravo per la strada diverse persone che ne portavano memoria. Di mio padre mi piace ricordare il suo senso del dovere e la passione per il suo mestiere. Insieme a lui oggi ricordo moralmente tutti quegli innocenti che hanno perso la vita perché credevano in quello che facevano. Oggi a Palermo torniamo a respirare un’aria che ci preoccupa, ma insieme dobbiamo dire che indietro non si torna». Tra i presenti il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, il segretario regionale dell’Assostampa Sicilia Giuseppe Rizzuto, il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Concetto Mannisi, il presidente dell’Inpgi Roberto Ginex, il prefetto Massimo Mariani, il vicesindaco Giampiero Cannella, l’assessore Maurizio Carta, il presidente della corte d’Appello Matteo Frasca, il direttore del Giornale di Sicilia, Marco Romano e alcuni studenti delle scuole Nicolò Garzilli e Guglielmo Marconi.

Le sue inchieste

Mario Francese aveva 54 anni, quando venne ucciso e le sue inchieste giornalistiche furono, come sottolinea la sentenza di condanna di appello oltre che per Bagarella, per Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Raffaele Ganci e Francesco Madonia: «Il movente dell’omicidio Francese è sicuramente ricollegabile allo straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un’approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni ’70».

Al Giornale di Sicilia fu l’unico ad intervistare la moglie di Riina

La storia professionale di Francese inizia come telescriventista, per poi diventare, da giornalista collaboratore del quotidiano La Sicilia e dopo aver lavorato per dieci anni all’ufficio stampa della Regione siciliana, decise di licenziarsi per dedicarsi a tempo pieno al Giornale di Sicilia, dove da cronista di giudiziaria scrisse pagine storiche sul fenomeno mafioso, come quelli, per citarne alcune, sulla strage di Ciaculli, del processo ai Corleonesi e fu l’unico ad intervistare la moglie di Riina, Antonietta Bagarella.

La tesi dell’omicidio di mafia per Cosimo Cristina

Francese sostenne con forza la tesi dell’omicidio di mafia per Cosimo Cristina, il primo giornalista ucciso in Italia nel maggio del 1960 a Termini Imerese. Indaga, va a fondo ai fatti di mafia sul territorio, mette nero su bianco i nomi sul Giornale di Sicilia, espone all’opinione pubblica i collegamenti tra i fatti, non facendo mai un passo indietro.

Assostampa: “Francese, un cronista di razza sempre vivo”

La sua tempra di cronista di razza, la forza delle sue inchieste, il suo desiderio di contribuire a svelare ogni verità e il suo impegno civile contro Cosa nostra, afferma Assostampa, «lo rendono sempre vivo e oggi più che mai attuale per il suo modo di vivere la professione e necessario da ricordare».

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